Il giardino di Palazzo Scroffa

Un angolo di paradiso, dove un angelo dipinge

1 GIUGNO 2017,
Giardino Palazzo Scroffa, entrata fiorita. Foto di Simonetta Sandri
Giardino Palazzo Scroffa, entrata fiorita. Foto di Simonetta Sandri

Ferrara è un comune italiano di circa 134.000 (350.000 se si considera l’intera provincia), situata nella zona del delta del fiume Po, il cui centro storico è a circa 6 km a sud del ramo principale del fiume, mentre il Po di Volano, un ramo meridionale dello stesso delta, delimita la città medioevale con la sua cinta muraria, separandola dall'ancor più antico borgo di San Giorgio. La città è erede di un importante patrimonio culturale del Rinascimento, epoca in cui era capitale di un ducato indipendente sotto la signoria degli Este e si era sviluppata in un centro artistico di livello europeo, ospitando personalità come i poeti Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, gli scienziati Niccolò Copernico e Paracelso, gli artisti Andrea Mantegna e Tiziano, i letterati Giovanni Pico della Mirandola e Pietro Bembo. L’Unesco le conferisce il titolo di patrimonio mondiale dell'umanità nel 1995, come città del Rinascimento e, nel 1999, un ulteriore riconoscimento per il delta del Po e le delizie estensi.

Passeggiando per le vie e i vicoli medievali si possono ammirare mille meraviglie, fra queste molti giardini ben curati, colorati e profumati. Angoli di pace dove si respira ancora il tempo della libertà e della fantasia. Tra queste strade e vicoletti spunta curioso e vivace, nella sua colorata e curata meraviglia, Palazzo Scroffa, struttura rinascimentale restaurata senza però perdere la sua bellezza originale. Pochi conoscono questo luogo, molti ferraresi stessi ne ignorano l’esistenza, anche perché dimora privata aperta al pubblico in alcune occasioni speciali e particolari. La notorietà di questo luogo è però aumentata negli ultimi tempi grazie, principalmente, a due eventi annuali: i Giardini estensi e l’apertura straordinaria di giardini privati organizzata da Interno verde.

Affacciato sulla centralissima via Terranuova, Palazzo Scroffa ospita, appunto, un bellissimo giardino, oasi di pace e colori nel pieno centro cittadino. Edificato fra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500, come testimonia l’iscrizione di Giovanni Bellaja, datata 2 agosto 1503, rinvenuta nel sottotetto dell’edificio durante i lavori di ristrutturazione resisi necessari dal terremoto del 2012, il Palazzo si estendeva da via Terranuova a via Vecchie, includendo abitazioni e scuderie. A metà del ‘600, parte del complesso fu acquistato dal conte Giuseppe Scroffa, trasferitosi da Vicenza. Alcuni studiosi di araldica ritengono che la famiglia derivasse dallo stesso ceppo degli Scrovegni di Padova. Quello che è certo è che un ramo di essa si trasferì a Ferrara nel XVII secolo, e qui, l’8 maggio 1677, un conte Giuseppe, con deliberazione del magistrato decemvirale, ottenne la cittadinanza ferrarese. Agli inizi del ‘900, la famiglia Scroffa divenne proprietaria dell’intero stabile di via Terranuova e ridisegnò il giardino nella configurazione attuale. Lo abbiamo visitato qualche tempo fa, in occasione di un’apertura straordinaria per una mostra di quadri di Ludovica Scroffa, una dei fortunati proprietari di questa meraviglia. Inaspettato e intenso.

Qui si possono ammirare fiori rari e piante secolari, come il maestoso Gingkobiloba e il folto Cercis Siliquastrum (o albero di Giuda), dal diametro di oltre 4 metri e dai fiori color rosa vivace, oltre che piante di ogni tipo. Un autentico hortus conclusus di stampo rinascimentale fatto di rose, iris, glicini, sicomori, peonie, agapanti, nasturzi, tulipani, camelie, plumbago, orchidee e gardenie. Tinte di ogni tipo si rincorrono, quasi giocando a nascondino.

In questo posto magico, ho incontrato Francesco e Ludovica, gentili e disponibili, come solo le persone dal cuore generoso sanno essere. Francesco cura personalmente e amorevolmente questo giardino, che lui stesso definisce il giardino segreto. E questo mi fa tornare alla memoria uno dei miei libri preferiti, l’omonimo racconto di Frances Hodgson Burnett. Come non innamorarsi subito di questo posto… Ludovica, invece, che vive tra Ferrara e la Toscana, dipinge fin da piccola, quando, in famiglia, aveva iniziato a riprodurre la natura della campagna toscana. Nel tono della sua voce e nei suoi occhi, ho percepito la forza di quei colori e di quei ricordi. Me la sono immaginata giovane, bella, serena e tenace, intenta a dipingere i suoi fiori con la leggerezza dei suoi pensieri e il vento fra i lunghi capelli chiari. L’ho vista correre fra le colline sinuose, alla ricerca di un fiore prezioso da pressare per riprodurlo fedelmente qualche settimana dopo. Sì, perché la tecnica dell’artista, oggi, parte proprio dalle foglie e dai fiori pressati, colorati nella parte posteriore e appoggiati delicatamente sulla tela, per lasciare un’impronta reale ma arricchita da una fantasia molto personale. Quasi una traccia leggera che vuole lasciare un ricordo di sé che può, però, variare le sensazioni dello spettatore, perché lui saprà cogliere le proprie sfumature e tracce, quelle a lui più congeniali.

Quando si varca la soglia dell’imponente e maestoso portone di Palazzo Scroffa, si è affascinati da colonne, antichi porticati e lanterne che accolgono il visitatore e lo introducono in un mondo incantato e ricamato di merletti. L’esplosione di colori è immediata, colpisce subito il violetto, il pulsare del rosa e gli alberi imponenti che guidano verso un angolo nascosto. La magia degli archi avvolge, quasi in un tenero ed affettuoso abbraccio. Rose rosse ci attraggono, vicino ad esse piantine di pomodori fanno capolino, quasi a volerci dire che il rosso è sempre rosso, poco importa da dove arriva. Meravigliosa intuizione. Natura pura che entra nelle case, nei pensieri, nei sogni, nelle curve di pennellate delicate che disegnano ombre di passate storie felici. Un’ispirazione dal sapore magico che arriva a chiunque voglia entrare in quella magnifica favola.

Su un tavolino di una delle sale interne che si affacciano incuriosite sul giardino, vi è un libro per lasciare firme, appunti, pensieri e commenti. Mi sono permessa di annotare una sola cosa: “Un angolo di paradiso, dove un angelo dipinge”. Vedere per credere.