z2o Sara Zanin Gallery è lieta di presentare Dimensioni Variabili, seconda mostra personale in galleria di Beatrice Pediconi, che torna ad esporre in Italia dopo il progetto multimediale 9’/Unlimited presso la Collezione Maramotti di Reggio Emilia (2013) e la seconda mostra personale negli Stati Uniti Alien/Alieno presso la galleria sepiaEYE di New York (2016).

Nella ricerca odierna di Beatrice Pediconi chimica, pittura, fotografia, video ed installazioni si inanellano, si interconnettono, mossi dalla necessità espressiva dell’artista che continuamente approda a nuove esperienze e nuove visioni. La pittura sull’acqua è la tecnica primigenia da cui le altre scaturiscono: pittura mutante o atto performativo dunque?

La polaroid, medium più volte utilizzato nel suo lavoro, è presente in mostra nel nuovo e insolito progetto Dimensioni Variabili che accoglie il visitatore all’ingresso della galleria. Nove libri, realizzati interamente a mano dall’artista, scandiscono il passare del tempo, il tempo di nove mesi necessari a realizzarlo.

La mostra prosegue aprendo lo sguardo a una costellazione di polaroid di grande formato, per giungere nella sala principale della galleria trasformato in uno spazio d’ombra in cui sono installati a terra, per la prima volta, dei lavori inediti e un video di recente produzione in cui è esplicita l’idea del movimento e della permutazione della materia.

La costante dell’intero percorso espositivo dell’artista sono i pigmenti per colori ad olio e, naturalmente, l’acqua, elemento in cui siamo immersi e da cui emergiamo alla nascita, istante in cui l’individuo si orienta esclusivamente per sensazioni e il cui sguardo accoglie un caos di forme.

“(…) Da decenni Pediconi ha intuito che il primo luogo per rompere la maledizione della trasparenza è con il soggetto. Con le normali pellicole trasparenti, aveva catturato i motivi dell’inchiostro nell’acqua, e in questo richiamava i maestri giapponesi del sumi-e. Faceva disegni del nulla. Che cosa era questo spazio fluido, organico nel quale ci invitava ad entrare se non un inconscio ottico, lascito del surrealismo, in cui le categorie di base dell’esperienza possono essere riformate? Non c’era alcuna intenzione di formulare programmi sociali, di promuovere un utopistico “nuovo mondo” . Al contrario queste astrazioni portavano a compimento una sfida personale, una sfida che gli artisti affrontano da secoli: Abbandonare il sonno. Pediconi ha reso opaca la trasparenza e, estendendo il progetto al video, ha cercato di far rivivere il senso primordiale di essere nata nell’acqua. (…)”. (Lyle Rexer, Trasparenza, cecità, acqua, traduzione di Franco Nasi, in Beatrice Pediconi – Something Alien…, 2016, Danilo Montanari Editore)

Beatrice Pediconi vive e lavora a New York. Si è laureata in Architettura presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le recenti mostre personali: Alien/Alieno (Sepia EYE Gallery, New York, 2016), 9”/Unlimited (Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2013), Red(z2o Sara Zanin Gallery, Roma, 2011), Senza Titolo (Galleria Valentina Bonomo, Roma, 2009). Una selezione delle recenti mostre collettive include: L’altro sguardo, fotografe italiane 1965 – 2015 (Triennale di Milano, 2016),Ensemble, quand la Maisonne Européenne de la Photographie collectionne, (Les Rencontres des Arles, France 2015), Plumbing-Sequence VII–Real Time video Biennal (Reykjavik, Iceland, 2015), Untitled 2008 (video installazione), L’altra metà del Cielo, Un percorso al femminile nella collezione del Macro (MACRO, Roma, 2015).