Giulio Turcato. Inventare spazi

13 gen — 14 apr 2017 presso la Galleria Il Ponte a Firenze, Italia

Giulio Turcato, Inventare spazi. Courtesy of Galleria Il Ponte
Giulio Turcato, Inventare spazi. Courtesy of Galleria Il Ponte
10 GEN 2017

La Galleria Il Ponte e la Galleria Milano di Milano in collaborazione con Paola De Angelis presentano una mostra dedicata a Giulio Turcato (Mantova, 1912 – Roma, 1995), pittore instancabile, considerato tra i maggiori esponenti dell’astrattismo e dell’informale italiano. Tra i promotori dell'Art Club (1945) e di Forma I (1947), del Fronte Nuovo delle arti, del Gruppo degli Otto (1950) e di Continuità (1960), Turcato nel corso della sua lunga e ricca carriera ha vantato numerosissime mostre nelle maggiori istituzioni e gallerie italiane e straniere. Nella personale sono proposti fondamentalmente due cicli di opere: i Tranquillanti, del 1961 e le Superfici lunari, realizzate a partire dal 1964 ed esposte nel 1966 alla Biennale di Venezia. Quasi introdotte dalle due Superfici malate del 1957 e 1961, con le loro taches sulla superficie monocroma, mentre nella lounge room vengono presentate la scultura La porta del 1973, cinque opere su carta del 1961 e Ricordo di New York del 1963.

Le composizioni con Tranquillanti, quando nel 1961 fanno la loro prima apparizione alla Galleria Il Canale di Venezia, destano scalpore. Si tratta di pittura e collage di pastiglie di tranquillanti su tela. I medicinali creano un elemento di interpunzione spaziale che pare una galassia, un luogo onirico riportato però alla sua verità dall’inclusione di oggetti d’uso quotidiano, da intendersi come “sintomo di quella straordinaria capacità [di Turcato] di vivere il proprio tempo nella quotidianità degli incontri, dell’essere artista in mezzo ad altri, che si riflette (…) anche nella realizzazione stessa del dipinto” (W. Guadagnini nel catalogo della mostra).

Le Superfici lunari, presentate nel 1966 alla Biennale, affermano definitivamente l’originalità dell’autore, affascinato dalla conquista dello spazio e dal suo mito. Pittura ad olio e tecnica mista sono stesi su una superficie di gommapiuma, scelta audace che l’artista ha giustificato così: “uso la gomma perché il suo crostone scabroso è pieno di avvenimenti nuovi e di meraviglia. Del resto altre volte ho usato il catrame e altre materie, nonché i tranquillanti. La mia ricerca stilistica è orientata verso un nuovo colore, partendo dal principio che il marrone e l’amaranto sono due colori al di fuori dello spettro” (G. Turcato, Sulle “Superfici lunari”, in G. De Marchis, Turcato, Prearo, Milano 1971).

Quello di Turcato è un lavoro per puro colore, che la luce fa brillare nella sua umile, affascinante realtà. La superficie diventa così luogo di costellazioni e immaginarie mappature astronomiche che ci ricordano che la bellezza risiede negli oggetti quotidiani e nella semplice materia, seppur scabra e testimone degli individuali tormenti.