Per te ci sarò sempre

In nome dell'onestà

Il contatto
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10 FEB 2017
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«Norman, ti va se metto un po’ di musica? È stata una bella serata ma forse un po’ troppo piena di gente, anche se, devo dire, abbiamo riso un sacco. Se ripenso alla storia che ha raccontato Pippo, lo strano rapporto tra suo padre e sua madre. Che tipi, come devono essere complicati! Però, trent’anni insieme, ci pensi? Incredibile. Per come lui raccontava la loro storia avevamo tutti le lacrime agli occhi dal ridere. Sono simpatici vero? A Natale se ti va potremmo andare in Langa con loro a trovare Giorgia e Federico, che ne dici, potresti portare anche il bambino, a me farebbe piacere». Norman pare concentrato nel poggiare un vinile sul piatto. «Vieni qui caro, siediti vicino a me» dice Giulia sottolineando l'invito con due colpetti accanto a sé, poi dopo una pausa: «dormi qui stanotte?».

La musica riempie la stanza, Norman si avvicina a Giulia che gli sorride e muove il corpo accennando il ritmo di un mambo. Seria come sempre la voce di Norman attraversa le note. «Ti lascio Giulia. Mi spiace ma d'altronde ti ho sempre detto che ero in cerca di una donna della quale innamorarmi e con te purtroppo non è successo e non mi pare più onesto continuare questa storia». «Scusa? Fammi capire, cosa stai dicendo?». «Niente, sto dicendo che non ti amo, purtroppo non sono riuscito a innamorarmi di te, tutto qui. D'altronde lo sapevi, sono sempre stato onesto con te, te l’ho sempre detto». «E hai impiegato due anni e mezzo ad accorgertene Comportandoti come... non so come ti comportavi, dimmelo tu, come un fidanzato? Per lo meno è questo che vedevo io Norman ma stai scherzando o cosa? Ieri notte chi eri quando dopo aver fatto l’amore ti sei rannicchiato accanto a me dicendomi che stavi bene nel mio grembo, mi sai dire chi eri ? Cosa cazzo eri?». «Affetto Giulia, solo affetto e mi pare fosse chiaro, anzi, chiarissimo. Per cui questo tuo alzare la voce non lo capisco e vista la reazione e il linguaggio devo dirti, sinceramente che pensavo tu fossi più intelligente». «L’intelligenza caro Norman fa parte del mio pacchetto vita e non sicuramente del tuo ma adesso questa intelligenza deve aiutarmi capire chi sei se no rischio di dare i numeri». «Scusa sai ma io non ti ho mai illusa, la mia onestà direi che non può essere messa in discussione è quindi inutile che tu cerchi di crearmi sensi di colpa. Capisco la tua reazione e mi dispiace, credimi ma la reazione mi pare veramente un po' eccessiva, comunque la mia decisione è presa e irrevocabile e sappi che lo faccio soprattutto per te Giulia, non voglio farti soffrire, almeno questo lo capisci? Mi mancherai ma lasciarti lo ritengo un dovere nei tuoi confronti e se permetti, anche nei miei e adesso scusami cara ma devo tornare a casa, il bambino è con me stanotte e adesso con la babysitter. Si è fatto tardi, addio Giulia, buona notte».

La bocca è rimasta aperta e i polmoni sembrano non voler riprendere il loro lavoro, il ghiaccio ha ricoperto tutto mentre il cervello stupidamente ripete una cantilena: “Niente, sto dicendo che non ti amo, purtroppo non sono riuscito a innamorarmi di te, ti ho sempre detto che ero in cerca di una donna, non mi pare più onesto continuare questa storia... ti credevo più intelligente...”.

La stanza torna illuminata, la musica riprende a diffondere le sue note e io guardo la porta rimasta aperta, solo accostata. Norman non l’ha chiusa. No, non devo pensare che l’ha fatto per darmi una speranza. Dio mio, non riesco a crederci, nessun segnale prima di poco fa, possibile che io non me ne sia accorta? Stasera, stasera ero proprio felice perché finalmente mi ha abbracciata di fronte a tutti, lui, di solito così riservato e sempre un po’ sulle sue "non amo mostrare i miei sentimenti" mi ha detto una volta, beh! Tranne a letto però. Come mi piace far l'amore con lui. Marcella, come faccio a dirle che Norman mi ha mollata in questo modo? Dirlo a lei che è sempre stata contraria a questa storia. Norman non le piaceva ma è normale pensavo io, è mia figlia e anche se il padre non era un granché, lei gli vuole bene e un altro uomo nella mia vita non ce lo ha mai voluto, è normale.

Sarà anche normale ma intanto io per lui sono andata contro mia figlia. Erano sedici anni che non avevo un uomo, dopo suo padre nessuno più. Suo padre. Me ne sono andata quando mi ha picchiata, mica forte, uno schiaffo ma è bastato e adesso uno schiaffo l’ho preso, direttamente sul cuore. Non so cosa fare, mi si sta rompendo il cuore e non ho il coraggio di parlarne con nessuno, come faccio? La vergogna mi uccide. Mi chiedo come ho fatto a non accorgermi di niente? Ero cieca sorda e felice. “...niente, sto dicendo che ti lascio”.

Ma come niente? Ma come ti lascio. È la fine e per te non è niente? Chi diavolo eri mentre ero cieca e dov’ero io? In che pianeta volavo se non ho capito niente? “Ma d'altronde lo sapevi...”. Io lo sapevo? Non sapevo niente io, sapevo che tu ogni tanto saltavi fuori con un “guarda che non ti amo” ma lo dicevi in certi momenti e in un modo che era come se lo dicessi per un gioco d’amore, non una verità ripetuta e poi subito dopo mi sorridevi ed eri dolce nel dirlo e io, stupida, mi perdevo in quei tuoi occhi di bambino, già perché non è che ti piazzavi davanti a me come un uomo e mi dicevi “guarda Giulia che io non ti amo, se non ti va più questo rapporto dimmelo, sono fatto così, non sono innamorato di te ma mi piace scoparti”. Ecco, così l’avrei capito, sarebbe stato chiaro ma tu no, tu mi hai portato tuo figlio, un bimbetto. Credevo, non lo avresti mai portato da quella che consideravi solo un'amante, per questo mi sono sentita qualcosa di più, che senso aveva se no? “Sono sempre stato onesto...”.

L’onestà, l’onestà ma dov’è l’onestà in questa storia? Come fai a parlarmi di onestà tu che mi hai tradita rubando un senso alla mia vita, un senso bada bene non il senso perché la mia vita il senso ce l’ha anche senza di te ma il senso dell’essere stata con te me lo hai rubato ed è assolutamente ovvio che non è perché non ti vedrò più ma perché trenta mesi della mia vita con te, di colpo mi son sembrati buttati via. “ ...Te l’ho sempre detto” sì, certo, mi hai sempre detto tutto ma lo dicevi lasciando aperte le porte, come hai fatto adesso. Comunque è vero, io con te ero serena anche se dentro avevo paura, sapevo che prima o poi ti avrei perso, l’avevo messo in conto ma quella paura l’avevo cacciata bene in fondo al cuore pronta a farla saltar fuori al momento giusto ed ecco qua, il momento è arrivato e io non mi sento preparata. “...ciao, mi spiace davvero, buonanotte Giulia...” .

Devo dormire, Dio mio che dolore, credo che morirò nel sonno. Che stupida, domani devo per forza andare in ufficio, non posso proprio stare a casa. Domani in ufficio ho un incontro troppo importante, combinato da mesi. Venticinque gocce di valium. È mattino e sono qui al bar, come sempre prima di andare in ufficio, stordita e impastata, con un peso enorme sul petto e voglia di vomitare. «Un tè, col limone, si grazie Gianni, scusami ero soprapensiero, no, oggi niente brioche, ho lo stomaco chiuso». “...Niente, sto dicendo che ti lascio, purtroppo non sono riuscito a innamorarmi di te, tutto qui”.Tutto qui? Ma come hai potuto, come ti sei permesso! Non devo pensarci, accidenti, accidenti, oggi sto peggio di questa notte. Bevendo il tè ho le lacrime agli occhi, fingo di soffiarmi il naso poi alzo lo sguardo e... «Norman! Cosa ci fai qui?» «Eccoci qua cara, siamo passati a salutarti, partiamo nel pomeriggio, andiamo in montagna per una decina di giorni per le vacanze di Natale. Come stai Giulia, hai dormito bene? Mi spiace per come è andata tra noi ma siamo adulti e credimi, è stato meglio così. Ci vediamo quando torno? Magari per una cena?». «No». «Beh, dal tono direi che l'hai presa male, mi spiace, magari più avanti. Che dirti Giulia volevamo solo farti gli auguri. Piccolino, saluta la zia Giulia. Ciao ciao Giulia, ciao ciao. Tanti auguri e... mi raccomando, se vuoi parlare... chiamami. Quando vuoi, io per te ci sarò sempre».