Ricordo di Renato Borelli

Un sindaco con spirito di servizio disinteressato

25 MAGGIO 2017,
Palazzo comunale, Galleria dal soffitto a botte (part.)
Palazzo comunale, Galleria dal soffitto a botte (part.)

A mezzo secolo di distanza dai fatti che oggi narro, è una grande emozione parlare degli episodi di una grande vita municipale che ormai è quella che è, immodificabile e storicizzata: la ruota del destino di una comunità non ha retromarce! E scrivo ancora, memore della testimonianza che mi fu chiesta, nel 1999, dalla moglie:

Gent.mo dott. Vicario, come da accordi presi per telefono le mando copia della delibera del Consiglio Comunale straordinario di Monterotondo tenutasi il 26/11/’94, la nota biografica e altri scritti su mio marito. Scusi il disturbo che le arreco e se mi sono permessa di chiederle una testimonianza. Vi conoscevate molto bene e so quanta stima c’era tra Lei, il Prof. Federico Zeri e Renato.
Le testimonianze, assieme a scritti e fotografie che sono riuscita a raccogliere, serviranno ad allestire una mostra in ricordo di mio marito nei locali del comune di Monterotondo.
Sono passati più di quattro anni da quando Renato mi ha lasciata e non so rassegnarmi alla sua mancanza, era la mia guida, il mio punto di riferimento. Ho tanti ricordi, il suo amore per la famiglia, per la scuola, le lotte sindacali e come educare i nostri figli all’onestà e renderli entusiasti dei veri valori della vita.
Mi scusi se mi sono lasciata andare a questo momento di tristezza. Mi sento confortata a vedere quante persone ricordano con stima e affetto il mio compagno e il suo nome che verrà dato ad una scuola che lui tanto amava. Grazie ancora e un saluto affettuoso a Lei e alla Sua famiglia, Valeria Borelli.
Roma, 29/1/1999.

Il mio rapporto con il prof. Borelli all'inizio non fu facile: notoriamente io non mi riconoscevo nella corrente di pensiero da sempre dominante nel territorio. Ma il contatto, e la successiva simpatia, venne quasi come fatto naturale. Redigevo in quel 1969 il volume, poi edito, con il titolo Monterotondo in Sabina [1]. Numerosi scambi di idee ci persuasero che erano di più le cose che ci univano rispetto a quelle che ci separavano; e così, poco alla volta, ci trovammo, con molta discrezione e senza squilli di trombe, a collaborare per i successivi nove anni. La nostra amicizia si rafforzò soprattutto quando comprendemmo reciprocamente che ci univa lo spirito di servizio, disinteressato, pulito, in un momento nel quale i destini della Nazione – dogmatizzati in Monterotondo - si intorbidavano in spinte settarie che poco avevano da spartire con l’ideologia.

Dopo i primi contatti, aggiornai anche il prof. Zeri [2] della disponibilità al dialogo mostrata dal sindaco. Intanto era già stato distribuito il mio volume e mi resi conto che, almeno lui, era stato particolarmente e favorevolmente colpito dal mio impegno: mi diceva che stimava un lavoro scritto da un medico dedito ad una professione che non lasciava molti spazi all'umanesimo. Avere scritto un testo per il tempo molto documentato, era opera cosi meritoria da essere degna di ogni attenzione. Fu cosi che la prese a cuore, organizzò la presentazione nell'aula consiliare con una tornata culturale ben pubblicizzata e frequentata e successivamente impegnò pure delle disponibilità di cassa per acquistare alcuni volumi. Quella iniziale nostra collaborazione poi, sempre nella più corretta discrezione, si estese anche al prof. Federico Zeri: tutti e tre andammo a visitare il fatiscente edificio dell’Ospedale vecchio [3]. Zeri fu folgorato dalla bellezza del monumento e diede subito la sua disponibilità ad usare le sue aderenze presso la Soprintendenza ai Monumenti per il recupero del manufatto: "Qui - disse Zeri - l'ideale è creare una biblioteca" [4].

Potrebbe sembrare millanteria quanto vado dicendo; i fatti sono lontani e gli altri due interessati sono ormai nel mondo della luce. Per fortuna sono uno scrupoloso catalogatore! Fra le mie carte ho ritrovato una lettera autografa del prof. Borelli che conferma quanto da me asserito:

Egregio Dottore, ho risposto questa mattina al Presidente dell’Accademia per ordinare le 40 copie della Sua pregiatissima monografia al prezzo convenuto di L. 2.500 la copia.
Colgo inoltre l’occasione per inviarle copia della mia relazione al Bilancio, nella quale sono posti i nostri impegni per la diffusione della cultura, permettendomi di citare la Sua opera.
Rinnovo a Lei e famiglia i migliori auguri di Buona Pasqua, Renato Borelli.
8 aprile 1974.

Ma, di più, ho ritrovato anche la Relazione al bilancio di previsione 1974 del comune di Monterotondo, che Egli mi inviò per conoscenza. Proprio nel capitolo Per la cultura, il tempo libero e lo sport, a conferma indiretta, il relatore Sindaco Borelli scrisse:

(...) Sviluppando questi principi, la Giunta intende incrementare l'intervento pubblico nel settore culturale, creando una nuova struttura, di cui una comunità in crescita sociale e civile, come quella di Monterotondo ha assoluta necessità: la biblioteca comunale (...) Biblioteca che noi proponiamo di collocare all'interno di un contesto territoriale e comunitario che bisogna rivitalizzare: il centro storico.
Per questa ragione abbiamo preventivato (...) il restauro dell'edificio del vecchio Ospedale in Piazza S. Nicola, che può diventare veramente un luogo in cui la vita associativa riscopra la sua effettiva potenzialità (...). Sul centro storico è stata fatta recentemente un'accurata e puntuale indagine da parte dei vigili urbani, strada per strada, località per località. Il quadro che ne è uscito non è esaltante, ed è chiaro che bisogna provvedere al più presto possibile (...).
L'antico Borgo con le sue piazzette, le sue loggette seicentesche, con le porte lavorate in pietra, con fregi e rosette, archi e finestre, "tutte memorie dei Barberini e Grillo (...) va in rovina e lentamente muore" anche perché come tanti centri storici è abbandonato da intere famiglie, come viene rilevato da Salvatore G. Vicario nella sua opera "Monterotondo in Sabina" (...).

Rimanemmo vicini per tanti anni, e ancora più collaboranti, dopo che nel marzo del 1974 la giunta comunale di Mentana votò a maggioranza una delle sue più sprovvedute delibere: Zeri ed io fummo defenestrati dall’impegno culturale nel quale ci eravamo incamminati. Accadde infatti che nel 1972, in seguito a una fiammata di entusiasmo e di stimoli del Professore e miei, si era arrivati alla costituzione del Comitato per la salvaguardia delle antichità e dei paesaggi di Mentana [5] e avevamo ottenuta, per lo svolgimento di tale attività, la concessione di una stanza nel cosiddetto “palazzo Crescenzi”. Però tutto il 1973 trascorse in un inutile dialogo tra sordi, tanto che il 12 gennaio 1974 decidemmo di rende di pubblico dominio gli impegni e i programmi sottoscritti mediante un articolo a stampa [6]. Tutta questa storia finì un lontano mattino di marzo 1974: recatomi al palazzo Crescenzi per un’altro tentativo di sensibilizzazione, provai invano a inserire la chiave nella toppa. Era stata sostituita la serratura.

Per Monterotondo fu una vera fortuna! In quel momento si cominciava a programmare quell'opera monumentale che vide la luce sei anni dopo: la Storia dell'arte italiana edita dalla Giulio Einaudi. Fu così che Renato Borelli fece "tris": non fu più Mentana - il comune nel quale Zeri ed io abitavamo - a entrare nel novero dei dodici centri minori prescelti come rappresentativi di certe realtà comunali, bensì Monterotondo [7]. Questa terza, importante realizzazione della nostra collaborazione però il prof. Renato Borelli la visse solo da spettatore poiché nel 1979 Egli aveva lasciato la poltrona di Sindaco: i giovani avevano premuto e come accade sempre, preso il possesso della scranna, avevano messo in soffitta i vestiti e gli arredi usati!
Si chiuse, con quel cambio di guardia, un'epoca di collaborazione proficua della quale oggi qui ho voluto ricordarne un tassello [8] .

Note:
[1] Vicario, Monterotondo in Sabina, Roma 1970.
[2] Federico Zeri, un gigante del XX secolo
[3] Voglio qui ricordare un benemerito di Monterotondo, Arcangelo Federici, che il 25 settembre 1854 con rogito notarile Frosi dotò l’Ospedale vecchio di ben 12 mila scudi e completò l’atto di munificenza il 9 aprile 1856 nominando con testamento olografo l’Ospedale medesimo suo erede universale. Cfr. i termini della donazione in Vicario, Monterotondo, cit., pp. 235-238.
[4] E biblioteca fu! La biblioteca porta il nome di “Paolo Angelani”, pittore e ex Sindaco di Monterotondo, tragicamente scomparso nel 1971. L'edificio che la ospita, come auspicato dal prof. Zeri, è l'Ospedale vecchio di Monterotondo che si sviluppa su tre piani.
[5] Vicario, 19 febbraio 1989, ore 18..., “Fascina”, Monterotondo 1990, pp.59-64.
[6] Id., ] Si vuole ancora in vita il Comitato per la salvaguardia delle antichità e dei paesaggi?], Il Tempo, ed. prov. di Roma, 12 genn. 1974, p. 10.
[7] Pier Nicola Pagliara, Monterotondo, “Inchieste sui centri minori”, Storia dell’arte italiana, vol. 8, Torino 1980, pp. 233-278.
[8] All’inaugurazione della Biblioteca, insediata nel restaurato Ospedale vecchio con annessa l’antica cappella di S. Nicola, né il prof. Zeri né lo scrivente fummo invitati.