Solo parole

Dio è lei

7 GIUGNO 2017,
Dio è lei
Dio è lei

Sono sempre più convinto d’essere in ritardo sul genio di Rimbaud, ispirazione e maestro. A sedici anni aveva scritto tutto quello che aveva da scrivere e ricevuto l’illuminazione che fosse meglio spendere l’esistenza nel perdere una gamba in Africa piuttosto che dedicarsi a qualcosa di futile come la letteratura. Meglio tardi che mai, non credo scriverò più.

Nel frattempo però quel ch’è fatto è fatto e qualche opera compiuta mio malgrado esiste. L’ho compiuta in preda a ispirazione, demoni, dolore, amore. So dal freddo glaciale del dato statistico di avere un buon numero di lettrici e lettori. Mi dà sollievo pensare che ci sia qualcuno che apprezza, sorride, mi segue e magari s’emoziona. In generale sono felice che ci sia ancora umanità dedita alla lettura, perché è rara. Scrivono tutti non legge nessuno, nessuno ascolta parlano tutti. Sono afflitto dall’ennesimo incontro con vicissitudini abortive e autolesioniste, stracolmo di benzodiazepine come un candelotto di dinamite, basterebbero sei tequila. Non le berrò, è inutile, come tutto il resto, inutile come dormire ogni notte al fianco della donna più bella del mondo e carezzarla, toccarla, stuzzicarla, senza ottenere una reazione.

Le mie lettrici della prima ora, i lettori, ricorderanno con piacere i racconti relativi a quello slancio creativo indotto d’amore che mi colse l’anno scorso. Si concluse tutto in una coltre di nebbia spessa come i guard-rail di montagna, quelli che salvano la vita solo se non prendi una rincorsa consapevole e decisa. Ne vennero fuori due pezzi che piacquero, parlavano di una donna bellissima e irraggiungibile che ho raggiunto per il breve istante di procurarmi l’ennesima ferita insanabile… Quello che non sapete, mie cari lettrici, miei cari lettori, è che per tutto il tempo in cui frequentai quella donna straordinaria le scrissi quotidianamente poesie e poesie… Poesie belle. Si tratta di una silloge ripartita in sezioni via via più passionali, un percorso da candela, fuoco che brucia e consuma, luce fioca nel buio di un tunnel che illumina per un istante il dolore tenebroso e inguaribile che mi porto dentro mentre tutto è lutto. Poi si spegne, come tutto. Resta il buio. Poesie estatiche, poesie d’amore, di passione, erotiche, ribelli. Una bella prefazione e una postfazione altrettanto esaltante scritte da due finissimi intellettuali. Chiude la silloge una corona di sonetti.

Le scrissi un sonetto una sera, mi disse “adoro i sonetti”. Gliene scrissi una corona in un giorno e mezzo. Un sonetto è composto da due quartine e due terzine, si scrive un magistrale, il sonetto che lega la corona, poi un sonetto che comincia dal primo verso del magistrale e si chiude col secondo, poi uno che comincia dal secondo verso del magistrale e si chiude col terzo e così via, fino a scrivere il sonetto che comincia con l’ultimo verso del magistrale e si chiude col primo. Il tutto seguendo uno schema metrico e di rima. È un tipo di poesia che dopo il medioevo, che io sappia, abbiamo messo in pratica io e un’altrettanto folle poetessa straniera. È un momento buio, non accadrà nulla a quest’opera, non per mezzo di questo concorso… è immortale di per se stessa perché molto bella, troppo bella, tanto grande è stato l’amore che l’ha ispirata. Non ho velleità o ambizioni, sono più interessato a perdere una gamba in Africa che a continuare a scrivere poesie…

In questo momento posso dirvi che ho abbandonato nella cartella magica del mio computer quattro diversi progetti strabilianti per il mero gusto di privare il mondo e me stesso della dimostrazione che non ha vinto. Voglio che il mondo pensi di aver vinto, voglio che l’ordine portato dall’amore in versi sia sconquassato dall’entropia della catena alimentare e che siano i finanzieri e i contabili a disporre come meglio credono della bellezza cieca di cui non posso fare a meno e che li ignorerà sempre. Ho bisogno d’amare.

Ho un sacco di tempo libero da dedicare a qualcuno che mi proponga di camminare lungo sentieri collinari per migliaia di chilometri, o anche solo di resistere, perché il disprezzato nichilismo sta avendo la meglio. Se foste curiosi cercatemi qui.