L’attesa… gran brutta cosa l’attesa… fuori, nella sala di un ospedale, l’attesa per un qualcosa di bello o di brutto… nella stanza di una scuola, in attesa di un esame… in un teatro, di un attore, che spia da dietro le quinte, in attesa che la sala si riempia e che lo spettacolo inizi…

Così si sentono tutti gli attori prima di una rappresentazione e così sarà per Luca Martella quando il 29 maggio, al Teatro Italia, si esibirà nello spettacolo di cui è anche regista Storie del Signor G… 10 anni dopo. E pensare che c’era il pensiero, spettacolo nel quale sta infondendo tanta energia e per il quale si sta preparando con grande concentrazione. E sì, perché l’impresa è ardua, non è facile interpretare Giorgio Gaber, anzi, il Teatro-Canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. E presenti in sala ci saranno rappresentanti della Fondazione Gaber e dell’Adac di Modena, il cui Presidente Adriano Primo Baldi è anche manager e amico dell’eclettico artista Luporini.

Chi ha avuto la fortuna di vedere l’anteprima lo scorso mese di aprile all’Auditorium del Liceo Volterra di Ciampino, può rendersi conto di quanto Luca Martella si immerga in Gaber, mantenendo però sempre se stesso con canzoni, monologhi, brani tratti da una lunga carriera artistica, e si arriva a un punto tale che non si sa più distinguere un artista dall’altro, cioè dove finisce Gaber e comincia Martella. Merito forse dell’incredibile somiglianza con il personaggio scomparso prematuramente più di dieci anni fa, dell’amore di entrambi per il jazz, della passione per la canzone e il teatro in tutte le sue forme, con la voglia di dare, come era solito fare Gaber, il massimo e dialogare con il pubblico e in particolare con i giovani.

I giovani… un tema ricorrente sia in Giorgio Gaber sia in Luca Martella, i giovani da coinvolgere sui temi politici e sociali, sempre alla ricerca del perché su come va la vita, con i problemi da affrontare, le decisioni da prendere, le difficoltà della quotidianità, ieri come oggi… ecco, qui si sostanzia il messaggio di Martella rendendo attuale il Teatro-Canzone: come Gaber, riporta le perplessità che ci assalgono tutti i giorni, le stesse che i giovani si trovavano ad affrontare in quel delicato periodo degli anni 70/80, e quanto Gaber fece per assecondare quel cambiamento storico, politico, sociale che c’era nell’aria ma che poi non avvenne mai, delusione cocente che portò Gaber (e il suo storico amico Luporini) ad allontanarsi dalla speranza di un mondo migliore.

E oggi Luca Martella prova forse a fare lo stesso coi giovani, sostenendoli nel difficile cammino che li aspetta nella società in cui viviamo, anch’essa piena di incertezze e dubbi, attraverso i suoi appassionati monologhi, le sue perplessità, le canzoni interpretate abbandonando tutto il corpo a una mimica nuova che più che dare loro un’idea della direzione da prendere li rassicura sul fatto che nessuno in realtà sa cosa fare, dove andare e come creare un reale cambiamento…

E con questa grande voglia, Martella ci trasporta con il suo essere Gaber, anzi il Signor G, in due ore di musica e teatro, tra le note della famosa Torpedo Blu (chi non l’ha mai canticchiata magari sotto la doccia?) e poi Lo Shampoo o La Libertà, Io non sono italiano e Io mi chiamo G… e c’è la Band, composta da cinque musicisti d’eccezione (Fabio di Cocco alle tastiere, Max De Lucia alla batteria, Andrea Colella al contrabbasso, Matteo Martella al sax e Giancarlo Martella alla chitarra) che spezzano ogni tanto l’incantesimo – ma in senso positivo – proponendo brani di colonne sonore di cult movie tipo la Love’s Theme di Blade Runner o Un uomo, una donna…

E allora ci abbandoniamo alla magia di uno spettacolo in cui la bravura di un artista, se dapprima si confonde con la mimica e l’atteggiamento di qualcuno che può sembrare voglia imitare, poi si libera piano piano dal personaggio per ritornare ad essere se stesso, con quel suo Signor G che alla fine di Gaber ha tutto e niente “e che non assomiglia a nessuno e forse neanche a se stesso…”

Teatro Italia

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