La mitragliatrice leggera Revelli

Fu italiana la prima arma da fuoco automatica

18 GIUGNO 2016,
Mitragliatrice Vickers in azione (Somme, estate 1916)
Mitragliatrice Vickers in azione (Somme, estate 1916)

Il colonnello Abiel Bethel Revelli di Beaumont brevettò, l’8 aprile 1914, una nuova arma da fuoco automatica portatile per cartucce da pistola. Nel 1915 vennero vagliati i prototipi realizzati dalla OVP, Officine Villar Perosa, che ottennero parere favorevole per l’utilizzo operativo dalla commissione esaminatrice. Maggiore azionista della OVP era Giovanni Agnelli che spinse per la realizzazione della mitragliatrice, date le sue evidenti potenzialità. Infatti, veniva considerato che “la mitragliatrice leggera Revelli avrebbe potuto rendere ottimi servizi sia come arma difensiva sia nelle azioni offensive”, anche se, in effetti, non era perfettamente versatile ancora. Venne montata su aerei, dirigibili, biciclette e motociclette, poi dotata di uno scudo da 26 kg per renderla più affidabile per la fanteria che la utilizzava come mitragliatrice da appoggio. Quindi, al centro del lato superiore dello scudo, venne praticata una tacca di mira per un utilizzo ancora più preciso in fase di puntamento.

Nell’estate del 1915, un accordo tra la Società Metallurgica Bresciana e il Ministero della Guerra, portò alla prima fornitura di 500 unità al mese, subappaltate alla stessa OVP. Gli scudi venivano invece prodotti dall’Ansaldo e dalle Acciaierie di Terni. Dopo esperimenti alla Scuola di Applicazione di Fanteria, e le prime 350 mitragliatrici fornite all’aviazione militare, vennero ordinate 1600 armi in modo che ogni compagnia ne avesse quattro con 60mila cartucce ciascuna; tuttavia già al primo lotto si capì che la fornitura, per impegno di produzione e costi, era impossibile: la fornitura sarebbe stata completata a fine 1916, con l’unica ditta capace di produrre un milione di cartucce al mese situata a Bologna, quando le altre erano impegnate a produrre munizioni di altro tipo. Anche per gli scudi protettivi c’erano problemi di produzione e i primi furono pronti solo nel marzo del 1916. Si scese a chiedere poco meno di 2500 armi con 35mila cartucce ciascuna, fornendo una pistola mitragliatrice a ogni compagnia, quando gli altri eserciti erano molto meglio equipaggiati da tempo. Nell’aprile 1916, 250 pezzi vennero dati ai battaglioni alpini della 1^ e 3^ Armata, prevedendo per ogni arma un servente, un porta scudo e 4 porta caricatori.

L’8 novembre 1916, il capitano Bassi costituì i Reparti d’Assalto che dovevano essere protetti dalle mitragliatrici come spazza-trincee, per favorire gli attacchi di 20-30 Arditi armati di pugnale, moschetto e bombe a mano. L’effetto psicologico della mitragliatrice sul nemico fu devastante. Dopo la disfatta di Caporetto, lo sforzo bellico fu tale che la OVP, appoggiata dalla FIAT, arrivò a produrre oltre 14500 armi con 836 milioni di cartucce, superando di gran lunga i numeri iniziali previsti. Dalla Revelli, la Beretta svilupperà il MAB-18, sempre distribuito agli Arditi, mentre la Scuola Mitraglieri di Brescia elaborò il calcio per renderlo più ergonomico.