1917: la fame in tempo di guerra

Le dure condizioni di vita della popolazione e dei militari

18 MARZO 2017,
Le dure condizioni di vita delle famiglie dei militari al fronte
Le dure condizioni di vita delle famiglie dei militari al fronte

Nell’inverno 1916/17 il blocco sottomarino tedesco creò non pochi problemi per i rifornimenti degli alleati dell’Intesa. Le riserve alimentari europee cominciarono a scarseggiare pericolosamente non soltanto per i militari al fronte, ma anche per la popolazione civile, già provata da oltre 2 anni di sacrifici. Mancava petrolio, poi burro, zucchero, caffè. Già la crisi di produzione del grano del 1915 aveva conseguito, in Italia ma la situazione non era dissimile negli altri Paesi coinvolti nel conflitto, la produzione di un unico tipo di pane, di forma non inferiore al mezzo chilo, con farina abburattata all’80%, il cosiddetto pane di guerra.

Decreti successivi portarono a forme di pane ancora più grosse, intorno ai 700 grammi, che si vendevano rafferme e con surrogati nella composizione, cioè farina di riso, granoturco, castagne o di lupini: ne risultava un pane nero, poco digeribile, pesante e dal sapore non proprio invitante. Nel 1916 vennero introdotti i calmieri per il controllo dei consumi, con riduzione di grano, zucchero, dolci, carne, bevande nei locali pubblici. Le macellerie venivano chiuse di giovedì e venerdì: la carne, se c’era, doveva essere garantita per le forniture dell’esercito, ma spesso non ce n’era per nessuno. Nel 1917 venne istituita la tessera annonaria per pane, riso e pasta, poi per tutti i principali beni di consumo.

Dall’1 novembre 1917, i cittadini avevano diritto ogni giorni a 250 grammi di pane, 90 di pasta, 40 di riso. Nella primavera del 1918 la carne bovina diverrà disponibile solo di sabato e domenica, fino a 135 grammi a persona alla settimana. Nella carne fresca venivano compresi anche cotechini, zamponi, salsicce e i preparati similari “di qualunque dimensione”. Vennero poi tesserati anche olio, burro e formaggio. A guerra finita, nel dicembre 1918, il latte verrà distribuito soltanto ai bambini sotto i 12 anni e agli anziani sopra i 65. Nel 1917 vennero requisite anche le patate per i bisogni dell’esercito che venivano pagate non più di 15 lire al quintale se bianche e 17 lire al quintale se gialle. La carestia era resa ancor più grave dall’inverno freddissimo.

I rifornimenti statunitensi divennero quanto mai urgenti. Gli USA, con il discorso del presidente Wilson del 19 agosto 1914, erano rimasti neutrali, con il divieto alle banche di finanziare i Paesi in conflitto, oltre al divieto ad ogni cittadino di manifestare pubblicamente la propria preferenza tra i due schieramenti in guerra, Triplice Alleanza o Intesa. Alcuni Stati degli USA parteggiavano per l’Alleanza, essendoci ampie comunità tedesche, mentre altri Stati parteggiavano per l’Intesa. Con il perdurare del conflitto, i Paesi europei furono costretti a chiedere sempre più rifornimenti agli USA, ma a debito: non avevano disponibilità economica immediata.

Così Wilson, per tutelare gli interessi economici nazionali, fu costretto a concedere alle banche americane di effettuare prestiti. Sarà per salvaguardare i rifornimenti e, così, per garantire il pagamento dei debiti europei, che diverrà sempre più necessario agli USA garantire la libertà di navigazione, già contestando il diritto di visita, cioè l’ispezione da parte dell’Intesa di navi mercantili perché non trasportassero rifornimenti ai loro nemici. L’affondamento di navi statunitensi al largo delle coste inglesi e francesi soprattutto da parte dei sottomarini tedeschi, sarà una delle cause dell’ingresso in guerra degli USA, esattamente cent’anni fa.