Marina Spadafora

Una stilista tutta etica

12 SETTEMBRE 2015,
Marina Spadafora con una donna Red Hmong
Marina Spadafora con una donna Red Hmong
Cosa vuole raccontarci di lei?

Sono arrivata a Milano alla fine del 1989 dopo una decade passata negli Stati Uniti prevalentemente a Los Angeles. La sensazione che mi ha dato Milano era quella di avere una copertina calda sulle spalle, una sensazione di conforto e famigliarità. C’è un termine inglese che definisce bene questa sensazione, “cozy“. Non avevo mai vissuto a Milano, sono cresciuta a Bolzano e da lì sono partita a 18 anni per gli Stati Uniti. Quindi questo “riapprodare in patria” da una megalopoli come Los Angeles a una città decisamente a dimensione umana come Milano, mi ha subito fatta sentire a mio agio. In America avevo fatto molte esperienze importanti, scuola , lavoro, matrimonio... Dai 18 ai 30 una parte di vita notevole. Tornare in Italia ha dato vita a un nuovo capitolo della mia vita, sia privata che professionale. Ho gestito il mio brand di moda Marina Spadafora con un’attività intensa di design, produzione, distribuzione e promozione, con le due sfilate all’anno durante la Settimana della Moda di Milano. Nel 2002 abbiamo venduto l’azienda e io ho continuato la mia attività di designer, prima con Ferragamo e poi con Prada.

Ho messo su famiglia sposando in Tibet, con rito buddista, il mio attuale marito e padre dei nostri 3 figli, il regista e produttore Jordan Stone, nel 1994. Nel 1995 è nata Veronica, nel 1997 Stella e nel 1998 Vincent. Mettere su famiglia è stata la più grande gioia della mia vita e lo è tutt’ora. Dopo anni nella Moda ho, a un certo punto, sentito fortissimo il desiderio di fare qualcosa che avesse un senso più profondo per me, volevo fortemente che la mia professionalità potesse essere messa al servizio di progetti che rispecchiavano i miei ideali, ed ecco che nel 2007 arrivò la prima offerta, che corrispondeva a questo mio sentire. Mi offrirono di seguire una collezione che sarebbe stata a filiera interamente africana e realizzata in tessuti organici. Un’avventura meravigliosa che mi portò a vedere molti paesi africani e a lavorare a stretto contatto con alcune realtà locali. Poco dopo fui contattata dal consorzio Goel che in Calabria svolge attività varie per dare alle maestranze locali la possibilità di lavorare al di fuori delle logiche mafiose.

Il progetto "Cangiari", che in calabrese significa “cambiare”, valorizza la tradizione locale di tessere stoffe meravigliose su telai a mano. Anche in questo caso abbiamo usato materiali biologici e ho curato la direzione artistica del marchio per alcune stagioni fino a che nel 2010 sono stata contattata da Altromercato per assumere la direzione artistica della linea di abbigliamento Auteurs du Monde, che curo tutt’ora. I nostri abiti vengono prodotti da artigiani in 15 paesi nel Sud del Mondo. Tutti i nostri produttori appartengono al World Fair Trade Organization che regola il commercio equo e solidale. Le opportunità di creare sviluppo attraverso la moda in economie emergenti mi ha portata a collaborare anche con Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, per l’iniziativa Fashion for Developmen”. Creiamo la possibilità per aziende italiane di attuare progetti in Africa e offriamo l’opportunità a giovani stilisti africani di mostrare le proprie collezioni a stampa e buyer qui in Italia.

Quest’anno sono stata coordinatore nazionale per Fashion Revolution Day, un’iniziativa che mira a responsabilizzare i consumatori verso acquisti più coscienti e mirati, e lo si fa per ricordare il crollo della palazzina Rana Plaza in Bangladesh che, nel 2013, ha ucciso 1133 lavoratori tessili che cucivano i nostri abiti a basso prezzo. Descrivo le mie attività come “Fashion with a Mission” e il mio impegno mi ha portata il 23 Giugno 2015 a ricevere il premio Women Together alle Nazioni Unite a New York come riconoscimento per le opportunità di sviluppo e lavoro che creo per gli artigiani nel Sud del mondo.

La sua immagine esteriore come “personaggio” e il suo sentire come “persona”...

Io sono una persona coerente e trasparente e quindi non c’è differenza tra me come persona e come personaggio.

Si sente di raccontare il suo sogno?

Da anni pratico la meditazione e studio e applico varie discipline di cura della persona attraverso l’energia. La Barbara Brennan School of Healing è un corso completo di 4 anni dove si affinano le proprie capacità sensoriali e si analizzano il corpo e le malattie da un punto di vista olistico. Ho fatto dei brevi corsi con loro e adorerei poter frequentare la scuola perché so di avere la capacità di guarire con l’energia.

La meditazione e l’uso dell’energia sono due aspetti di grande interesse: può raccontarci in maniera più diffusa di queste pratiche?

Da oltre 30 studio e pratico tecniche di meditazione e guarigione. Mi sono avvicinata ad ess, affascinata da cristalli e minerali e dalle loro proprietà. Ai tempi, primi anni '80, vivevo in California, l'ultima costa occidentale prima dell'oriente, perfetto punto d'incontro tra filosofia orientale e pragmatismo occidentale. Le offerte erano molte, c'era in particolare un negozio di libri a Los Angeles, il mitico Bodhi Tree, dove passavo ore alla ricerca di libri interessanti che parlavano di spiritualità, meditazione e guarigione. Iniziai un percorso di studio del corpo energetico, dei chakra e delle loro proprietà, e della meditazione Kundalini. Al mio ritorno in Italia partecipai a molti seminari e mi fu chiesto di insegnare meditazione Kundalini e lo studio dei Chakra all'Universita' della Terza eta' di Milano. Fu un grande successo e continuai per anni anche in centri sociali e altre associazioni. All'inizio degli anni '90 mi avvicinai al Reiki, un'antica tecnica di guarigione energetica che viene dal Giappone, nella quale si canalizza l'energia dell'Universo verso la persona da guarire; ottenni il secondo livello e tutt'ora applico questa meravigliosa tecnica sui miei familiari e amici quando ne hanno bisogno.

Può il mondo, di conseguenza, cambiare con questi approcci di pensiero e di vita?

Ho studiato e approfondito molte filosofie: Sufismo, Kabbala, Buddismo Tibetano e da 5 anni pratico il Buddismo giapponese di Nichiren Daishoning recitando ogni giorno il mantra Nam Myoho Renge Kyo. La pratica della meditazione è sempre più diffusa in occidente. E' provato da studi clinici che la salute sia fisica che mentale migliori nelle persone che praticano meditazione. C'è una ricerca di spiritualità sempre più diffusa anche perché le forme di spiritualità convenzionali praticate attraverso la religione e la Chiesa non sono più così diffuse. Si deve però evitare di cadere vittime di sette e ciarlatani vari, ma le opzioni valide esistono e sono molto efficaci.

Per lei il piacere è…

Passare il tempo con chi ami, famiglia e amici. Amo organizzare cene a casa almeno una volta in settimana, dove cucino per i miei amici, ed è sempre un immenso piacere ospitarli. Esplorare territori sconosciuti mi dà un piacere immenso, viaggiando non da turista ma lavorando e interagendo con le popolazioni locali.

La donna oggi: liberazione o integrazione?

Decisamente integrazione, anche se dobbiamo rimanere vigili perché ancora troppe non hanno diritti in molti paesi del mondo e bisogna lottare per loro e aiutarle a guadagnare l’indipendenza. Per non menzionare che in Italia una donna guadagna meno di un uomo per svolgere lo stesso lavoro: inaccettabile!

Donna e/è potere… cosa ne pensa?

Le donne sono il motore del mondo. La forza di una donna è inarrestabile perché è spesso motivata dall’amore.

Stereotipo e realtà della donna milanese...

Lo stereotipo della donna milanese è quello di una borghese algida, un po’ snob, un po’ chiusa. La realtà però è diversa, le milanesi vengono da molti luoghi diversi e creano una realtà caleidoscopica e vibrante di creatività, solidarietà e dinamismo.

Il rapporto della donna con l’uomo contemporaneo: confronto o scontro?

Confronto direi, la comunicazione e il dialogo sono e restano fondamentali per progredire insieme come razza umana.

Sessualità, maternità, lavoro: tre fili che s’intrecciano, confliggono o si elidono?

Nella mia esperienza, fortunatamente sono riuscita a far convivere tutte queste realtà contemporaneamente. Si deve essere molto organizzati e rigorosi per riuscire a dare il giusto impegno ed energia a ogni aspetto della nostra vita.

Come hanno “interpretato” la sua svolta le grandi case di moda?

Penso che oggi ci sia un grande rispetto per quello che faccio e per il mio impegno nel promuovere una pratica sostenibile della moda e nel generare consapevolezza nelle abitudini d’acquisto dei consumatori. Una delle attività che svolgo è anche quella di conferenziera, vengo invitata a parlare di questi temi in tutto il mondo, soprattutto dopo il TedTalk che ho fatto nel 2014. Il gruppo LVHM mi ha invitata a parlare all'Environmental Commission 2015 dove tutti i brand del gruppo si sono trovati a discutere temi di sostenibilità.

Moda “etica” e mercato: come è possibile conciliarli?

E’ possibile, anzi necessario! I nuovi gruppi di consumatori, i Millennials , la Generazione Z, i Lohas, chiedono a gran voce che le aziende da cui acquistano abbiano la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza di filiera. Chiedono anche che sia garantita ai lavoratori la “Living Wage”, o salario, che corrisponde alle vere esigenze e non alle paghe da miseria che vengono proposte oggi nel terzo mondo.

Ci parli del progetto Auteurs de Monde.

Auteurs du Monde, o gli autori del mondo, ovvero i nostri produttori e artigiani, è una bella collezione di abbigliamento che segue tutti i criteri di innovazione ed estetica di una linea di abbigliamento alla moda. Il nostro scopo è quello di far combaciare Etica ed Estetica. Altromercato, che è associazione di Fair Trade tra le prime in Europa, ha 300 punti vendita sul territorio attraverso i quali distribuiamo Auteurs du Monde. Le particolarità dei capi sono quelle di essere sempre realizzati in materiali naturali, tinti con coloranti AZO free, privi di metalli pesanti. Il cotone organico è presente in collezione accanto alla pura alpaca, la lana, la seta, la fibra di banano, la canapa, l’ortica. La parte più bella del mio lavoro è andare a visitare i miei produttori in giro per il mondo, sono persone splendide. Spesso praticano l’imprenditoria sociale, ovvero fanno impresa rispettando le regole del WFTO ma poi riversano parte dei profitti nella comunità dove vivono dando sostegno a varie attività nel campo dell’educazione, della sanità e del microcredito. Altromercato prefinanzia la produzione pagando il 50% al momento dell’ordine e saldando alla consegna. Garantisce un minimo d’ordine stagionale e assicura continuità.

Come hanno risposto pubblico e media alla sua proposta?

Direi molto bene, la stampa mi è sempre stata vicina e ha seguito passo per passo i miei progressi e i miei successi. Il pubblico è sempre più curioso e appassionato a questi temi. Piano piano tutto ciò si sta trasformando in vendite e in richiesta di prodotti etici e con filiera trasparente.

Quali sono le iniziative educative e pratiche che consigli per avviare a un consumo di moda responsabile?

Credo che sia fondamentale partire dalla scuola e educare i ragazzi fin dall’inizio. Sarebbe ideale avere l’ora di Etica e Sostenibilità nei curricula dei liceali, e perché no, delle medie. Sarebbe bello che anche in Italia si facesse come in Inghilterra e in America dove fare volontariato è un prerequisito per accedere all’università.

Milano è la città della moda, ma quale tipo di moda è prevalente?

Per ora prevale ancora la moda tradizionale, fatta seguendo le logiche di mercato senza dare molta importanza ai diritti dei lavoratori e alla salvaguardia dell’ambiente. Ci sono alcune realtà virtuose come Auteurs du Monde, ma è importante che queste collezioni di Moda Etica escano dallo stereotipo della moda anni '60 da fricchettoni impegnati politicamente. Si deve svecchiare l’immagine della Moda Etica e portarla al passo con i tempi sia come comunicazione che come stile e marketing. In America ci sono in particolare due brand che hanno fatto questo con grande successo: Eileen Fisher e Mayet.

E’ amante dell’ambiente e di una produzione a misura d’uomo: quali vie, quartieri, dintorni di Milano le sembrano più umani e vivibili o le ispirano un senso di pace interiore?

Amo Milano proprio perché la sento molto a misura d’uomo. Sono particolarmente affezionata a Brera e dintorni, è così accogliente e locale, così milanese!

Per maggiori infomazioni:
www.marinaspadafora.com