Museo Effimero?

Di Moda a Firenze

19 GIUGNO 2017,
Palazzo Pitti, Fontana del Carciofo
Palazzo Pitti, Fontana del Carciofo

Estratto dal vocabolario Treccani: Muṡèo s. m. [dal lat. Musēum, gr. Μουσεῖον der. di Μοῦσα «musa» (propr. «luogo sacro alle Muse»), nome di un istituto culturale dell’antica Alessandria d’Egitto]. – 1. a. Raccolta di opere d’arte, o di oggetti aventi interesse storico-scientifico, etno-antropologico e culturale; anche, l’edificio destinato a ospitarli, a conservarli e a valorizzarli per la fruizione pubblica, spesso dotato di apposito corredo didattico.

La moda ha l'utero penetrato dalle abrasioni identitarie del sociale e dell'economico.
Non è solo un'affare privato delle maison. Ha la forza espressiva delle categorie estetiche e l'imperituro aspetto effimero che le fa trascendere la fine definitiva che spetta all'incapacità del non rigenerarsi al nuovo.
Ha lessico e caratteri dell'esperienza che arriva dai luoghi per il corpo internazionale della ricettività globale.
Se la si deve tracciare per la storia la si accorpa all'emotivo e al mutevole che si genera attraverso l'impatto osmotico della comunicazione d'essere e dell'arte del vivere come acquisizione di contenuti e qualità che parlano all'essere stesso. Non deve la moda integrarsi nell'assoluto perché ne è incompatibile, ma deve affrontare la dignità di ruolo che si assolutizza nel suo consumo quotidiano. In assoluto è ripresa della forza presente delle pulsioni dell'essere umano e suo costante termine. L'importanza delle abrasioni generate dall'eccesso espositivo e dal messaggio ingerito sono parimenti importanti rispetto al desiderio che l'ha prodotta in termini di funzione ed emozione.
Non si può raccontare la moda senza leggere la sua fine nella germinazione dei suoi sistemi vitali.

Queste sono riflessioni sull'identità culturale di un popolo, come quelle poste dal regista russo Alexandr Sokurov, nel film Francofonia. In quest'opera Sokurov analizza la Francia attraverso il suo massimo museo: il Louvre. In una equazione provocatoria, applicabile alla Storia e al DNA di una Nazione, pone un quesito che vale la sua stessa esistenza: “Chi vorrebbe una Francia senza Louvre?”. Mutando i soggetti lo stesso quesito si può applicare ad altre realtà e anche al nostro paese. Ad esempio: “Chi vorrebbe un'Italia senza la moda?”. Come si vivrebbe in un luogo privato di uno dei suoi segni distintivi e di una delle sue tracce culturali?
Perché di questo si tratta.

In Italia l'ineleggibilità dei valori massimi dell'assoluto nell'arte, a motore del paese, rende l'“Imperituro” il verbo speso per il nulla, forte solamente degli approcci populistici per gli approdi ecumenici al consenso per il potere. Questo non consente la giusta postura per esperire ed esprimere la geometria umana del sistema moda che vive del perituro come controfacciata dell'infinito e lascia la moda stessa nell'ambito del privato che di fatto ne interpreta il soggetto, ma non gli consente di assurgere a traccia cartografica dell'uomo con la maiuscola.
La moda non può restare un fatto privato in questo paese.
Il “Bel Paese” non ha la forza critica di capire che è leader dell'effimero perché l'imperituro a lui giunge e resta come “Capitato” e non si eleva ad assioma (quale è per condizione genetica), ma rimane una voce vacua, da salotto, per riempire il cielo di nuvole.
L'Italia comprenderà l'imperitura bellezza del suo patrimonio quando avrà accettato il motore dell'effimero. Non necessita di un luogo dove raccogliere abiti cronologicamente disposti o raccontati, ma del sentimento per l'Abito, del suo DNA. Solo allora, in Italia, si avrà spazio per raccontare il ventre dell'apparenza. Un Museo è tale nella funzione di accogliere lo spirito di un tempo, ma il tempo emerge sempre dalla versione differita del suo diaframma in movimento e con nutrimento e atletismo che dal sembiante traggono conclusioni per raggiunta differenza o difetto dalle certezze dell'oggi a confronto. Per la moda l'atteggiamento estetista è rilievo delle sue esperienze, non mortifica il soggetto ma lo rende vivo al gioco del salvataggio dell'uomo dopo l'immagine nota di sé ed è sempre questo salvataggio che confida nella moda come alleata del rinnovabile dell'Io per raggiungere il presente dell'attimo quotidiano di manifestarsi ancora superabili, ma “da superare”. Fondazione Pitti Immagine Discovery presenta: Il Museo Effimero della Moda - Appunti per un museo ideale presso la galleria del costume di Palazzo Pitti, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi e Palais Galliera di Parigi, per tracciare la Moda nella sua storicità e nella sua identità. Affidata alla curatela di Olivier Sailard del Palais Galliera di Parigi.

Sailard è sperimentatore di fama internazionale Curatore e performer che opera con la consapevolezza di chi ha compreso ed espresso nella pratica che le cose serie sono quelle per cui si ha un termine, come, ad esempio: la vita.
Ecco dunque che la moda si fa costume e sua conservazione, ma anche performance e conversazione, declamazione e impossibilità espressiva di un quotidiano di concetto più che di pratica.
Il vecchio ed il nuovo il passato ed il futuro che per esperienza visionaria è futuribile per il presente.
Tutto si esprime nel verbo dell'attrattiva al ventre del bisogno sociale.
Espressione nel luogo del tempo Narciso dell'esperienza di sé per plasmarsi al tornio del nuovo che cannibalizza il manifesto di noi: dell'effimero è il raccolto di quanto di noto ha traccia il corpo della Storia.