La camicia bianca come lessico contemporaneo dell'eleganza: parola di Gianfranco Ferré. Una mostra a Prato celebra il rapporto tra il capo più sofisticato del guardaroba e l'architetto stilista. La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré, in corso fino al 15 giugno 2014, è organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato e dalla Fondazione Gianfranco Ferré. Curata da Daniela Degl’Innocenti, rende omaggio al talento di una delle figure di spicco del made in Italy. Lungo il percorso espositivo, a fianco dei capi indossati su manichino, disegni, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali, video e installazioni.

La mostra propone il percorso artistico dello stilista, esaltando la poetica del sarto e gli slanci del progettista. “Direi che buona parte del mio iter creativo si spiega alla luce del mio background e della mia formazione come architetto. Per me la moda è poesia, intuito, fantasia, ma è anche metodo e atteggiamento progettuale che si fonda sulla concezione dell’abito come risultato di un intervento programmato e consapevole sulle forme”: così Gianfranco Ferré a proposito della sua arte.

Il primo impatto, per il visitatore, è con una serie di immagini di disegni autografi di Ferré proiettati su teli sospesi, ma subito l'attenzione è catturata dalle simulazioni ai raggi x per capire, da dentro, come la camicia è stata realizzata. Attenzione particolare è rivolta ai materiali (taffetas, crêpe de chine, organza, raso, tulle, seta o cotone), al tipo di lavorazione (merletti e ricami meccanici, impunture eseguite a mano) fino all'impalcatura stessa del capo. Questa tecnica speciale, messa a punto in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e realizzata dal fotografo fiorentino Leonardo Salvini, viene utilizzata per la prima volta in una mostra di moda.

Dopo aver apprezzato i virtuosismi progettuali, si passa ad ammirare le ventisette camicie bianche. Ognuna ha la sua storia, le sue particolarità, il suo stile. Esposte, tra le altre, il bustier di seta con il collo alto e sottile come i petali di una calla per incorniciare il viso e la celebre camicia “rovesciata” in cui il capo di moda diventa oggetto di design. Un bagno di luce esalta il bianco di ogni modello e ne accentua con un gioco di chiaroscuro le linee. Ai lati della sala si trovano disegni, bozzetti per le uscite in sfilata, scatti di grandi fotografi, campagne pubblicitarie: tutto materiale fornito dall’Archivio della Fondazione Ferré. Nei disegni originali colpisce il tratto elegante e veloce di Ferré per indicare silhouettes, volumi, dettagli, leggerezza o corposità della materia. La mostra si chiude con immagini tratte da sfilate che coprono un arco di tempo tra il 1978 e il 2007.

Nel saggio introduttivo del catalogo Daniela Degl’Innocenti ricorda come “la mostra si propone di scendere in profondità e di evidenziare, attraverso 'la camicia bianca', gli elementi strutturali, funzionali e stilistici che risiedono nella modalità progettuale di questo mirabile artefice del Made in Italy”. Viene quindi esaltata la capacità di Gianfranco Ferré di far dialogare architettura e moda, rendendo possibile una contaminazione tra due linguaggi difficili e complessi. La mostra, allestita nei suggestivi spazi del Museo del Tessuto di Prato, 3.000 mq recuperati all’interno dell’ex Fabbrica Campolmi, autentico monumento di archeologia industriale, può essere visitata fino al 15 giugno 2014.

Museo del Tessuto

Via Puccetti, 3
Prato 59100 Italia
ferre.museodeltessuto.it

Orari di apertura

Martedì - giovedì: 10 - 15
Venerdì e sabato: 10 -19
Domenica: 15 - 19
Giorno di chiusura: lunedì