Sulle punte con Liliana Cosi

Danzare, sognare, librarsi nell’aria come una nuvola...

27 GENNAIO 2016,
Liliana Cosi, Volo
Liliana Cosi, Volo

Étoile della Scala, interprete internazionale di un vastissimo repertorio di balletto classico e partner dei maggiori ballerini, dopo una fulgente carriera nei teatri di tutto il mondo, Liliana Cosi ha fondato con Marinel Stefanescu l’Associazione Balletto Classico e la Scuola di Balletto a livello professionale, con sede a Reggio Emilia.

Cosa si sente di raccontarci della sua esperienza di ballerina classica?

Alcuni anni fa ho sentito che dovevo parlare chiaro al pubblico che tanto mi ha seguito sui palcoscenici e che tanto mi ha amato (soprattutto me ne sono accorta quando ho smesso di ballare), così mi sono messa a scrivere un’autobiografia che doveva raccontare non solo le tappe della mia carriera, ma anche come io l’ho vissuta dal di dentro. Mi sembrava un dovere d’onestà, e così è nato un libro, Étoile – la mia vita, edito da Città Nuova. Non è stato facile aprire il mio intimo fino in fondo a tutto il pubblico che mi avrebbe letta… ma ci sono riuscita, anche se alla fine mi son sentita quasi senza vestiti...

Un libro che racconta della sua realizzazione come donna e, pensando alla donna di oggi, possiamo parlare di liberazione, integrazione, o…

La donna è una complessità magnifica! Tante volte vedo e mi accorgo che tante donne non se ne rendono conto, e vanno in cerca di approvazioni a destra e a sinistra invece di cercare di scoprire l'essenza dentro di sé. La donna ha una tale ricchezza scritta nel proprio DNA, una tale capacità di distribuzione di cose belle e quindi di felicità, da capogiro! La donna deve riscoprirsi, ancora non si conosce e non ha abbastanza stima del capolavoro che è.

Stereotipo e realtà della donna milanese …

I milanesi hanno i loro pregi e difetti (si dice dei milanesi che per loro sia importante solo il lavoro!), per fortuna il mio ‘lavoro’ mi ha obbligata a conoscere tante altre culture, a vivere i più diversi personaggi, e così pian piano mi sembra, e lo spero, d’aver perso una certa identità, per acquistarne un’altra molto più ampia, più universale. Oggi questo va fatto anche se non si viaggia, perché il mondo è arrivato in casa, e bisogna capire e apprezzare anche chi è diverso da noi.

Come rappresenterebbe il rapporto donna-uomo contemporaneo: confronto o scontro?

Non esiste un rapporto uguale all’altro, siamo tali pezzi unici! Come ho detto sopra, la donna ha in sé grandi capacità di rapporti, di dialogo, e la vedo sempre ‘col coltello per il manico’, nel senso che mi sembra che tanto dipenda da lei! Peccato che non sempre ne sia consapevole!

Tornando a lei: come nasce la sua passione per la danza classica?

La mia passione per la danza si è formata ballando, quando i genitori mi hanno iscritto alla Scuola della Scala all’età di 9 anni, io non avevo mai detto che volevo ballare, mi avevano visto farlo in uno spettacolino e vedendo con quanta naturalezza stavo in palcoscenico sulle punte, senza mai aver studiato, alcuni amici hanno consigliato i miei di iscrivermi. Man mano che passavano gli anni, mi appassionavo sempre di più. Ricordo che non andava sempre bene alla Scala nei rapporti tra compagne, ma quando facevo la lezione ero sempre felice!

Quali fantasie, quali emozioni si generano quando volteggia al ritmo della musica?

La musica per me non è mai stata qualcosa da seguire fuori di me. Sì, da piccola forse era così, ma poi sempre più mi è nata l’esigenza di ‘essere’ quella musica che ballavo, e questo estrania completamente dal contesto in cui sei: non sai se sei in un posto grande o piccolo, alla Scala o al Bolshoi, o chissà dove, la mia concentrazione era vivere con la mia danza quella musica, con tutte quelle migliaia di sfumature che una musica può ispirare! E’ come vivere una speciale solitudine con lei.

Nella danza sono in gioco corpo e mente in un unisono che raggiunge l’ineffabile… è come se la memoria e il desiderio svanissero sullo sfondo…

Sì, tutto questo grazie alla musica che cerchiamo di esprimere pienamente con tutto il corpo, con tutta la tecnica. Forse per questo sono sempre stata ‘fanatica’ della tecnica, perché solo grazie ad essa si è più liberi di ‘entrare’ nella musica!

Su quale onda di musica si è sentita trasportare nel mondo dei sogni che aveva alimentato il suo desiderio di danzare?

Si dice che il primo amore non si scorda mai, e per me è stato il primo debutto come prima ballerina al Bolshoi, all’età di 23 anni, col Lago dei Cigni… Questo balletto è molto complesso per la prima ballerina, in realtà deve vivere tre interpretazioni completamente diverse: la prima, nel secondo atto, dove si innamora perdutamente e con piena fiducia nel Principe Sigfrid, nel terzo atto, invece, diventa la figlia di Rothbart che deve conquistare e così ingannare lo stesso principe e nel quarto atto esprime tutta la sua disperazione per la delusione avuta dal tradimento del suo amato… E’ un ruolo bellissimo che permette di esprimere una vastissima gamma di stati d’animo e sentimenti, e che fortunatamente ho ballato tantissime volte.

C’è un personaggio in cui si è identificata particolarmente?

Senz’altro, è proprio il doppio ruolo del Lago dei Cigni di Odette e Odile, due aspetti opposti ma che forse ho ritrovato entrambi dentro di me. Per fortuna nella mia vita ho interpretato solo ruoli nei quali ho creduto realmente.

Danzare, sognare, librarsi nell’aria come una nuvola che si accorda col vento, sembrerebbe una situazione fiabesca…

Non è fiabesca per niente. Le ballerine sono le persone più concrete che ci siano, quelle con i piedi veramente per terra, devono conquistarsi tutto con le proprio forze, ogni passo, ogni movimento, ogni salto, costa vera fatica e sudore, e ad ogni spettacolo devono rifare tutto; non si vive un attimo di rendita, cioè dello spettacolo fatto il giorno prima… questo è bello, ma molto duro. Il pubblico vede la bellezza della fiaba che lei ha descritto, e la ballerina, invece, vive il contrario, ma l’effetto è un’alchimia meravigliosa…

Le mitiche scarpette… sono “personaggi” che entrano a tutto tondo nel balletto, ce le può presentare?

Le scarpette hanno subìto negli anni una grande trasformazione. In Italia una volta c’era solo una ditta che le faceva, era Porselli, ora ce ne sono tantissime. Da quando sono andata al Bolshoi ho sempre calzato le scarpine russe. Mi piacevano perché riuscivano ad essere aderentissime al piede, per me dovevano essere veri guanti, quasi le cucivo addosso… oggi invece vanno di moda le scarpine fatte tutte di plastica, non si scandalizzi, che durano anche un mese e addirittura, quando sono sporche le puoi mettere in lavatrice… !

Danza moderna e balletto classico: due modi diversi di far giocare il corpo con la musica, possono integrarsi?

Si sono sempre integrati. Fin dall’inizio del Novecento tanti coreografi sono usciti dai canoni del balletto classico proprio per meglio interpretare la musica, già La Morte del Cigno di Saint-Saens ne è un esempio. La danza classica è un meraviglioso linguaggio che apre e prepara la strada a tutti gli altri linguaggi. L’importante non sono gli stili di quello che si danza, ma ‘come’ si danza, e che cosa si vuole dire. Ho sempre avuto un grande rispetto del pubblico e non sopporto di imbrogliarlo, voglio che quando esce da teatro abbia ricevuto qualcosa che gli arricchisca la vita, altrimenti l’arte perde il suo significato.

Dirige un’importante scuola di balletto, quali sono i segreti per avvicinare i giovani a questa arte?

L’allievo deve sentire che il maestro non ha segreti per lui, che gli dà tutto, e allora anche lui si apre e gli dà tutto. Bisogna tener presente tutta la persona dell’allievo, non solo il balletto, una persona ha tante altre risorse e bisogna cercare di sviluppargliele tutte. Dico spesso che odio il ‘Dio’ danza, nel senso che non si può fare della danza il tutto della vita, bisogna far crescere in un giovane tutte le sue facoltà e poi, se è la sua strada, incanalarle nello studio del balletto, che potrà diventare la sua arte, il suo mezzo d’espressione. La vita ha tante ricchezze e bisogna insegnarle e farle apprezzare ai ragazzi, una di queste, importantissima, sono i rapporti con gli altri.

Ha ricoperto ruoli importanti sia alla Scala che al Bolshoi: che differenze ci sono tra queste due scuole?

Il Teatro alla Scala ha avuto sempre come priorità la lirica, il Teatro Bolshoi, invece, il balletto. Questo ha creato tradizioni, culture diverse.

Che cosa la lega a Milano?

Tutto, è la mia città natale, ho vissuto i sogni dell’adolescenza e lo sbocciare della maturità con sogni ancora più grandi… e poi l’inizio della carriera.

Il più bel ricordo della Scala…

Il giorno dell’ammissione, avevo 9 anni e quando mia mamma ha saputo che era andata bene, accompagnandomi a casa si è fermata nella più bella pasticceria di Milano in Via Manzoni, era l’Alemagna, e mi ha offerto una pasta. Si era capito che era una cosa importante!