Arrivando a Savona dalla costa, giunti nei pressi del porto la possente mole di un'austera e isolata fortezza si staglia dinnanzi al nostro sguardo.

Abbarbicato su di un promontorio a picco sul Mar Ligure l'imponente fortilizio cinquecentesco appare circondato da poderosi bastioni sette e ottocenteschi, che ne completano l'assetto militare.

Esso, denominato Priamàr (da pri-a-mar, pietra sul mare), è il simbolo del capoluogo ligure. La sua vicenda costruttiva, assai lunga e articolata, riflette la storia cittadina.

Ascoltiamola.

In oltre duemila anni, infatti, il Priamar è stato luogo di estrema difesa, sede aristocratica, area cimiteriale e memoria sacra della prima cattedrale.

L'iniziale frequentazione del colle in cui venne innalzata l'architettura difensiva si colloca tra l'età del Bronzo e l'età del Ferro. In quell'epoca i liguri Sabatii vi insediarono un oppidum, ritenuto il primitivo nucleo dell'attuale Savona. Ad attrarli fu la straordinaria posizione strategica dell'altura di gneiss scistoso, da cui si poteva esercitare un ampio controllo visivo sull'alto Tirreno e, al tempo stesso, una stretta vigilanza sullo sbocco al mare delle valli comprese fra il Capo di Vado e il Capo Torre di Albisola.

La successiva romanizzazione, intrapresa con ripetute vittorie riportate dai Romani sui Liguri tra il 181 e il 155 a.C., fu attuata dopo la costruzione della via Aemilia Scauri. La strada fu tracciata per collegare l'entroterra padano alla rada a ponente di Savona, Savo, che a partire dalla fine del II secolo assunse il nome di Vada Sabatia e divenne il principale porto della Riviera di Ponente.

Con la crisi dell'impero romano e la progressiva decadenza dell'emporio di Vado, Savona ebbe il ruolo di capoluogo della Sabazia. L'intensa ripresa, avviata dalla metà del IV secolo, è documentata dalla necropoli rinvenuta nell'area della Loggia e parzialmente visibile nel Museo archeologico allestito all'interno del Priamàr.

Nel corso del V e VI secolo l'impero bizantino trasformò la località in uno dei capisaldi per il controllo della Provincia Maritima Italorum. Fu in quel contesto che il nucleo demico cominciò a espandersi dalle pendici della collina alla sottostante piana attorno allo scalo portuale e difeso da una cinta muraria, un tratto della quale è riconoscibile nell'area archeologica della contrada di S.Domenico.

Il centro abitato, abbandonato con la conquista longobarda (643), tornò a ripopolarsi alla fine dell'VIII secolo, quando l'altura del Priamàr offrì nuovamente un sicuro riparo.

Poco dopo Savona, individuata dal re Berengario II come capitale marittima della Marca Aleramica, divenne sede di Comune.

Un ceto formato da homines maiores, allettati dai commerci marittimi, costituì il nucleo originario del nascente Comune e dall'alto del colle del Priamàr trasferì le proprie residenze alla pianura, creando i quartieri di S.Pietro, dell'Ivario, della Pescheria, della Scaria, dislocati nelle vicinanze del porto e lungo l'arco costiero orientale.

Nel 1059 la città si presentava divisa nelle tre zone del castrum (Priamàr), della civitas (Ovario, S.Pietro e Pescheria) e del burgus ( Scaria).

Il Priamàr si trovava nella parte alta del quartiere del Monte, allora caratterizzato da una fitta trama edilizia, con numerose torri, su cui si elevavano la cattedrale di S. Maria, il palazzo vescovile e il palazzo del Capitolo.

Il Colle di S. Giorgio, proiettato verso nord-est e compreso nel rilievo del Priamàr, rappresentava l'elemento generatore dell'insenatura portuale e permetteva un controllo diretto sull'approdo sottostante.

Se in questa fase storica il punto di forza di Genova, acerrima nemica di Savona, era rappresentato dal castrum, quello di Savona si identificava nel Priamàr, baluardo roccioso dello specchio acqueo e della darsena portuale.

All'ombra del Priamàr stavano pure le panchine, segno del predominio delle attività legate al mare, che, grazie al legame fornito dal grande nemus savonese, furono sempre la fonte più importante dell'economia locale e del potere delle grandi famiglie, nonché risorsa primaria della città e del suburbio. Inoltre Savona, in ciò differenziandosi da Genova, proponeva una maggiore presenza industriale, incentrata in particolare su lana, pelli, ceramica e lavorazione del ferro.

La città, aperta ai commerci internazionali, accolse a più riprese rami di note famiglie genovesi, i cui membri vi trovarono rifugio a seguito di vicissitudini politiche o si unirono in matrimonio con uomini e donne del posto.

A Savona migrarono anche molti artigiani, sia perché legati ai grandi clan di riferimento, sia per un principio di migrazione interna o esterna, caratteristico dell'area ligure in tutti i tempi. Ne è dimostrazione la vicenda dei Colombo, che si trasferirono a Savona per un periodo abbastanza lungo, presero una casa in città e una a Legino, ebbero relazioni con le famiglie dell'entourage pontificio dei Della Rovere e con personaggi destinati a comparire ripetutamente nella storia ligure. Come l'uomo d'affari Michele de Cuneo, che accompagnò Cristoforo Colombo nel suo secondo viaggio e al quale l'ammiraglio donò un'isola, l'attuale Soana. La decadenza del quartiere del Monte iniziò alla fine del XIII secolo, complice la destinazione militare del colle del Priamàr da parte della Repubblica di Genova.

La sottomissione definitiva di Savona a Genova avvenne nel 1528 e comportò la costruzione di una formidabile fortezza, ubicata proprio sull'antica zona monumentale.

La storia militare del Priamàr si concluse nel 1815 con l'annessione della Liguria al Regno di Piemonte. La riconversione della superficie esterna ebbe inizio poco dopo, con lo spianamento di spalti e bastioni, destinati ad aree industriali e passeggiata.

Alla metà del Novecento cominciarono i primi lavori di recupero e di ricerca archeologica, intensificatisi durante gli anni Ottanta e Novanta.

Dal 1990 il complesso monumentale accoglie il Civico Museo Storico-Archeologico di Savona.

L'allestimento, nato dalla scenografica integrazione tra spazi espositivi, zona archeologica e lavori di restauro comprende anche un percorso per persone con problemi visivi. L'utente non vedente o ipovedente può leggere pannelli e stampati esplicativi in Braille, esplorare manufatti con il tatto e ascoltare una versione adattata della audioguida con la storia dell'insediamento del museo.