Vi racconto una barzelletta: sapete qual è il colmo per un italiano? Vivere nel Paese con la maggior varietà agroalimentare del mondo e morire soffocato da popcorn, hamburger e ketchup. Come dite, non fa ridere? A me sì, tantissimo.

Perché quando mi trovo davanti a dei paradossi, quando vedo che chi ci governa decide coscientemente di sottometterci a subculture che fanno strage non solo della nostra tradizione millenaria, ma soprattutto di giovani vite semicoscienti; quando mi rendo conto nel profondo che chi ci sta facendo precipitare in un baratro di cervelli lobotomizzati sono quei personaggi che, dagli anni sessanta, ci stanno svendendo al peggior offerente per pochi squallidi quattrini, che si affrettano avidamente a intascare e che alcuni ostinatamente continuano a chiamare “i nostri politici” o addirittura “statisti”; quando vedo tutto questo ho due tipi di reazioni: o m’infurio e vorrei ingozzare questi signori e, per pari opportunità queste signore, come fanno i francesi con le oche per ottenere il foie gras, oppure guardo con distacco il tutto e allora mi viene da ridere e capisco perché alcune culture, non ancora appiattite dal pensiero unico, chiamano dio “il grande umorista”. E sì, perché ci vuole tanto umorismo per condannare a soffocare nel proprio grasso giovani deboli menti, eredi della tanto osannata dieta mediterranea.

Era da un po' di tempo che con mia moglie non andavamo al cinema, perché da dove abitiamo la prima sala cinematografica dista quasi trenta chilometri. Ma qualche giorno fa lo abbiamo fatto e siamo rimasti a bocca aperta. A parte noi due tutti gli altri spettatori, ancora prima di comprare il biglietto, si sono diretti verso il lungo bancone dove vendevano il cibo, come attratti da un miraggio, quasi fossero lì per quello e non per vedere il film. Famiglie intere tornavano dal banco con cibo che definire spazzatura è un eufemismo; vasi di cartone che potrebbero contenere un baobab stracolmi di popcorn, patatine fritte e altre cose indecifrabili, che difficilmente definirei commestibili. Ognuno di questi sventurati innaffiava il tutto con bidoni di bevande gassate intasate di coloranti, zuccheri e conservanti. Ho visto bambini e bambine di quattro o cinque anni reggere secchi di “cibo di plastica” più grandi di loro, accompagnati dallo sguardo felice dei genitori che gustavano altrettanta spazzatura ostentando volti entusiasti. Oltre alla qualità, si fa per dire, e alla quantità di cibo, l’altro elemento che tutti i bambini e gli adolescenti avevano in comune era la taglia, con cuciture di pantaloni e magliette che rischiavano di rompersi da un momento all’altro.

Dite che esagero, che sono un vecchio bacchettone che non si concede nemmeno uno stravizio? Allora parliamo di dati, che sono diventati l’unica verità accettata da tutti, finché non vengono bollati come “fake news” a seconda della convenienza.

Secondo l’European regional obesity report 2022 della World Health Organization – quella che noi chiamiamo OMS - il 42% dei bambini italiani tra i 5 e i 9 anni sono sovrappeso e il 17,8% sono obesi. Tra quelli dai 10 e i 19 anni il 34% sono sovrappeso e il 9,8% sono obesi. Essere sovrappeso e, ancor di più, essere obesi, secondo il Ministero della Salute1 “[...] rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento [...] sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori.” Inoltre, avverte il Ministero, tra le patologie che possono manifestarsi con una cattiva alimentazione bisogna includere anche l’osteoporosi che, come sapete, porta a una maggiore fragilità delle ossa e le espone al rischio di fratture. A queste possiamo tranquillamente aggiungere anche l’ipertensione e le carie dentali2.

E se questo non fosse sufficiente, aggiungiamo anche lo studio firmato da più di 130 scienziati di 40 Paesi, pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet dove sembrerebbe che “Un’alimentazione scorretta e inadeguata, povera di cibi sani e ricca invece di junk food (il cibo spazzatura), causa più morti del fumo di sigaretta, della pressione alta e di altri importanti fattori di rischio globali per la salute. Ogni anno una morte su cinque è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani o, se preferite, al consumo eccessivo di cibi insalubri, come bevande zuccherate, alimenti molto salati e carni rosse o processate3.

Bene, basta con i freddi numeri, anche perché inizio ad avere la nausea.

Nel 1980 o 81, non ricordo bene, tornai da un viaggio negli Stati Uniti e qualche anno dopo, nel 1985, aprì il primo McDonald's in Italia, precisamente a Bolzano. Alla notizia mi misi a ridere. Conoscevo la catena, perché a vent’anni di soldi in tasca non me ne giravano molti e gli USA erano assurdamente cari per me e vissi, per più di un mese, a forza di hamburger e hot dog. Sapevo bene, pertanto, quale fosse il gusto (o dovrei dire disgusto) di quei panini flaccidi, poco cotti, farciti di quella “roba” rossa che chiamavano ketch up e che in Italia non esisteva ancora. Conoscevo bene anche il sapore del nostro pane, ben cotto e croccante e dei vari ingredienti che utilizzavamo noi italiani per imbottirli. Avrei messo la mano sul fuoco che nessun italiano avrebbe mai abbandonato i nostri panini per quella cosa lì. Oggi solo di quella multinazionale ci sono in Italia 1.500 punti vendita.

Allora mi chiedo, cosa intende il Ministero della Salute quando sostiene che “Alla base della nostra salute ci deve essere una sana e corretta alimentazione, ma prima ancora l’educazione ad un corretto comportamento alimentare. E’ fondamentale intervenire sugli attuali modelli alimentari alla cui base ci sono ancora eccessi di proteine, soprattutto animali, eccessi di grassi, in particolare quelli saturi, scarsa presenza di carboidrati con eccesso di zuccheri a rapido assorbimento, che minano silenziosamente il nostro benessere. E’ utile, dunque, intervenire su questi modelli errati introducendo a tavola modifiche concrete fatte di controllo delle porzioni, maggior consumo di frutta e verdura, riduzione dei grassi e gestione oculata di spuntini e bibite zuccherate1. Controllo delle porzioni? Educazione a un corretto comportamento alimentare? Mi rendo conto che viviamo in un mondo dove il libero mercato la fa da padrone e dove lui è libero di fare quello che vuole, ma se non vogliamo che i nostri figli crescano obesi e con tutti i rischi di salute che questo tipo di mercato gli propina il ministero dovrebbe fare qualcosa di più della semplice propaganda.

Durante l’emergenza Covid abbiamo imparato il significato dell’acronimo DPCM e soprattutto la velocità di approvazione di un decreto, a volte addirittura retroattivo. Perché non utilizzare questo strumento anche nel caso dei cibi spazzatura? Perché non si possono limitare le porzioni di questi alimenti così dannosi per la salute, soprattutto dei più piccoli? Sono loro i principali fruitori di una educazione corretta; gli adulti sono liberi di riempirsi di quelle schifezze fino a scoppiare perché, si suppone, sono in grado di valutarne gli effetti, ma i bambini e gli adolescenti non hanno queste conoscenze e quindi bisogna renderli consapevoli dei rischi a cui vanno incontro.

A questo punto vorrei aprire un altro capitolo: la possibile funzione educatrice dello Stato. Non voglio addentrarmi nelle varie concezioni di Stato, da quella romana a quella medioevale o da quella illuministica a quella dei teorici dello “Stato etico” fino ad arrivare a quella socialista e capitalista. Con il termine “Stato” intendo, molto più banalmente, l’insieme degli attori che contribuiscono all’esistenza pratica di un’idea di comunità. Tra di essi il Governo, la scuola, la famiglia e la società tutta. Partendo da questa concezione di Stato mi chiedo se deve o può avere una funzione educatrice verso i propri componenti. E con componenti non intendo solo i cittadini, ma anche le istituzioni. Personalmente ritengo di sì, lo Stato dovrebbe essere una comunità educante. Tutti noi dovremmo contribuire allo sviluppo e all’evoluzione dei singoli individui. Ora, mettiamo da parte concetti più complessi, anche se fondamentali, come cosa s’intende con sviluppo della persona e fermiamoci alla superficie di semplici regole di buonsenso.

L’alimentazione non dovrebbe essere un argomento fondamentale di cui lo Stato si dovrebbe occupare informando tutti gli attori di cui sopra e stabilendo alcuni paletti fondamentali? Io credo di sì, perché ciò che mangiamo trascina molte altre questioni, come la salute pubblica (quindi la spesa pubblica), la cultura di un Paese e l’economia dello stesso.

Della salute pubblica ho già trattato nella prima parte di questo scritto e va da sé che, se i cittadini soffrono di patologie legate all’alimentazione scorretta, ci rimettiamo tutti anche dal punto di vista della spesa che ci si deve accollare per curare tali patologie. Dovrebbe essere altrettanto facile capire che l’introduzione di alimenti dannosi non sono consoni alle nostre abitudini alimentari causa un serio danno alla nostra cultura. Se c’è qualcosa che tutto il mondo ci invidia è il nostro cibo, la celeberrima dieta mediterranea, lo sappiamo tutti, non ve lo devo dire io. E se è così logico ed evidente, perché non lo è per chi prende le decisioni per conto nostro? Perché sul sito istituzionale del Ministero della Salute si proclama la lotta all’obesità attraverso una corretta educazione alimentare e si pone l’accento sulle porzioni di cibo, quando invece, nella realtà, si lasciano aprire migliaia di locali che vendono cibo dannoso in quantità industriali, pericoloso per la nostra salute?

E come non soffermarci sulle parole che si utilizzano sempre più senza senso? Sapete come si definisce il ministero preposto all’alimentazione? Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Ma quale sovranità alimentare, quando i nostri piccoli vengono rimpinzati di patatine fritte in olii che farebbero ribrezzo a un motore, di hamburger che sono ricchi di carboidrati semplici e zuccheri (tanto che uno di loro, corredato da patatine fritte e bevanda, basterebbe per l’assunzione dell’intera dose di zuccheri e grassi sufficienti per l’intera giornata), di popcorn, magari di mais transgenico e altro. Per non parlare di studi che sembrano dimostrare il legame tra depressione, infertilità e fast food. Che fine ha fatto la nostra sovranità alimentare?

In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando noi italiani potremmo cavarcela se fossimo in grado di valorizzare quanto i nostri predecessori ci hanno lasciato: le bellezze naturali, le bellezze artistiche – quindi la cultura – e le eccellenze alimentari. Lasciamo perdere l’ingegno dei cervelli che fuggono all’estero, non parliamo delle manifatture che per decenni, se non centinaia d’anni, sono state il fiore all’occhiello del cosiddetto made in Italy e che ora abbiamo svenduto alle multinazionali estere. Parlo di ciò che abbiamo per discendenza e che dovremmo solo mantenere. Le bellezze naturali si stanno sgretolando davanti ai nostri occhi (vedi i sempre più frequenti dissesti idrogeologici), grazie all’indifferenza e all’incapacità delle classi dirigenti di fare progetti a lungo termine; le bellezze artistiche sono per lo più nascoste nei magazzini dei musei e quelle ancora visibili lo sono a fronte di costi d’ingresso, in musei e pinacoteche, molto alti; la cultura la stanno rimpiazzando con quella importata oltreoceano e le eccellenze alimentari sono soffocate da cumuli di zuccheri e grassi anche loro d’importazione.

Per questo mi chiedo se intitolare un ministero “della sovranità alimentare” è dovuto al fatto che non si dà più importanza al significato delle parole oppure è una vera e propria presa in giro. Voi cosa ne dite?

Note

1 Ministero della Salute, Alimentazione e patologie correlate.
2 Dna Express, Quali sono le malattie legate all'alimentazione.
3 Focus, L'alimentazione scorretta favorisce l'insorgenza di molte patologie letali.