Se oggi l’esploratore italiano più noto di tutti i tempi, il leggendario fiorentino Odoardo Beccari (1843-1920) rimettesse piede nell’arcipelago della Malesia non crederebbe ai suoi occhi di fronte alla più avveniristica città giardino del mondo: Singapore. Nel Borneo, dove sbarcò nel 1865, non incontrerebbe più le impraticabili foreste pluviali del Sarawak che grazie a lui Emilio Salgari trasformò nei leggendari racconti dei Pirati della Malesia.

Oggi la città di Kutching come Singapore sono "pezzi di Manahattan in salsa esotica, grattacieli mozzafiato e fast-food, banche internazionali e internet point (1)". Al posto di fronde lianose oggi l’esploratore incontrerebbe stupefatto cavi di acciaio a sorreggere avveniristici ponti sospesi, invece di cascate e laghi popolati da coccodrilli, piscine pensili a 100 m di altezza invece di barriere di piante tropicali, con frutti degni di un giardino dell’Eden, artificiali pareti verdi alte oltre 50 metri popolate da 200 specie diverse con le cascate artificiali più alte al mondo. Può tale artificio metropolitano sostituire, per quanto sostenuto dalle nuove tecnologie e da sistemi innovativi per la creazione delle condizioni ideali di crescita e sviluppo dei vegetali, il complesso sistema di un paesaggio potenziale come quello dei tropici?

Qualora questo prodotto dell’attività antropica fosse spazzato via, cosa potrebbe rigenerarsi naturalmente? Ci sarebbero ancora le condizioni perché quella flora che stupiva migliaia di avventurieri inglesi nelle isole della Malesia possa esplodere come avveniva poco più di un secolo fa?L’inversione di rotta che dovrebbe rilanciare a livello planetario un recupero del “paradiso perduto” attraverso il greenwashing o cosiddetto marketing ambientale, una sorta di riabilitazione delle grandi multinazionali iscritte nella lista dei cattivi perché nell’ultimo lustro le loro emissioni totali invece che scendere sono salite dell 1,7%, appare una retorica aziendale che è fatta di solidi principi e buone intenzioni, in un sistema che arranca ed esce sconfitto agli appuntamenti mondiali sullo stato del clima, nonostante gli investimenti miliardari nelle energie rinnovabili.

Economia ed ecologia sono le due questioni chiave su cui la comunità mondiale dovrebbe interrogarsi. Non a caso il prefisso di entrambi i termini, "eco", che rimanda all’etimologia greca, ha il significato di casa, ambiente, natura. Gli economisti si continuano a chiedere se l’ambiente sia parte dell’economia o se sia viceversa, l’economia a essere parte dell’ambiente. Questa seconda ipotesi è quella sostenuta da Lester R. Brown, fondatore del Worldwatch Institute, secondo il quale l’eco-economia non è nulla di utopico: i suoi elementi fondanti sono già tutti operativi e hanno solo bisogno di politiche capaci di integrarli. "A questo compito sono chiamati tutti: dai governi alle organizzazioni internazionali, dalle aziende alle Organizzazioni non Governative, dai media ai singoli cittadini (2)".

Il distacco dell’uomo dal suo contesto naturale ha compromesso lo stile di vita e le scelte fondamentali. Le tecnologie continuano a modificare così profondamente le nostre abitudini al punto che sono esse stesse a indirizzare pensiero e azione, il modus vivendi. La schizofrenia si manifesta nel quotidiano quando si dimentica un bosco a poca distanza da dove viviamo e si proietta nelle mete lontane la nostra felicità pianificando vacanze costose per trovare una pace e un riposo lontano dagli artifici.

Ippolito Pizzetti riteneva che è ormai insostenibile che “si continui a parlare della natura come qualcosa di esterno a noi, quasi non ne facessimo parte, non fossimo natura anche noi” (Pollice Verde, 1982). A trenta anni dai suoi contributi così puntuali e innovativi sull’idea di giardino e di natura, l’architettura e l’arte del paesaggio si avvalgono dell’innovazione tecnologia e della sperimentazione su nuove piante adatte agli ambienti urbanizzati e industrializzati, perché si è compreso l’essenziale contributo dei vegetali nel contrastare il grande cambiamento climatico e migliorare la qualità dei luoghi in cui viviamo. L’uso del legno, della pietra, delle piante è divenuto indispensabile per realizzare manufatti e contesti vivibili e sostenibili in termini di energia e di valorizzazione delle risorse naturali. Il rapporto equilibrato fra il verde e il costruito, realtà in espansione, è oggi ormai una precisa richiesta da parte di amministrazioni e privati.

Le specie arboree in particolare rappresentano una risorsa del paesaggio che va preservata e valorizzata. Ogni azione dell’uomo rivolta al loro uso non può prescindere dal loro rispetto in quanto esseri viventi appartenenti al popolo degli alberi e dal riconoscimento del loro diritto di crescere secondo natura nel luogo in cui sono nati. La componente verde è lentamente migrata culturalmente dal ruolo di corredo/arredo a quello di protagonista. Lavorare col verde in architettura oggi significa usare la vegetazione come elemento creativo essenziale e strutturante: boschi e orti urbani, parchi agricoli, tetti verdi, pareti verdi, giardini pensili, costruzioni in legno, bambù, salice, terra cruda e paglia, rappresentano l’elevazione della natura ad artificio naturale attraverso i suoi elementi originari trasfigurati in materiali da costruzione.

Oggi si è raggiunta una visione concreta delle possibilità operative del costruire naturale oltre i limiti della “sostenibilità” grazie anche all’innovazione tecnologica che ottimizza il rapporto fra la natura e l’artificio costruttivo in architettura, Treehouses, nel design Natural Born Objects, nell’arte, Land Art. Le modalità costruttive di matrice ecologica, High green technologies, si sono sviluppate nel mondo creando esempi concreti che possono fare da riferimento per una nuova progettualità. Interessante è osservare come in Italia il costruire case in legno, nonostante la sua facilità di costruzione, la versatilità, le capacità antisismiche e l’ottimo potere isolante per il risparmio energetico, rappresenti ancora una fetta irrisoria rispetto al costruire con tecnologie tradizionali.

Le case di legno rappresentano all’incirca l’ 2,8% del mercato immobiliare residenziale italiano e solo l’8,5% di tutti gli edifici. Ne riferisce uno studio recente sul mercato italiano Case in legno nel 2010. Analisi di mercato. Previsioni fino al 2015, realizzato da Paolo Gardino Consulting Company. Il trend è in effetti positivo poiché è stata rilevata una crescita: nel 2005 le case in legno erano circa un migliaio all’incirca, nel 2010 questo numero dalle stime sembra quintuplicato con più di 5 mila case prefabbricate in legno realizzate. Naturalmente questa è solo una delle opportunità che offrono le nuove tecnologie costruttive per ridurre soprattutto l’impatto sul territorio, in termini di risparmio energetico, qualità indoor, riciclabilità dei materiali, qualificazione degli spazi abitativi in relazione ai riferimenti bioclimatici locali.

Mi è sembrata interessante l’esperienza che ho personalmente condiviso nel 2013 in una manifestazione floreale nella bella cittadina di Este nella provincia di Padova: l’esposizione da parte di un gruppo di progettazione di una tree house proposta come modello-prototipo. Ho trovato importante l’attività di promozione di un manufatto in legno che è subito divenuto elemento di attrazione e di curiosità da parte di migliaia di visitatori durante tutta la manifestazione. Si è realizzata una tree house di aspetto formalmente effimero, ma che può avere un uso concreto e permanente che ne valorizzi l’investimento, che sia luogo in cui percepire un rapporto equilibrato e armonico uomo-natura, che ribalti la percezione di dominio dell’artificio sulla natura e offra un approccio all’abitare confortevole grazie all’uso di legno e pietra, di pareti verdi, di tetti vegetati.

Diverse sono le esperienze a mio vedere degne di interesse nel panorama dell’architettura e del paesaggio italiano poiché mutano la prospettiva del costruire partendo da presupposti, requisiti imprescindibili dalla compatibilità con l’uso delle risorse. Parlando con il partner dello studio, l’architetto ed ecologo, Stefano Bassan, che da vent'anni si occupa di bioedilizia, progettazione partecipata, orti urbani, cohousing, coworking ed ecovillaggi, riesco a capire qual è la filosofia che sottende a questo tipo di manufatti che, ahimè, costituiscono ancora, purtroppo, una nicchia del mercato delle costruzioni, ma anche della stessa prassi architettonica. L’idea cardine sta nel concepire spazi, “presenze” e architetture ritagliati nella natura che uniscano creatività, costruttività e botanica, architettura, paesaggio e ambiente, arti figurative, design e grafica. Le loro più recenti azioni sul territorio hanno prodotto allestimenti nella natura, installazioni aeree o ipogee, osservatori sospesi, piattaforme e postazioni contemplative in altezza, percorsi tra gli alberi, ripari coperti, “small cabin”, “piccoli volumi ricettivi” e tree houses tra i rami dove sostare, meditare o per qualche notte riposare, immersi in un contesto naturale seppure antropizzato.

Entro in uno di questi manufatti in legno che recuperano il contatto verticale con la natura e sento che si può sperimentare una sorta di sogno infantile, quello di Cosimo di Piovasco di Rondò, il Barone rampante di Italo Calvino, romanzo autobiografico indimenticabile… e così mi spiegano gli architetti Nicola Chiavarelli e Pietro Pitteri, specialista in bioedilizia il primo ed esperto in design sostenibile il secondo, ma anche abile artigiano del legno, che annoverano tra i loro lavori in corso una torre osservatorio in legno di 30 metri a Sagron Mis in provincia di Trento, prossimo portale Dolomiti Unesco: “Queste realizzazioni si stanno facendo ammirare anche in Italia per merito di alcuni pionieri, per sperimentare il rapporto tra arte e natura con costruzioni minime come Tree Houses, case sugli alberi che ne rappresentano una possibile espressione.”

L’intenso impegno professionale e creativo profuso dal team Bassan, Chiavarelli e Pitteri sui temi a loro cari del rapporto tra Architettura, Arte e Natura è riuscito di recente a suscitare molta attenzione nei media verso il tema Tree houses, proponendolo e sviluppandolo tra i primi in Italia, sostenuti in questo anche dall’amicizia con l’architetto tedesco Andreas Wenning di Brema. Di recente sono stati invitati a esporre il prototipo della TH46 all’evento Abitare il tempo alla Fiera di Verona 2014, con grande successo di pubblico e di critica. Sono convinti che tree houses, smart units e small cabins rappresentino l’ultima frontiera della green architecture, la via attraverso la quale sperimentare la ri-connessione del mondo delle costruzioni alla Natura e ricercare soluzioni innovative di turismo ecologico.

Questa via verso l’uso del materiale legno, soprattutto in regioni dove costituisce l’identità architettonica del luoghi e garantisce la permanenza della figuratività e consistenza materica tradizionale, può avere ulteriori sviluppi soprattutto con il turismo cosiddetto green in cui come già avviene nel centro e nel Nord Europa campeggi, agriturismi e case vacanze sono dei veri e propri villaggi ecologici in cui si sperimenta un nuovo modo di abitare.

Tree houses come nuove nicchie di ospitalità ecosostenibile. Le tree houses, ribattezzate dai loro ideatori e realizzatori TH… seguite da un numero che le rappresenta sono ognuna diversa dall’altra; la TH46, con zona giorno porticata, cucina, bagno e suite panoramica alla realizzazione della quale hanno contribuito ben sedici aziende artigianali venete e trentine, la TH23 in Val di Sella, allestita tra boschi di Malga Costa nel più grande Museo en plein air italiano, ArteSella, con suite tra i rami che abbraccia un albero, set ideale per il prossimo educational di Rai 5; la THO, osservatorio speciale verso le Pale di San Martino, collocata nel parco privato di un'abitazione di Fiera di Primiero. Dopo aver passeggiato, sospesa tra gli alberi mi risulta arduo scendere a terra e riconsiderare il mio stato di homo consumens, l’opportuna definizione che prendo dallo scienziato Zygmunt Bauman, che della natura può godere solo saltuariamente, pianificando fughe ben organizzate lontane dalla città luogo dove la natura è relegata ancora a mero decoro.

Note:
(1) Ciampi P., Gli occhi di Salgari, Edizioni Polistampa, Firenze, 2003.
(2) Brown L.R., Eco.economy. Una nuova economia per la Terra, Editori Riuniti, 2002.