Sinestesia tra musica e colore

Come gli artisti vedono il mondo

2 AGOSTO 2015,
Vassily Kandinsky, Several Circles,  1926
Vassily Kandinsky, Several Circles, 1926

Per me il lunedì è azzurro, e così anche il sol o il numero uno, ma anche il mese di marzo. Chi vive la vita tra colori, musica, forme geometriche che vibrano di cromatismi, sono soggetti che sentono un vortice di amplificazione percettiva che viene definita sinestesia. In passato si pensava che la sinestesia fosse la percezione che gli artisti avevano della realtà. In anni più recenti, invece, la sinestesia è stata spiegata come fenomeno percettivo-sensoriale che indica una contaminazione tra i diversi sensi: vista, tatto, olfatto.

Di solito la sinestesia è un fenomeno unidirezionale e nella maggior parte dei casi si evidenzia in modo automatico come fenomeno percettivo e non cognitivo, assolutamente involontario. Si pensi che un sinesteta puro è in grado di vedere i suoni e sentire i colori in una prolungata e profonda contaminazione percettiva. Come si diceva la percezione sinestetica è stata notata soprattutto in creativi, artisti, in persone con mancinismo, dislessiche o con problema di allochiria, quindi di confusione tra mano destra e sinistra. Tra gli artisti che maggiormente hanno sfruttato questo “dono” troviamo musicisti del calibro di Olivier Messiaen, o del musicista e pittore di origine lituana, Mikalojus Konstantinas Ciurlionis (1909 -1911) per non parlare di Vasilij Kandinskj (1866 - 1944) o di un altro musicista, Alexander Scrjabin (1872-1915) che addirittura progettò una tastiera per luce che proiettasse i colori della sua musica nell'ultima visionaria opera Prometeo.

L'epoca in cui Ciurlionis, Kandinsky, Scrjabin hanno vissuto, tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, fu straordinariamente densa di fermenti e di contaminazioni tra pittura, musica, filosofia, discipline spirituali, si pensi al lavoro svolto dalla teosofia di Rudolf Steiner e la sua teoria dei colori come viatico verso una scienza dello spirito. Kandinskj vedeva il colore come “un messo per influenzare direttamente l’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”, amava ripetere. E anche per Scrjabin l'arte attingeva da un unico bacino e gli artisti vi si abbeveravano senza distinzione di strumento o disciplina.

Ecco che la musica poteva essere rappresentata pittoricamente, e la pittura diventare composizione musicale, il tutto in un continuum percettivo che si autoalimentava senza soluzione di continuità. Tornando al Poema del fuoco di Scrjabin, il compositore aveva esplicitato nello spartito dell'opera le note di colore che avrebbero dovuto prodursi nell'intera partitura orchestrale. Il famoso rigo “luce” sottolinea la personale concezione del cromatismo musicale di Scrjabin, arbitraria come è spesso per ogni sinesteta puro. Scrjabin rivoluziona le regole armoniche anticipando le sperimentazioni di Schonberg e Stravinski e costruisce attorno a un accordo definito “sinestetico”, con tanto di colore, il passaggio e la discesa dello spirito nella materia e successivamente la rinnovata ascesa verso la parte spirituale. Gli intervalli sono di quarte giuste dove la nota più alta è il Fa diesis che corrisponde al mistico viola, al punto più alto della creatività che va alla fine a incontrare la nota più materica, un rosso Do, corrispondente alla volontà dell'umano. L'accordo sinestetico completo è quindi Do, Fa diesis, Si bemolle, Mi, La, Re indicati da Scrjabin come stati d'animo ben precisi.

E' superfluo ricordare che per il musicista russo la declinazione del colore nelle note musicali giungeva da un percorso personale, probabilmente avviato sui testi di Goethe e Steiner e dalla personale sensazione che la musica evocava nel colore. Su un altro piano, invece, la ricerca sinestetica avviata dal lituano Ciurlionis che muove dalla composizione per dare a quest'ultima un'immagine esoterica del suo mondo intereriore. Il musicista dipinge le sue 7 Sonate, ma non solo così anche Miške (Nel bosco), poema sinfonico per orchestra (1900-1901) e Jūra (Il mare), (1903-07) trovano adeguata rappresentazione pittorica in un simbolismo che affonda le radici nel mondo incantato della tradizione fiabesca lituana. In particolare la Sonata della Primavera del 1907 viene dipinta per l'intera sequenza dei tre movimenti che la compongono: Allegro, Andante, Scherzo e Finale. La tonalità è il giallo che esalta una condizione di passaggio appunto dal freddo dell'inverno verso il calore dell'estate. E così le sonate dell'Estate, del Sole, delle Piramide, altro riferimento ancestrale. Le tele sono ricche di simboli esoterici, la poetica di Ciurlionis è rarefatta, onirica prepotemente spirituale. Lo sguardo verso l'infinito trova sostanza e accompagnamento nelle composizioni che tramutano il suo mondo musicale in uno spazio in cui l'artista si muove con sicurezza come in un universo parallelo.

La lezione dell'astronomo Camille Flammarion fu decisiva per Ciurlionis, che mise a fuoco la personale concezione del mondo e dell'universo attraverso immagini dense di simbolismi esoterici e di intuizioni nate dall'ispirazione musicale. Note musicali, colori, forme, tempi e vibrazioni erano anche il mondo sinestetico di Luigi Veronesi, pittore e fotografo che condificò, misurandole, le estensioni delle note sulla base del colore. Veronesi sosteneva che il rapporto di frequenze fra l’estremo viola e l’estremo rosso, nello spettro, fosse di 1/2, esattamente come nelle frequenze delle ottave musicali fra do e do. Veronesi ha conferito forma alle partiture musicali. Ha misurato l'ampiezza del suono, la sua altezza, la frequenza e ha trasportato le sue intuizioni sulla tastiera del pianoforte. Ecco che leggendo lo spartito i suoni più bassi nella scale sono quelli più intensi che vanno rarefacendosi quando diventano più alti. La pausa, il silenzio in musica sono per Veronesi un'assenza di colore che l'artista milanese individua nel grigio. La ricerca di Luigi Veronesi diventa, quindi, immagine con la visualizzazione cromatica del Contrappunto n. 2 di J.S. Bach del 1970. Anche questa una straordinaria esperienza sinestetica.