Vincent Van Gogh e Paul Gauguin saranno alcuni, tra gli ospiti eccellenti che dal 12 novembre di quest'anno al 15 aprile del 2012, popoleranno le fastose stanze del Palazzo Ducale di Genova in una mostra delle loro opere destinata a fare epoca il cui lei motiv è il viaggio, sia come me esplorazione geografica, sia come esplorazione degli spazi e nelle culture, sia anche, e quasi soprattutto, come il viaggio dentro di sé.
Il curatore e organizzatore dell’evento, Marco Goldin, non nasconde come questa sia la mostra dei suoi sogni: l'ha cullata per oltre un decennio, mentre veniva via via aprendo tante rassegne rimaste famose, e intessendo quei rapporti internazionali che oggi consentono di realizzarla con tutte le opere "giuste", per raccontare di viaggi in capo al mondo e di altri dentro quell'immensità ancora più dilatata che è la propria anima, o il campo del proprio cuore.
Goldin stesso racconta come la suggestione per questo tema fosse nata, ormai trent'anni fa, da una di quelle letture "obbligate" per un ventenne, “On the road” di Jack Kerouac. Infatti, tutto il primo capitolo del volume che il curatore ha scritto, e che accompagnerà al posto del catalogo l'esposizione, è dedicato alla riflessione sul tema del viaggio partendo dal libro del narratore americano.
Con Gauguin il titolo cita, non a caso, Vincent van Gogh. Di lui a Genova, saranno esposte ben 40 opere (di cui 10 disegni), tutte riguardante il viaggio, quello di una vita angosciata e geniale, un viaggio nel colore e nell'abisso, verso la luce del midi francese e nel buio del proprio male di vivere. Viaggio che conduce e viaggio che sigilla, testimoniato sia dal ben noto “Autoritratto al cavalletto”, dipinto nel 1888, sia dagli intriganti voli neri sopra le messi gialle del “Campo di grano sotto un cielo nuvoloso” dipinto ad Auvers appena tre settimane prima della morte, opera questa che manca alla visione diretta del pubblico addirittura da quarant'anni.
Poi il Seminatore, in mostra nella sua versione più famosa e citata, dipinta ad Arles, simbolo di una speranza in future, migliori germinazioni, accanto alle Scarpe cui l'artista dedica un omaggio tenero e forte, simbolo quant'altri mai della terrena quotidianità del camminare. Le Scarpe saranno inserite all'interno della ricostruzione della camera di Van Gogh ad Arles, assieme a due paesaggi di Morandi a Grizzana del 1943. Per dire come il viaggio parta dal luogo chiuso di una stanza e da lì si allarghi alle strade del mondo.
La pittura europea partirà dal viaggio della mente davanti all'infinito di Caspar David Friedrich: una piccola barca che va diritta nella nebbia e si dirige non si sa dove, mentre William Turner si confonde, materia nella materia, colore nel colore, cenere nella cenere, acqua nell'acqua, fuoco nel fuoco, pittura nella pittura, nel gorgo di un viaggio che sposa la potenza degli elementi.
Il viaggio di Paul Gauguin sarà agli antipodi, e il grande quadro sopra citato lo rappresenterà tutto: isolato nella penombra di una vasta sala, nella quale eccezionalmente è stata ricostruita la capanna di Gauguin stesso a Tahiti. Poi il viaggio di Claude Monet sarà nel recinto protetto del giardino di Giverny, nella fioritura delle ninfee come ghirlande: questo viaggio di Monet è dentro la luce che tocca l'occhio, rivela i colori e ne autorizza la dissolvenza.
Poi ancora il viaggio mentale di Wassily Kandinsky, quel percorso che si declina quotidianamente con la visione accidentata, talvolta persino malata, che si costruisce nella forma che genera sogni e incanti, tremori e memorie. E’ un viaggio legato genuinamente alla cultura europea della prima metà del XX secolo, e che a metà di quel secolo, in una sorta di epico, e anche tragico, parallelo con l’americano Mark Rothko, vede sulla scena il percorso straziato di Nicolas de Staël.

Ma il viaggio non si ferma alla vecchia Europa, ma attraversa l’oceano e arriva alle terre nuove, all’America: perché quella americana è una pittura che esprime l'esplorazione di territori sconosciuti, enunciazione di uno spazio che si identifica con una nazione nuova. Due pittori, Edwin Church, il pittore dell'Est, della valle dell' Hudson, della costa del Maine, e poi Albert Bierstadt, il pittore dell'Ovest, della scoperta di Yellowstone e di Yosemite rappresentano questa forza primordiale che nel XIX secolo autorizza il viaggio verso l'ignoto di un luogo che si desidera incontrare e quasi abbracciare.
Poi, un salto di qualche anno, un viaggio che arriva a Prout's Neck lungo la stessa costa del Maine, sulle rive dell'Oceano Atlantico rappresentato da Winslow Homer. A cavallo dei due secoli, Homer conclude il suo viaggio nella solitudine di acque tempestose, nel buio di un gorgo che si specchia contro la nera nuvolaglia del cielo. Quella costa del Maine che anche uno straordinario pittore come Andrew Wyeth racconterà per tutta la seconda metà del XX secolo raccogliendo la tradizione figurativa oltre che di Homer anche di Edward Hopper, l’egregio rappresentante del viaggio alla solitudine colui della provincia americana all'interno di una muta sillaba, di un impressionante silenzio.
Ma Hopper seppe anche isolare il senso del viaggio interiore in alcune sue sublimi figure pensose e mute. E da queste anse di buio e notte, la mostra ripartirà per arrivare alle superfici quasi monocrome di Mark Rothko, per uno dei viaggi nell'interiorità più straordinari che la storia della pittura ricordi. E’ un viaggio che sente le profondità del territorio e delle acque e tutto trasforma in lividi accenni d'onda.
In questa mostra il visitatore potrà anche vivere l'esaltante confronto, fianco a fianco sulla parete, tra i neri e le terre di Rothko stesso e le marine quasi identiche di Turner un secolo e mezzo prima. Ma non solo: ci sono anche le mareggiate che Richard Diebenkorn rovescia nei suoi fulminanti Ocean Parks, guardando da una finestra alta sul Pacifico il trafficato scorrere dei fili dell'elettricità.
Ma nel mezzo, monumentale e tragico, accidentato e splendente, Van Gogh continua a giganteggiare, con i suoi campi di grano sorvolati dai corvi o con le fioriture gentili nei parchi. Van Gogh che è il cuore e l'anima di questa mostra straordinaria, che per questo ne allinea tanti e motivati dipinti.
Il Viaggio (con V maiuscola) trova il centro ideale nell'opera simbolo degli interrogativi di una vita d'artista, il monumentale dipinto “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” che Paul Gauguin volle come suo testamento nel 1897, dopo aver deciso di fuggire da tutto ciò che ormai gli pareva insopportabile, ricorrendo all'arsenico per un tentativo di suicidio che poi fallì.
E’ questa un’opera imponente e sublime, quattro metri di lunghezza per uno e mezzo di altezza, mai vista ancora in Italia, ed esposta in Europa una sola volta, a Parigi una decina di anni fa. Il Museum of Fine Arts di Boston, che l'ha eletta a suo simbolo e dove è custodita, fa un'autentica eccezione, concedendola solo per la quarta volta in un secolo. Anche per ammirare solo questo capolavoro sommo, varrebbe la pena di fare il viaggio a Genova.


Palazzo Ducale
Piazza Matteotti 9
16123 Genova

Orario mostra
lunedì-venerdì: 9-19
sabato e domenica: 9-20
Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2011
1 gennaio 2012: 10-20