Flavio Martella
  • Collabora con WSI da maggio 2015
Flavio Martella

Non amo definirmi. Lo lascio fare agli altri, ma alla fine me ne pento sempre.

Lunatico del nulla per vizio. In poche parole? Mi perdo spesso in troppi pensieri. Per scrivere ho sempre avuto bisogno di vivere in quello stato di sospensione che dell’arte è essenza. In questo che è il secolo delle distrazioni e delle dipendenze, io ci sto dentro con tutte le scarpe; ci sto dentro e non resta che osservare gli altri e noi stessi per ricavarne qualcosa. Maniaco della parola e del suono. Detesto i filantropi superficiali. Mi nutro di quella che Ungaretti chiamava “malinconica serenità”.

Gestisco insieme ad altri amici Il Varco (Il Varco.net), editore indipendente/movimento culturale militante nell’arte nato con lo scopo di diffondere cultura, lasciare una traccia all’interno della contemporaneità proponendosi come nuovo punto di vista, giovane, figlio del nostro secolo: una mirata e lucida chiave generazionale di lettura della realtà.

Studio Lettere alla Sapienza di Roma. Fra i miei sogni più comuni c’è quello di avere sempre un sogno a portata di mano. Fra quelli più folli, sicuramente, c’è quello di trovare la magia di un amore surreale e di partire come corrispondente di guerra. Che alla fine, poi, in me significhino la stessa cosa?

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