Flavio Martella
Collabora con WSI da maggio 2015
Flavio Martella

Ogni tanto scrivo qui. Ho scritto piccoli saggi on-line per Il Varco dal 2014 al 2018, scritto e diretto un cortometraggio (Quanto Manca, 2018) e persisto nella mia strada letteraria e cinematografica. Studio Lettere Moderne e quello che mi affascina.

Limiti e proporzioni: ecco, per noi. E non ci sono narcotici, stimolanti, paradisi artificiali che possano liberarcene. Un uomo può gettare un ponte, semplificare i mezzi di comunicazione, non abolire le distanze, tanto meno una distanza inconoscibile come quella tra l’effimero e l’eterno. La nostra civiltà è fatta in questo modo. E perciò, da noi, tanto è difficile la via dell’arte, e la sua grandezza, quando è raggiunta, tanto contiene malinconica serenità.

(Giuseppe Ungaretti)

Perché bisogna che lei fermi un attimo in sé la vita, per vedersi. Come davanti a una macchina fotografica. Lei s'atteggia. E atteggiarsi è come diventare statua per un momento. La vita si muove di continuo, e non può mai veramente vedere sé stessa. Lei non può conoscersi che atteggiata: statua: non viva. Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire. Lei sta tanto a mirarsi in codesto specchio, in tutti gli specchi, perché non vive; non sa, non può o non vuol vivere. Vuole troppo conoscersi, e non vive.

(Luigi Pirandello)

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