Danilo D'Acunto
Collabora con WSI da maggio 2018
Danilo D'Acunto

“Tre libri d’arte, cinque testi universitari, due romanzi, un catalogo dell’Hermitage, dispense universitarie, un righello, nove pennelli, un tesserino, una squadra, un portamonete, una boccetta d’inchiostro di china, una gomma, portafogli, un orologio, uno scontrino fiscale, due pennarelli, una pen drive, una guida tv, quarantatré fogli bianchi impilati, una scatola di sigari Montecristo, una di Romeo y Julieta, una di Pedroni classico, una statuetta di ventisei centimetri raffigurante l’Athena Parthenos, il tesserino di una biblioteca, quattro matite, nove penne, una ceneriera, un ebook reader, quattro bloc notes, due album da disegno per acquerelli, una scatola di graffette metalliche, una fotocamera, il biglietto d’entrata della commenda di Pré di Genova, tre biglietti dei musei vaticani, uno zippo, un bicchiere con il fondo sporco di olio di lino, una ricevuta di pagamento, tre bollette pagate, un fodero di occhiali (con occhiali dentro), una pila di fotocopie di testi vari, un astuccio di mine 0.5 per stencil, una spatola per stendere i colori, quattro disegni ad inchiostro, un paio di auricolari, due buste di plastica, un foglio di carta da regalo, un dizionario Kovalev italiano-russo, una scatola vuota che conteneva un lettore mp3, un sigillo per ceralacca riportante la lettera “D”, tre fogli di appunti, un computer portatile non funzionante”. Questa la descrizione (di circa otto anni fa) della sua scrivania, e da lui ritenuta la sua migliore biografia.

Dopo una formazione classica, prosegue il percorso di studi laureandosi prima in Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali e poi specializzandosi in Archeologia e Storia dell'Arte Antica con lode, presso l'università Federico II di Napoli. Il suo lavoro archeologico è incentrato principalmente nell'ambito epigrafico e in generale lo studio dei testi antichi. Partendo dalla sua tesi di laurea, svolge una ricerca incentrata sullo studio della magia e dei testi magici in antichità, tentando di decifrare segni e simboli tuttora ignoti. Di questi ultimi è appassionato cultore partendo dallo studio degli ideogrammi antichi fino alla simbolica massonica. Come operatore dei beni culturali svolge un ruolo di promozione attraverso la pubblicazione di articoli divulgativi che prosegue già da diversi anni, coniugando all'attività informativa una antica passione per la scrittura, nata dalla lettura e coltivata con gli anni e gli studi. Convinto assertore di una necessaria interdisciplinarità in campo culturale e soprattutto archeologico, studia e approfondisce la conoscenza delle arti, della letteratura, della filosofia, della tecnica e tutte le altre scienze che - secondo lo spirito della New Archaeology - completano lo scenario storico e sociale del passato per restituire una conoscenza dello stesso quanto più unitaria e mai nozionistica. Bibliofilo, amante dell’arte in generale e di quello che Amedeo Maiuri definiva il “mestiere d’archeologo”. Da martire consenziente della sua professione, porta avanti la speranza di contribuire a far sì che i beni culturali in Italia siano trattati e accolti come spetta alla loro straordinaria, preziosa grandezza.

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