Perché si dice che lo yoga è 90% pratica e 10% teoria?

Riprendendo la citazione di Pattabhi Jois, il fondatore dell'Ashtanga Yoga, con cui abbiamo chiuso lo scorso articolo vi racconto una storia: la mia (giuro sarò breve!), ovvero quella di una filosofa che ci ha messo anni prima di decidersi a srotolare un tappetino.

Mi sono appassionata di yoga quando dopo diversi anni di studio di filosofia (occidentale) ho iniziato a chiedermi: “e in oriente che si dice?” Abbastanza scontato, ma ammetto che non tutti i miei compagni di università finirono per seguire l'unico corso di Storia della Filosofia Orientale allora presente alla Statale di Milano, poi rimosso e mai più integrato (ahimè). Da allora ci misi però altri due o tre anni prima di provare il mio primo asana. Fu l'editor che mi ha fatto da mentore e mi iniziò alla sua stessa professione a convincermi a provare. All'epoca lui lavorava per una nota casa editrice italiana di saggistica, filosofia e scienze psicologiche e io imparavo il mestiere al suo fianco. Si era occupato personalmente della prima edizione italiana dell'opera di Freud e questo sarebbe già bastato a renderlo il mio guru, ma in più era anche simpatico, una fonte di sapere infinita e innamorato perso dello yoga. La cosa che gli rodeva di più, credo, fosse di aver scoperto questa disciplina solo in età matura e, forse proprio perché non voleva che anche io mi perdessi il treno, insistette molto perché provassi. Per convincermi mi stampò e mise in mano una serie di fogli (che gelosamente custodisco ancora) con tanto di saluti al sole e varie sequenze scaricate da un sito tedesco che secondo lui era il non plus ultra. In italiano all'epoca in effetti non c'erano ancora risorse di quel tipo e tanto meno c'era tutto il successo che lo yoga ha oggi. Poche scuole, pochi praticanti, per lo più sconosciuti tra loro.

Era l'alba dei primi anni 2000, altro che “Odissea nello spazio”. A ripensarci oggi sembra un'era geologica fa. Insomma fu così che mi iniziai allo yoga. Sapevo tutto a livello teorico, ma, dopo anni di pratica ho capito che tutto quello che avevo letto non mi era servito a gran che. Perché?

Perché:
-un conto è leggere e un conto è sperimentare fisicamente (benefici fisici indubbi e comprovati);
-un conto è leggere e un conto è sperimentare emotivamente (funge da stabilizzatore dell'equilibrio emotivo, è antistress e quindi consigliato in terapie di psico sostegno);
-un conto è leggere e un conto è sperimentare mentalmente (si impara a guardarsi con occhi diversi, accettare i propri limiti volendogli bene, si impara a osservare la propria mente e a prendere la giusta distanza dal turbinio mentale);
-un conto è leggere e un conto è sperimentare sensorialmente (amplifica i 5 sensi con yoga Ayurveda in primis);
-un conto è leggere e un conto è sperimentare spiritualmente (per chi vuole è l'inizio di un percorso di ascolto sottile);
-un conto è leggere e un conto è sperimentare energeticamente (al di là delle credenze personali sull'esistenza o meno di chakra e corpi sottili la pratica ci fa sperimentare e mettere in contatto con il nostro livello di energia (alta/bassa, stanchezza/prontezza, risucchio energetico/pienezza).

Questo detto in breve, ma in sostanza è come se non aveste mai corso in vita vostra e vi leggeste cinquanta manuali sulla corsa. Poi vi metteste allo start e... A fine corsa pensereste ai libri letti o alle mille sensazioni che state provando? L'adrenalina, il fiatone, la gioia del successo perché siete arrivati a fine percorso senza aver perso un polmone per strada. Certo, poi domani quando l'acido lattico vi farà una visitina ne riparliamo però, ci siamo capiti!

Sembra banale forse chiedersi perché è meglio praticare che teorizzare ma vi assicuro che non lo è, o meglio è qualcosa su cui vale la pena spendere una mini riflessione come questa.

Poi voi mi direte sì, allora perché scriverne? Perché scrivi di yoga? Per spronarvi a provare ovvio! Scherzi a parte, che proviate o meno, a me piace scrivere e potrei scrivere anche di mattoni con passione se mi deste il là, ma ho iniziato a scrivere di yoga per mettere insieme due mie fisse (scrittura e yoga appunto) e vedere che ne tiravo fuori. Un po' come succede in cucina quando sperimenti accostamenti e ingredienti e ti inventi un po' tu la ricetta.
Ma tornando a bomba...

Ecco i miei motivi per cui la pratica vince sulla teoria:

Yoga è uno stile di vita a 360 gradi

So che fa paura e la cosa sa immediatamente di setta o di troppo impegnativo, ma non si tratta di questo. Si è sempre liberi di prendere come e quanto si vuole da qualunque insegnante e da qualunque scuola. Sta a noi informarci e attivare la nostra coscienza critica. Nessuno vi obbliga a nulla. Quindi impegnativo rispetto a chi e cosa? Rispetto a stare sul divano a mangiare schifezze? Ma nessuno vi obbliga a smettere, solo … sul serio pensate di poterci stare 365 sere all'anno su quel divano? Non vi state perdendo qualcosa forse, là fuori? Giusto per curiosità, provate a fare yoga per una volta, o meglio per qualche settimana con costanza, anche solo una volta a settimana e poi ditemi se non vi sentirete meno in colpa a passare 6 invece che 7/7 serate sul divano e se dopo qualche settimana forse cominciate ad avere anche meno voglia di rannicchiarvi e chiudere i ponti col mondo. Ecco lo yoga funziona così. Per gradi. E ogni passo, ogni gradino sarà una vostra scelta, da rinnovare, confermare o abbandonare (in pratica), ma che vi assicuro vi darà sempre anche di che riflettere (in teoria) e più spesso soddisfazioni.

Yoga vuol dire cambiamento

Se sei una/o yogin (o hai già letto tutti i miei articoli – yess!) lo sai già, ma una delle prime cose che accade dopo poco che si pratica è un'attenzione diversa che iniziamo a mettere in quello che sentiamo e facciamo e via via in quello che scegliamo. Dal mangiare, agli acquisti, al nostro rapporto con gli altri e con l'ambiente. Insomma lo yoga fa sorgere spontaneamente una serie di domande che via via, da piccoli tarli nel cervello, diventano argomenti, temi di cui iniziano a prendere coscienza, di cui cominciamo a interessarci e che sentiamo il bisogno di approfondire sia attraverso i libri, ma anche nella vita di tutti i giorni. Ovvio che leggere i testi fondamentali aiuta e serve, tanto più se la pratica finisce per appassionarti. È come dire vado in India e non programmo il viaggio. Fantastico, ma una volta lì dovrai per forza chiedere informazioni e scoprirne di più, magari con una o più guide alla mano?! Questo intendo per 9 a 1.

Yoga è emozione

Non posso dirvi altro che da quando pratico e ogni volta che pratico (ben più di quando leggo e studio di yoga) è come se diventassi ricettiva cento volte più del mio stato normale. Il corpo si scioglie, la mente si calma e io divento come una spugna energetica. Mi sento molto più a contatto con me stessa, le mie emozioni si amplificano e ci entro in comunicazione (a volte sono dei veri e propri incontri di box tra me e la mia paura, io e la mia tristezza...). Dopo la pratica però la mia energia rinasce e torna sempre al massimo! Lo giuro. Abbiamo solo iniziato a parlare di corpo energetico e nei prossimi articoli approfondiremo l'argomento. Per ora credetemi sulla parola. Io ho provato per credere. E tu?