Le erbe della Val Leogra e il Giardino di Ildegarda

28 giu — 28 set 2014 nell'ambito di "A seminar la buona pianta", a Rovereto (TN) e Schio (VI)

Arnica
Arnica

La mostra che verrà inaugurata il 28 giugno e sarà aperta fino al 28 settembre 2014 fa parte degli eventi che caratterizzano le iniziative racchiuse nella rassegna A seminar la buona pianta che coinvolge le vallate del trentino nella zona di Rovereto e Schio.

Questa rassegna - non è un festival - unisce momenti di ascolto e di visione a momenti di partecipazione collettiva dove si va a scoprire la flora medicinale e poi "tutti a seminar la buona pianta". A me incanta il titolo e le iniziative che coinvolgono una comunità. Qui c'è azione e partecipazione e nulla è simile ai festival che circolano per l'Italia nei quali c'è sempre la divisione pubblico/attori. C'è sempre chi entra in azione e chi vede o ascolta l'azione, a volte c'è un evento che prevede la partecipazione del pubblico ma sono rare eccezioni.

A seminar la buona pianta ci si sporcano le mani, ci si inchina alla terra. Insieme. In comunione con essa. Che bella parola "seminare"! È di quelle parole primarie, antiche, che ci accompagnano fin dalla nascita. E di nascita si tratta. Spargiamo la semente in un terreno preparato a riceverlo perché germini e dia vita a nuove piante. Questo processo che vede molte persone impegnate a dar vita alla vita nello stesso momento e nello stesso luogo, fa parte di una creatività diffusa intimamente legata alla realtà. Condivido e ripeto spesso la visione che la poeta russa Marina Cvetaeva ha della creatività umana. Per lei infatti la creatività umana è un contraccolpo; una cosa ci colpisce e noi rispondiamo. La risposta è un'entità nuova che prima non c'era. Ecco quello che unisce tutti gli eventi. Qui è la terra che ci chiama, che ci pone il suo enigma e noi - tutti, tutte - rispondiamo.

Nella mostra Le erbe della Val Leogra e il Giardino di Ildegarda ciò che unisce i diversi lavori e le diverse discipline è la passione per una coscienza dell'arte nella sua disposizione al bene. Ho scelto di lavorare in questo campo perché l'arte scava nel profondo e credo che mai come ora sia necessario un richiamo alla terra e agli esseri viventi che la popolano.

Ecco quindi ciò che spinge Flora Todesco a creare splendidi erbari così intimamente legati al suo territorio. Un lavoro che parte da lontano e racchiude e si fa testimone di visioni scientifiche e artistiche insieme. È il suo modo di rispondere, di contraccambiare una passione che nasce dal suo sguardo ben disposto e la Val Leogra. Claudia Papi è la compagna, l'amica di questo mio tempo. Abita in Vicolo Capannetti. Ho già scritto un racconto su questo vicolo e la sua casa che è la casa più bella che io conosca perché è la dimora degli alberi, delle piante e dei fiori. È lei che quotidianamente semina la buona pianta. I suoi sono giardini di Babilonia; ricoprono pareti, tetti, terrazzi, creano percorsi nel terreno, escono e si espandono nella via. Nel cuore di Ravenna, foreste tropicali. E lei, con la parola, le orienta. La vedo parlare con la vite e quando mi fa conoscere le sue piante mi dice "ho piantato un seme e guarda che albero". Pianta semi e crescono foreste. "... In loro ama se stessa, no, più che se stessa : ciò che è suo".

Un anno fa neanche immaginava di seguirmi nella realizzazione delle tavole botaniche. Ora la sua è la passione degli inizi. Trascorriamo i nostri pomeriggi inchiodate al tavolo bianco intente a indagare nascita, vita, morte di alcune piante. In questo momento sono una malva silvestris e Claudia una fragola di bosco molto complicata. Nella mostra presenterò una serie di tavole botaniche che testimonia anni e anni di ricerca. Il mio processo creativo nasce lungo i fossi dell'argine del fiume o al mercato difronte a una bancarella di piccole piante aromatiche. Ho iniziato così a indagare sempre più in profondità la vita delle piante e dei fiori. Con la lente di ingrandimento ho tentato di rivelare le minime circostanze di un mondo naturale intricato e luminoso. Contemporaneamente faccio convivere nello stesso lavoro, in reciproche intimità, scrittura e vocabolario botanico. Sono così germogliate Le Grandi Pagine che insieme a uno Scudo formeranno, nell'evento di Schio, un'installazione.

Queste sono le regioni nelle quali vive il giardino di Ildegarda, e noi ne condividiamo i territori. Per la badessa di Bingen gli esseri umani vivono in salute "se gli elementi adempiono veramente e in ordine il loro compito, in modo che il calore, la rugiada e la pioggia vengano a tempo debito mantenendo sana la terra e i frutti di essa e assicurando una buona raccolta e la salute, allora il mondo prospera ..." e ancora, "l'anima quando il corpo è oppresso da un'aria pesante fatica a respirare e muore".

Nel giardino di Ildegarda si coltiva la bellezza delle relazioni con la musica, la danza, la filosofia. La cura del corpo e dell'anima viene alimentata dalle erbe medicinali. È una comunità dove si studiano le proprietà delle piante e si studiano gli esseri umani partendo da se stesse. "La scoperta di noi nelle altre e negli altri". Il monastero, nel Medioevo è l'unico luogo dove le donne possono studiare. E nel monastero di Bingen si studia e si sperimentano le essenziali qualità delle relazioni come crescita individuale e collettiva. Ildegarda traduce le passioni e le emozioni delle altre attraverso le sue passioni e le sue emozioni. È la sua esperienza, arricchita dalla relazione con le altre, ad aprire la vera strada per la conoscenza e una diffusa e profonda creatività.

Ora mi chiedo se l'arte può rendere l'aria respirabile e come sia possibile continuare a dipingere, a scrivere, a realizzare azioni o installazioni in un tempo e in un luogo che non riconosce più i miei passi leggeri. Credo che artiste e artisti debbano attraversare le loro discipline alla ricerca di alleanze. Esiste, nella comunità dell'arte, l'abbandono del luogo sterile dell'individualismo per ricercare la possibilità del "faticare" dell'anima; quel mantenere accesa la fiamma di una visione interiore. Penso che la relazione sia ancora una volta la via del fare, perché l'artista è colei o colui che fa, di solito anche un po' prima degli altri. Inoltre penso che nei confronti della realtà dovrebbe avere un atteggiamento critico e, dati i tempi, essere anche disarmante rivoluzionario.

L'arte credo non sia lo specchio dell'esistente, ma la sua coscienza.
Dovrebbe essere attenta, vigile nell'osservare e sperimentare le cose di questo mondo.
Come fa Ildegarda nel suo giardino, popolato da persone, animali, piante, fiori che penetrano l'uno nell'altro, appunto.

Per maggiori informazioni:
http://www.labuonapianta.it/