Tratto di treno

Come si raccontano certe storie se non hanno inizio?

29 OTTOBRE 2015,
Incontrarsi
Incontrarsi

Potrei cominciare dal mio ma preferisco credere di non averlo mai scritto. Tuttavia, nel mio inizio, ci è finito lui, dal primissimo giorno in cui lo incontrai. L'inizio e la fine in una sola volta. Lui si chiama come sempre l'ho chiamato io, prima che conoscessi il suo nome reale. Il nome di una persona è molto più importante di quanto si possa credere perché lì risiede l'alfabeto della sua esistenza. B. me lo diceva sempre. B., ad esempio, girava spesso con il mio nome tratteggiato al collo, collegato al cuore tramite una catenina d'argento. Il legame indossolubile, simile al ferro ma che mai si spezza.

E tutto questo oggi lo racconto a lei, la inserisco nel mezzo della storia perché è sempre stata presente, pur avendo visto presto la fine partecipando dall'inizio. Come dicevo, B. andava in giro così, con il mio nome e poi il suo. Andava in giro con le sue ancore di salvezza. Un giorno di Novembre decidemmo che ci saremmo viste lì, dove sapevamo noi. Allora io l'aspettai al binario e tutto d'un tratto la vidi correre (eccome se correva!) verso di me, ad abbracciarmi mentre mi crollava il mondo addosso e tentava in tutti i modi di stringermi affinché non ne sentissi né il rumore né il peso. Insomma, se il mondo avesse deciso di schiacciarci, saremmo state chiamate a difenderci entrambe.

Da quella volta ho cominciato a credere nelle coincidenze, quello che perdevo, mi veniva puntualmente regalato da lei e avremmo potuto chiamarlo sodalizio se solo fossimo state più romantiche. Se solo ci fossimo adeguate alla dolcezza sprecata del mondo. Non tutte le storie hanno bisogno di romanticismo. Nel frattempo, qualcuno scese dal treno, altri salirono, qualcuno sbagliò destinazione, come spesso succede quando a tutto pensiamo tranne che a giungere in un luogo. Anche i luoghi hanno le loro coincidenze.

Fu proprio sullo stesso binario, infatti, che incontrai quell'uomo dal colore incerto dei capelli e lo sguardo stanco. Quello al quale ho voluto attribuire io un nome. Più volte lo incontrai, un giorno viaggiammo assieme e ci dicemmo tutto con gli occhi ma vorrei nemmeno questo passasse per romanticismo; io con occhi negli occhi intendo qualcosa di più violento, infantile, disarmante, incontrollabile. Uno schianto. Viaggiammo assieme per un tratto di treno.

Noi tre c'eravamo già incontrati, camminando per gli stessi luoghi, salutandoci sul binario. Noi, senza nome, che non abbiamo avuto né inizio né fine, dal momento in cui ho scritto, solo uniti attraverso un piccolo tratto che collega il cuore ai ricordi come in una corsa affannosa verso quel treno.