Il tempo della luna

Dal diario di una lunatica

15 MAGGIO 2017,
Il luogo degli dei, dettaglio. Foto di Valeria Nonni
Il luogo degli dei, dettaglio. Foto di Valeria Nonni

Nella mia infanzia, a Fano nella casa dei nonni, è accaduto un evento fatale che ha orientato la mia vita a venire. Guardo i lavori qui nello studio 45 anni dopo e posso dire che il mio sguardo è ancora fermo lì. È fermo lì a guardare le macchie di umidità sul muro. Io bambina, immobile, nel grande letto di lenzuola bianche costruito, mi attrezzo a divenire una viandante solitaria; attraverserò quei territori che per essere visti e vissuti necessitano il rischio grande di una fine e di una rinascita.

In una calda notte di plenilunio la luna entra dalla finestra spalancata. Le altre persone che vivono nella casa dormono, io ho la luna seduta sul letto e non è un evento di poco conto. Di giorno il mio territorio da scoprire è il giardino e la luna invece mi conduce, con la sua luce, in altri luoghi. Suo alleato è il sonno che da me arriva all'alba. Da tempo seguo il suo lento cammino. Conosco il suo incanto senza fine. E nella notte fonda mi è compagna. Soffro la sua assenza, come la perdita di una madre che se ne è andata per un lungo viaggio. La luce delle stelle tenta di fare compagnia alle mie notti insonni ma priva di lei ho conosciuto e conosco lo stato della malinconia. E quando di nuovo ritorna, e le stelle riposano, la volta celeste mi appare come caverna luminosa pronta ad accogliermi. Sul confuso e dolente orizzonte vedo crescere la falce di luna affilata e pura come un diamante e precipito in un mondo nel quale la solitudine è vestita di luce. Sì. Io non mi separo da lei, ne seguo il percorso e un po' alla volta la trasformo nell'aria che respiro. Sì, fin da bambina io respiro la luna. Proprio così: in questo stato di libertà avviene una sorta di sovrapposizione. I miei pensieri coincidono con quelli della luna. Insieme percorriamo lo stesso tempo e lo stesso spazio. In una luce diversa il mio sguardo si allarga sulle terre, alto sopra le differenti regioni e vede le vicende mutevoli delle nuvole e delle altre creature. La luna riconosce in me la sua figlia fedele ed è venuta a riprendermi. In questa calda notte estiva il mio destino si è compiuto, si compie.

Ecco ciò che accadde, ecco ciò che accade.

La luna inizia a parlarmi: "Sono qui perché segui il mio lento percorso con un annichilimento che mi commuove. Ora ti pongo i miei enigmi e se li risolverai ti porterò con me". Illumino le cose con un'altra luce, dimmi, cosa vedi, lassù in alto nella parete di fronte?"
Io bambina: "Vedo una foresta".
La luna: "Non è sufficiente, una foresta è ben poca cosa. C'è di più, c'è di più".
Io bambina: "Vedo una giraffa, è più grande della foresta, e vicino a lei vedo un elefante".
La luna: "Guarda bene, non mi deludere. Non sarò venuta fin qui solo per una giraffa più grande della foresta e per un elefante. In quella parete c'è ben altro!"
Io bambina: "Tenterò ancora, ma tu fai tacere la civetta, mia nonna dice che il suo grido annuncia disgrazie... Lassù in alto a sinistra vedo una scimmia volante... Un po' più in basso una lucertola precipita a testa in giù e tiene altre lune... una lupa le sta mangiando la coda. Lì al centro vedo qualcosa che non riconosco".

La luna ora mi è più vicina - una grande palla dall'espressione triste e mi dice: "Non sono soddisfatta". "Si vede" dico io "ti preferisco quando sei metà oppure un quarto di quella che sei questa sera".
E la luna: "Così faccio più luce e tu devi dirmi ancora cos'è quella cosa che ti sembra così confusa. Guarda bene e riconoscila altrimenti domani notte non potrò portarti con me".
Io bambina: "Allora vedo anche due pesci fuor d'acqua, una pantera a due teste e poi... e poi... lì al centro c'è... c'è quello che c'era prima!"
La luna: "E brava bambina mia, l'essere qui questa sera non è stato inutile. È vero, è - quello che c'era prima - e noi due domani notte andremo lì. A presto".

Il rumore del trattore annuncia l'alba e così ora posso dormire. Per poco. Una voce, quella della nonna Enrichetta mi chiama: "Su Mariellina, svegliati, non puoi dormire sempre, giorno e notte! Presto alzati! Stanno arrivando gli imbianchini per tinteggiare la stanza. Hai visto come sono brutte quelle macchie d'umidità sul muro?"
15 agosto 1947 - 3 novembre 1992