La ragazza di Colonia

Quello che il silenzio dice

15 APRILE 2016,
Le lacrime delle donne
Le lacrime delle donne

Anche le Dee e gli Dei che non si sono risparmiati in nefandezze oggi piangono lacrime di cristallo che scendono in questa terra di pietra nera. Le mie invece sono lacrime salate, quelle di noi mortali.

Da anni ritaglio articoli di giornali e di riviste che riprendono da diversi punti di vista le mie passioni e così la casa e lo studio sono invasi da fogli stampati e ripiegati. Sono misteriosi perché per leggerne il titolo è necessario riaprirli. Si trovano in ogni luogo: dentro libri, in cartelle con scritte incomprensibili, in mezzo a documenti della banca, tra certificati medici, sull'asse da stiro insieme a riviste, libri, pillole, nei mobiletti del bagno, in cucina, nascosti sotto altri fogli scritti o bianchi. Dentro album per acquerelli e sui tavoli da lavoro.

Nel mio stato confusionale convivo con tutti questi ricordi che mi sono utili solamente quando li sottolineo e poi, trovate le forbici, che hanno la vocazione di sparire, li ritaglio. Mi dico che quel che faccio è del tutto inutile ma sono debole, soffro di disturbi ossessivo compulsivi e mi ripeto soprattutto negli errori e nei gesti inutili. In questo tempo di notte fonda sono letteralmente circondata e prigioniera di centinaia di pagine ripiegate. Anche ora, mentre scrivo ho fogli sparsi sul letto e per terra. Mi trovo a mio agio nel luogo della scrittura alla sera e soprattutto alla notte, quando il sonno non arriva. Convivo con anni di sonno arretrato. A questo punto il mio desiderio più forte è dormire, ma anche questa sera il sonno non arriva e in compagnia della scrittura lo attendo inutilmente. E quello che scriverò prevedo mi terrà sveglia tutta la notte.

Anzi in questo momento mi sembra di non avere più parole perché ciò che desidero dire precipita e si abbatte nei territori dell'indicibile. E ritorno per l'ennesima volta a Suor Juana de la Cruz e alla sua risposta a Suor Filotea perché dopo aver tanto letto e ascoltato sono sempre tentata dal desiderio del silenzio " ...ma siccome il silenzio è cosa negativa, anche se l'enfasi di non spiegare spiega molto, bisogna aggiungervi qualche breve commento affinché s'intenda quanto si desidera che il silenzio dica... ".

Forse.

Da dove inizio? Inizio dalla notte di San Silvestro a Colonia. Per mettermi nei panni e nel corpo e nella mente di una ragazza di Colonia che ha deciso di trascorrere il Capodanno, come gli anni passati, con amiche e amici all'aperto, di elementi ne ho ancora proprio pochi. E anche questo è un sintomo.

La ragazza di Colonia

Quella sera sono uscita con un gruppo di amiche e amici per festeggiare, in piazza, il nuovo anno. Erano già lì pronti per aggredirci, e all'improvviso mi trovo sola accerchiata da un gruppo di ragazzi. Dalle loro mani soffia il gelo. E arriva così, all'improvviso, il dolore: è caduto sul mio corpo come una lama affilata. L'offesa avviene con il più grande disprezzo. Precipito nella voragine, posso aggrapparmi solo a me stessa. Mi strappano i vestiti e sto diventando carne da macello per animali predatori. Dopo il massacro non ho più difese, mi appoggio ad un muro, scivolo a terra e mi chiudo a uovo: le braccia strette alle gambe e la testa premuta sulle ginocchia.

La mostruosità di questa sofferenza mi fa tacere, voglio ritornare nel ventre materno. Ho freddo, ho paura; divento cieca, sorda, muta. Il tempo si è fermato. In un "dopo" raccolgo quello che è rimasto della giacca e della gonna. In un altro tempo, nuove. Si sono portati via anche le scarpe. Mi rialzo e vedo quel che resta del campo di battaglia mentre occhi distratti guardavano altrove. Sono circondata da donne che hanno subito come me pesanti molestie sessuali e furti. Ritrovo due amiche e insieme decidiamo di andare al commissariato per denunciare le violenze. Vogliamo capire perché nella democratica Germania, nel centro di Colonia, è potuto accadere un atto di guerra rivolto al corpo delle donne e la polizia non è intervenuta. La reazione all'umiliazione, al dolore, alla rabbia per non essere state difese ci ha rimesse in piedi.

" ...Io resto.
Il dolore ci ricorderà di noi.
Grazie ad esso, dopo se ci rincontreremo, e qualora un Dopo esista, potremo riconoscerci.
La luce si spense. Si spegne.
Vengono.
Ecco dove accade... ".
(Christa Wolf, Cassandra)

Un po' di storia

L'ultima comunicazione sostiene che le denunce delle donne sono state più di mille. È confermato che in piazza c'erano duemila giovani musulmani provenienti dal Nord Africa o Centro Africa e dal Medio Oriente. Questi ragazzi con modalità quasi militari hanno circondato, isolato, aggredito centinaia di donne, con molestie sessuali e furti. Si è poi saputo che azioni simili si sono ripetute anche in altre città tedesche. L'informazione è partita in ritardo, la polizia sembra abbia prima considerato che stava accadendo una cosa abbastanza normale, poi pare che non se l'aspettasse e infine erano troppo pochi.

Nonostante la cancelliera Angela Merkel abbia detto che si tratta di un crimine e che il capo della polizia di Colonia è stato esautorato non vi è stata una indignazione collettiva come risposta ad una violenza inaudita. Invece di concentrarsi sulle vere vittime, il dibattito ha preso altre vie. La sindaca di Colonia ha consigliato alle donne di tenersi "a distanza di sicurezza dagli sconosciuti" poi, cosa ancora più grave, invece di rivolgersi immediatamente alle donne ha dichiarato "Soprattutto niente razzismo perché sono stranieri". Prima di dare consigli deficienti alle vittime sarebbe stato necessario impartire lezioni di comportamento agli aggressori. E chi ha dato la priorità alla denuncia del razzismo anziché alla difesa delle donne ha commesso lo stesso errore della sindaca di Colonia.

Condivido il pensiero di Dacia Maraini quando afferma che l'integrità del corpo femminile insieme alla libertà di parola e di pensiero fa parte dei valori universali e in quanto tali valgono per tutti: " ...Se un iraniano, o un siriano decide di venire a vivere in Italia, si deve adeguare alle nostre leggi e alle nostre regole e ai valori che pratichiamo e che consideriamo universali. Non li condividi? Benissimo. Rispetto la tua libertà. Ma per la convivenza civile occorre che questi valori di base siano condivisi. Per questo trovati un altro posto dove praticare le tue ragioni antistoriche... ".

Lo so. La nostra democrazia è imperfetta, le leggi vanno modificate, anche i femminicidi sono atti di guerra di genere e la cultura patriarcale è ancora profonda e ben radicata. Ma da queste parti si punisce legalmente chi commette violenze sessiste, non lo si ospita o si protegge nella propria casa. La violenza sessuale, da sempre, è un'arma della guerra. Nella notte di San Silvestro a Colonia, quei giovani islamisti che sono in guerra anche contro l'Occidente hanno messo in atto un crimine contro le donne che rappresentano il loro primo obiettivo. La loro ossessione sono le donne, la loro emancipazione e la loro libertà.

E allora noi donne, da tutte le parti del mondo, avremmo dovuto andare nella piazza di Colonia per far capire così che ci siamo, tutte intere con i nostri corpi giovani e vecchi, alti e bassi, grassi e magri e siamo tante ma tante che non se lo possono neanche immaginare: un mondo di donne determinate a non indietreggiare neanche di un passo. Tutte lì per onorare le sorelle di Colonia ma anche le yazide, le cristiane, le sunnite, le sciite. Ecco quello che avremmo dovuto fare.