Il condottiero

Oltre la dimensione particolare della persona

15 MARZO 2017,
L'agricoltura ecosostenibile secondo Franco Tozzi
L'agricoltura ecosostenibile secondo Franco Tozzi

Per un tempo molto lungo sono vissuta in armonia con il mio corpo. Fisico e mente davano forma agli eventi quotidiani in un tutt'uno armonico e senza fine. Ora questa intima alleanza è terminata: il mio corpo non è più il compagno fedele del mio spirito. Guardo con un poco d'invidia le persone che camminano, il sonno da me non arriva più, persino infilarmi le scarpe è diventato uno sport estremo. Strada facendo anche il "senza fine" ha perduto il "senza". La consapevolezza che anch'io sono un essere mortale convive con un'accelerazione dei tempi che mi annichilisce. Eppure, eppure quando vado in bicicletta lungo l'argine del fiume la mia mente continua a produrre idee e io continuo a realizzarle.

Inno alla vita

Qualche tempo fa è arrivato nelle mie mani Inno alla vita, il terzo libro di Franco Tozzi realizzato con la collaborazione dello scrittore Fabio Cavallari. Conosco Franco da molto tempo. Franco è un imprenditore dal pensiero positivo e ha una visione razionale e "... scientifica delle ragioni relative all'uomo e al mondo... ", io sono un'artista un poco nichilista e un poco ambientalista. Ecco. Dopo avere letto questa lunga conversazione posso dire che noi due siamo "cosi diversi eppure così simili". Di questo libro ho condiviso ogni pensiero. L'ho letto in tre notti con una breve sosta per una noiosissima influenza. E così ora parlerò di visioni: di quello che ho visto mentre leggevo; poi lo leggerò di nuovo tracciando il percorso di un condottiero contemporaneo e del suo buon governo.

Per prima cosa ho visto un uomo, solo, e contemporaneamente collegato al tutto, "... alla ricerca di cose nuove da fare, guardando sempre avanti, oltre la dimensione particolare della mia persona... ". Quando dico "solo" intendo richiamare la figura della persona laica priva di Dei e di Dio che alla soglia degli ottant'anni ripercorre il suo/nostro tempo disegnando anche l'inevitabile volto della morte, " ... ma è in virtù di questa passione sconfinata per il vivere che il pensiero della morte non mi spaventa, non è in grado di spegnere la mia vitalità ... ". In questa lunga e intensa conversazione Franco abbraccia le intricate traiettorie della sua esistenza: le esamina, le giudica, con una visione etica che condivido e non credo di essere la sola. Mentre leggo mi ritornano alla mente alcuni passi de Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar e il Simposio di Platone.

Quando si racconta una vita, in questo caso la propria, in un certo senso questa diventa esemplare; si scrive per attaccare o difendere una visione del mondo, per definire un proprio metodo che corrisponde a ciò che una persona ha creduto di essere, a ciò che ha voluto essere, a ciò che è stato. La Yourcenar racconta l'Imperatore Adriano, ormai vecchio, che scrive, in una lunga lettera a Marco Aurelio le vicende della propria vita pubblica e privata. So di essere una visionaria ma ho incontrato in Inno alla vita la stessa grande autorevolezza morale. Nelle loro riflessioni, in tempi e in modi diversi ci insegnano a vivere e a morire. Non sono una critica letteraria sono solo una lettrice e la cosa in un mondo dove si legge poco o niente incomincia a essere un evento raro, e, come lettrice appunto, posso dire che l'Imperatore Adriano è un condottiero armato mentre Franco è un condottiero disarmato, ma a tutti e due è toccata una sorte analoga a quella di certi contadini: tutto quello che piantano prende, in un atto ininterrotto, radice. Condividono inoltre il punto di vista dell'uomo "che non rinuncia o che rinuncia qui per accettare altrove". Come un condottiero Franco valuta "tutti gli scenari possibili con l'ausilio delle proprie facoltà intellettive e del patrimonio individuale, culturale e umano... " e interviene e muta la realtà. Un esempio.

Il Madagascar

Di recente ho visitato la mostra fotografica Genesi di Sebastiano Salgado nel complesso dei Musei di San Domenico a Forlì. Le 245 fotografie di grande formato in bianco e nero erano lì a dimostrarmi la potente e assoluta qualità del rapporto armonico tra l'umanità e la terra che l'accoglie. Di fronte alle immagini del Madagascar mi sono detta: "Ecco, è qui l'origine". E ho pensato a Franco e alla sua grande avventura in quella terra: ha reso coltivabili terreni desertici arricchendo così la biodiversità, ha illuminato le strade, ha portato l'acqua dove non c'era, ha fatto costruire un ambulatorio medico e due scuole per l'infanzia, ha creato 1500 posti di lavoro rispettando e arricchendo l'ambiente naturale. Dal niente, dal deserto sono nate molte cose: il puro gesto della crescita a suo rischio e pericolo. Dimenticavo le api e l'impollinazione, segni di ritorno alla vita. E quando dal niente si crea qualche cosa di buono e contemporaneamente di bello ci si avvicina, per noi laici, al mito degli Dei e di Dio.

Per l'Imperatore Adriano se "Giove è il cervello del mondo, ogni uomo incaricato di organizzare e moderare gli affari terreni può ragionevolmente considerarsi una parte di quel cervello che a tutto presiede". E ancora: " ... Atene si ripopolava nuovamente, e ricominciava a crescere dopo un lungo periodo di declino: ne raddoppiai l'estensione... Tutto era da riordinare, da ricostruire... ". Questi due condottieri hanno quello sguardo che prevede, per un benessere collettivo, il passaggio dal presente al futuro. Stiamo attraversando una notte dell'anima e siccome penso che la sostanza delle persone non muta rivedo in queste due figure pensieri comuni che riguardano la pace nel mondo e il suo buon governo.

Franco, come imprenditore e come uomo ha vissuto stagioni e comportamenti diversi. Il suo, ora è il momento dell'impegno " ... per favorire il passaggio generazionale ... Avere un'impresa tra le mani, in qualche modo mi obbliga a pensare a cosa accadrà dopo di me... Sino a qualche tempo fa ... pretendevo che tutti adottassero il mio metodo e le mie modalità. Poi, con il passare del tempo, ho compreso che non era la strada giusta. Ognuno deve dare il massimo, e questo rimane un principio inderogabile, secondo le proprie caratteristiche, idoneità e certezze...". Ed ecco le parole dell'Imperatore Adriano: "Resta tutto da fare. Voglio che i possedimenti africani diventino un modello di agricoltura intensiva; i contadini... hanno diritto a soccorsi dopo un inverno assai duro, bisogna invece rifiutare i sussidi ai ricchi coltivatori della vallata del Nilo...". E ancora: "Il mio retaggio imperiale è al sicuro, tra le mani del pio Antonino e dell'austero Marc'Aurelio; e Lucio sopravviverà anch'egli in suo figlio. Non avevo disposto male le cose... ".

Ecco. In questo desiderio di disporre personalmente il dopo, la mia mente è volata al Simposio di Platone, nel momento in cui Socrate riferisce il discorso su Amore, tenutogli un tempo da Diotima, una donna di Mantinea, che era sapiente in questa e in altre cose. Nelle pagine del libro Inno alla vita scorre una creatività diffusa: ogni azione, governata da pensieri potenti, risponde agli enigmi e agli interrogativi che la vita quotidianamente propone. In queste risposte nasce qualcosa che prima non c'era e Diotima, la Sapiente, a tal proposito dice a Socrate: "Tu sai che il creare è qualcosa di complesso; infatti ciascun passaggio dal non essere all'essere è creare, cosicché tutte le operazioni usate nelle singole arti o mestieri fanno parte del creare... ".

Il mio IPad in questo momento segna 00:00 e io sono qui e penso a quel tanto che c'è da dire. A mezzanotte gli argomenti viaggiano nella mia memoria liberamente e riportano alla luce frammenti del libro.

Caro Franco, condivido profondamente il tuo elogio della mano; l'associazione di cui faccio parte richiede insistentemente la riapertura, nelle scuole, dei laboratori dove l'uso sapiente della mano costruiva conoscenza, arte e cultura. Condivido la tua passione per l'amicizia e la buona cucina. Le amiche e gli amici per me, continuano a compiere miracoli. E ammiro la tua creatività imprenditoriale, la tua visione della memoria e della storia come richiamo alle nostre radici. Infine la famiglia; questo grande nucleo composito e palpitante che tutto raccoglie e che ci trova sospesi in una passione che supera di gran lunga ogni altra esperienza. E anche qui, proprio nella famiglia, ultimamente ho intravisto in te la figura del condottiero. Saggio.