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Relazionarsi con i nativi digitali

18 MARZO 2017,
Nativi digitali
Nativi digitali

Quante volte vi sarà capitato di dover gestire le insistenze dei bambini quando vogliono continuare un’attività che piace, quando non vogliono interrompere quello che stanno facendo? Quante volte sarà capitato anche a voi stessi di non avere alcuna voglia di interrompere una cosa che vi piace?

È normale che una logica di piacere ci crei delle difficoltà nella gestione di questi momenti di impasse, tanto più è normale quanto più ci viene inculcata fin da piccoli l’idea, peraltro contraria a ogni logica e a ogni istinto, per cui “prima il dovere, poi il piacere”. Il posticipare il piacere ci rende la gratificazione più appagante, certo, ma richiede, per essere opportunamente gestito, una certa maturità e l’adesione a una logica “adulta”, che non sempre l’adulto ha maturato e che è ben raro che abbia maturato un soggetto in fase evolutiva.

Si potrebbe a questo punto dire: ma che cosa c’entra la tecnologia con questo discorso? Ebbene, la tecnologia, o arte del “saper fare”, è centrale nei processi di appagamento del desiderio. La tecnologia nasce infatti come strumento al nostro servizio, utile e spesso essenziale all’uomo per compiere azioni in maniera più efficace, veloce ed efficiente. Quindi, quasi per definizione, la tecnologia ci aiuta a fare cose in maniera più rapida, più performante, più gratificante. Le innovazioni tecnologiche, soprattutto se applicate a situazioni che ci danno piacere, hanno l’effetto di amplificarne il portato di gratificazione.

I bambini di oggi sono dei “nativi digitali”: sono nati cioè all’interno di un mondo in cui la gratificazione viene amplificata. Il termine “nativi digitali” sta proprio ad esprimere la situazione per cui una generazione nasce all’interno di un mondo già tecnologizzato, quindi un mondo nel quale gli stimoli (in questo caso quelli gratificanti) sono già dall’inizio amplificati. È quindi perfettamente normale che, una volta abituati a viaggiare in Ferrari, nel momento in cui dobbiamo interrompere la corsa e andare a piedi, facciamo fatica.

È però essenziale che vi siano dei momenti di “stacco” dal processo di velocizzazione e amplificazione degli stimoli, proprio per permettere al soggetto di “decantare” e alla mente di riposare. Consapevoli del ruolo e degli effetti della tecnologia, cerchiamo quindi di vivere queste situazioni come perfettamente normali e di modulare con benevolenza e dolcezza lo sforzo necessario a creare tale stacco, certi del carattere funzionale, fisiologico e preventivo di un’opportuna gestione dei limiti e modulazione degli eccessi.