“... acqua è uguale a tempo, e l'acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi in parte fatti d'acqua serviamo la bellezza allo stesso modo... ”, Josif Aleksandrovič Brodskij.

La coppia è il modulo alla base della vita.
Coppia come dualità, doppio che si esprime e spreme nell'umana esistenza.
Spreme nell'azione di esserci come coppia.
Coppia che si lusinga nei momenti d'avanzo di una vita piena... che sa che è bello vivere a lungo.
Ovunque, anche tra il pubblico di un concerto; noi guardiamo a esso e sentiamo l'arte vibrare dalla tastiera di un pianoforte.
Nel pubblico il modulo inscindibile delle relazioni sociali: coppia e passioni.
Nel mentre il tempo scorre inesorabile e l'acqua evapora.
Tutto ciò si mescola alla sensazione che non siamo soli e che la coppia sia esecutrice della partitura.
Il suono è passione e vita, è musica e silenzio.
L'occhio osserva e l'orecchio ascolta, ma a quale spazio questo suono è destinato?
Nel corpo v'è spazio.
Non è colmabile solo di materia.
L'acqua fluidifica la mente e la mente alimenta il cuore anche quando questo s'interrompe.
Mente è pensiero che è l'atmosfera data alla vita e sua sostanza.
Dal pensiero al sentimento il movimento è circolare.
Tutto parte da un'imperitura azione circocentrica.

Prendiamo ad esempio il discobolo: nella fissità di un centro, traccia con il movimento di gambe, busto e braccia un cerchio per il lancio del disco. Esso riesce a espandere il circolo fuori dal raggio portando quel movimento ancora su se stesso, ma lasciando il disco al di fuori di questo tracciato in una nuova circolare traiettoria. La sensazione che si plasma nella mente, ferma nella sua inamovibile giovinezza, è la medesima del discobolo. Essa assiste all'acqua che sfugge e nel contempo riempie con circolarità lo spazio che le gocce lasciano. Il sentimento cresce e supera la propria dimensione liquida. Straborda, dall'orlatura del corpo, nella testa... nel cuore. In seguito si assesta, si equilibra e la sua circolarità resta manifesta quanto più l'acqua si è smarrita e ha lasciato posto alla cura del cerchio (pensiero/sentimento).

Sì, perché due persone che si amano non si separano dal cerchio ancor più quando il pensiero ha superato l'acqua e il gesto ha portato il disco lontano dal centro. Essi restano nel cerchio del loro sentimento. Come i tasti di un pianoforte lasciano ricadere il loro suono per farlo risiedere in quel tasto come dono continuo. Il pensiero tutto compenetra e comprende sino all'estremo atto finale.

Ecco cosa esprime Amour: la circolarità della vita che è come l'acqua di un rubinetto che scorre abbandonata e nello scorrere ci dà la stasi di un corpo che più non reagisce. Quella stessa acqua che viene fermata dal gesto vivo di chi ritorna a stato cosciente. Nuovamente è ricerca di certezze, di suoni amati e condivisi. I figli, centrali nell'azione e obiettivo apparente del cerchio, sono in realtà conseguenza di gesti, pensieri e sensazioni. Come il disco dell'atleta tracciano la loro arcuata traiettoria, ma restano rivolti al loro obiettivo che è fuori da quel centro che è della coppia. Nati per volare lontano devono starne al di fuori perchè è cura dei protagonisti del lancio di essere l'uno cosa dell'altro e circolarmente comunicanti.

Si parla di Amour. La coppia è esecuzione priva di un giudizio. L'unica regola è la circolarità di un sentimento perfetto: Amour. Si è in volo e si ricade in corridoi e stanze che mai ci sono appartenute e mai ci hanno ingabbiato. Ora che la cura è divenuta lessico quotidiano e didascalico ci accorgiamo che erano parte del cerchio, ma che il cerchio è sempre stato Sentire. L' Amour ha la sua progenie creativa e immaginativa che cementa porte e interstizi e permette quel moto pepetuo che mai ci abbandona sino a una apparente uscita dal cerchio.

Amour, di Michael Haneke, con Jean Louis Trintignant, Emmanuelle Riva e Isabelle Huppert (Francia, 2012).