Tutti dentro abbiamo un serie di personaggi e voci, che in qualche modo ci aiutano ad andare avanti e a conquistare obiettivi. Questo collettivo di maschere ci permette di esistere nell’intersezione che c’è fra esse. L’unico vero pericolo è dare troppa voce e ascoltarne solo una diventando così una versione di sé stessi distaccata dalla realtà, sia interna che esterna. D’altro canto, l’introspezione, con tutti i suoi medium fisici, ci permette di fare l’interessante esperimento di conoscere un po’ più a fondo queste parti di noi. Provare a capirle e a comprendere le relazioni che intercorrono tra questi personaggi interiori è il modo migliore che abbiamo per scoprire davvero i nostri confini e da dove arrivano le correnti che ci scuotono ogni giorno.

L’analista

Ho provato ad elevarmi
dal male e guardarvi tutti
prendervi e rigirarvi
tra le mani, attentamente,
ma freddamente
non come un amico
o un magistrato
IO, io l’ho fatto in qualità di scienziato
Di analyst
Per voi ignoranti è analista.

Però così non ci capiamo
il vizio e l’interesse
per le forme di vita,
genuflesse al loro destino,
l’ho preso fin da piccolino.
Guardavo e leggevo
osservavo e assorbivo
e poi senza capire perché
piangevo, sempre come un disperato.

Ora l’ho capito, è perfettamente normale
è come guardare un film noioso
o scritto male
i fratelli che litigano
e giocano, senza colpi di scena,
la mamma che scappa per le scale,
ma poi torna e urla, che è pronta la cena.
Il papà che ti prende
e porta infondo al mare.
Ecco forse è stata l’unica cosa utile
la mossa geniale che uno stockfish
della vita avrebbe riconosciuto,
ma che io bambino e pure stoccafiss
di non modeste dimensioni, non ho subito capito.

Uscire dalla terraferma
e arrivarci solo come piccole bolle
fragili contenitori
efflussi di coscienza,
che se non puoi battere le ombre
e le mani, che non ti fanno dormire
diventalo
diventa le scale
e fagliele risalire
arrivare da voi poveracci
di notte e urlare
“Hai un cadavere a due metri dal letto
E ti permetti anche di sognare?”
Lasciarvi così agonizzare
E pensare al ex, agli impegni, a voi stessi
Così deludenti
Così ripetenti
Così ripetuti
Perché ricordati che in questo mare
C’é chi nasce pesce e chi nasce squalo,
ma io sono nato palombaro
di questo siparietto esistenziale.

Ed ecco il colpo di genio
Che nei vostri cervelletti
Non avete minimamente anticipato
L’interferenza.

Sublime, dannata interferenza
atto di pura potenza
che permette ad un bambino
senza nulla di speciale
di andare a toccare un equilibrio, un sistema.

Geniale scoperta l’interferenza
che sublima il minuscolo
rendendolo perfido
e in grado di segnare.
Così ecco che un libro spostato
un lego rubato
fa scattare una deflagrazione sociale,
diciamo più che altro un mortaretto casalingo,
ma capitemi ero solo un bimbo.

Comunque, un litigio controllato
fratelli che si picchiano
per un mattoncino rubato
che divertimento, non vi immaginate
il mio giubilo interiore
quando uscivo dalla camera
con la faccia stupita
ed il batticuore, urlando a gran voce “mamma, mamma”
guarda mamma che circo
che idioti, che scempio
ridi mamma, ridi che controllo il tuo umore
e tutto quel rumore
non ti darà più fastidio.

Da lì, il salto era ovvio
e istintivo
studiare e capire sistemi
da sti scemi elevarmi,
e non guardatemi così,
scemi ho detto e sempliciotti
ma non è colpa vostra
vedere il limite
varcarlo e poterlo superare
non è questione per voi
non per causa morale,
economica o sociale
è puramente esistenziale
e non sono cazzate da medium
o esoteristi, o peggio filosofi
questa è roba per analisti.

Comunque lo sapevo ormai,
avrei controllato
mi sarei elevato dal miserabile male
umano, niente più stare fuori controllo
nessuna stella cadente o sogno da me
senza autorizzazione di decollo
niente più varianza
e niente più lividi al cuore
e mani che battono sul portone
mentre mamma scappa dalle scale.

Tutte cose inutili e fandonie
emotive, cose da fannulloni
da chi non fa la Bocconi.
Anche lì sono approdato
pieno di speranze
di trovare somiglianze,
ma le persone bevevano birre,
festeggiavano e solo poi studiavano
per fare i consulenti o gli analisti,
ma come si sono permessi
di fregiarsi o anche solo immaginare di avere un titolo
con cui io sono nato,
che manco capiscono
vermi come gli altri
che vi sdraiate nei prati a primavera
e vi godete il sole
cuocete senza capire
il cielo e le nuvole
e la vostra strisciante natura
che se mi sdraio io mi sento disperato
mi sento spaiato
dalla mia routine di dominatore
che poi quanto cazzo è caldo sto sole
e il polline che mi fa stare male,
ma voi più di tutti, voi
che vi baciate felici
mi fate vomitare
anche io c’ero cascato
una bella gabbia d’oro
con il nome da creatura di prato
già lì avrei dovuto capire la fregatura
che andava contro la mia splendente natura.

Come se un leone andasse a gazzelle,
anzi non comprendete la distanza,
è la stessa che c’è tra le dimensioni di un plank
e la mia stanza
da cui sempre vi analizzo
e prendo tutte le vostre misure umane
amore per la musica, la poesia,
la droga (mannaggia se quella vi piace) o il cane
siete banali, ma vi sto capendo
che guardate affascinati la luna
o contate gli astri
correte in bici
abbracciate gli amici
vi ripensate, non vi capite
vi rincontrate, vi amate
e vi dimenticate
in questa giostra fuori controllo
di elevarvi dal male,
ma non vi preoccupate
ci penso io per voi e vi studio
e vi analizzo delicato
cercherò un rimedio all’apatia
a sta noia di creato.
Pensare che qualcuno ha anche osato
additarmi una volta
e sapete cosa ha gridato?
Ha allungato il suo minuscolo dito
al mio immenso
e così limitato ha solo detto
“disperato”.