Una disfatta della Russia potrebbe provocare una nuova aggressione nei prossimi dieci anni? Vero, se la popolazione russa continuasse a galleggiare nella disinformazione e la povertà. Falso, se l’Occidente nei prossimi anni si curasse della prosperità del popolo russo, al posto di quella dei suoi oligarchi.

Oggi il 47 % della popolazione italiana impoverita e reduce dalla pandemia si dimostra incapace di distinguere tra l’aggressore russo e l’aggredita Ucraina, navigando in un sogno di pace incompatibile con la scuola della ragione. Proseguendo con un’informazione decadente ed una povertà dilagante, in dieci anni, l’Italia sarà russa, come lo è oggi il popolo russo.

Tra dieci anni, l’Europa sarà ancora democratica? L’Europa ritornerà democratica se l’Occidente nei prossimi anni si curasse della prosperità del popolo europeo, al posto di quella dei suoi oligarchi.

Una storia comune trascina il destino del continente euro-asiatico. Il ritorno alla democrazia in Europa si gioca sul ritorno all’effettivo rispetto dei suoi valori e del proclamato obiettivo europeo che l’accompagna, la prosperità, due condizioni fondamentali garanti della pace tra i popoli: “L’Europe doit repasser à l’Atelier” (L’Europa deve tornare in laboratorio).

Stato attuale in Europa

Ovviamente, non è l’elezione del presidente Macron che salverà l’Europa. Il dibattito del secondo turno delle elezioni francesi si è tenuto tra le due destre, quella ideologica e quella economica.

Due tematiche erano mancate, le due indispensabili per salvare l’Europa: la salvaguardia dei diritti fondamentali ed un equo accesso e distribuzione delle risorse.

Per mesi, perfino in Italia, i cittadini sono stati liberi solo di dire sì. Negli ultimi mesi, con greenpass, discriminazioni e sostanziale obbligatorietà vaccinale, il rispetto dei diritti fondamentali è affondato nell’Unione Europea.

L’esplosione, dall’introduzione dell’euro, delle ineguaglianze economiche aveva già affondato il progetto europeo di prosperità. Da più di dieci anni, una corruzione dilagante ed una gestione clientelare delle democrazie non solo hanno bloccato la scala sociale, ma hanno favorito l’accumulo di ricchezze al di fuori della portata degli Stati, da dove proprietari spesso mal identificati hanno potuto saldare alleanze con organizzazioni criminali prima di tornare a premere, in rete, con tutta la loro potenza finanziaria, sulle istituzioni democratiche.

Tale il contesto del quale la Russia ha saputo approfittare per mettere la sicurezza dell’Unione Europea a repentaglio, da una parte tramite alleanza con l’estrema destra all’interno dei sistemi democratici e dall’altra con aggressione militare, da cominciare con l’Ucraina.

Cosa non funziona più in Europa?

Per quanto riguardo il rispetto effettivo dei valori:

  • il discorso pubblico sulla pandemia è stato degno della propaganda delle peggiori dittature comuniste; questo non può riprodursi, a rischio di sradicare l’idea stessa di democrazia;
  • il finanziamento dell’informazione e dell’insegnamento non può rimanere affidato al (quasi solo) mercato (pubblicità, etc.). Deve tornare (principalmente) pubblico, anche se non può neanche, con tale mezzo, cadere sotto un controllo della politica, peggio ancora di alcuni politici. I contenuti non possono più essere il prodotto del mercato. Neanche possono divenire il prodotto di una fede, né economica, né sanitaria, né digitale.

I contenuti dell’informazione devono tornare ad essere il prodotto del dibattito, fondato sulla cultura, la scuola, la scienza e la ragione, e soprattutto dialettico. Una scuola pubblica che si vorrebbe utilmente prolungata con un servizio civile, permettendo a tutti di prendere la misura della realtà e della società. In nessun caso, la selezione degli insegnanti può essere determinata dalle loro posizioni politiche o ideologiche, ma dalle loro sole competenze e rispetto delle Costituzioni.

La sicurezza, interna ed esterna, delle democrazie impedisce che alla digitalizzazione siano attribuiti mezzi per il controllo delle popolazioni. La digitalizzazione deve tornare strumento a disposizione di tutti, con equo accesso per tutti, nel rispetto delle Costituzioni, loro stesse in coerenza con la CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo); non si è mai troppo prudenti in questi tempi, serve precisare. Lo strumento digitale non può dunque, in nessun caso, dare poteri di fatto ad alcuni sugli altri.

L’uso della digitalizzazione a scopo di controllo privato deve essere vietato. L’uso a scopo di controllo pubblico, di conseguenza, non può essere appaltato a privati, né a entità che non sono chiaramente di proprietà e di gestione sotto il controllo del Parlamento. Deve inoltre essere specifico e proporzionato al pericolo grave ed effettivo per la sicurezza di cittadini e società democratiche, che presentano alcune persone ben identificate secondo criteri generici democraticamente definiti1, organizzazioni criminali, violenti, reati finanziari organizzati, infiltrazioni di potenze non democratiche, punto. La digitalizzazione non può essere utilizzata a scopo di abuso di potere personale o politico, poiché metterebbe in pericolo la sicurezza dello stato di diritto, e anche la sicurezza dei cittadini e degli Stati.

In questa materia, fino ad oggi di fatto senza regole a tutela di tutti in Europa (e con tante, recenti, regole al servizio di alcuni), siamo anni luce dalla sicurezza delle democrazie. Rimane tutto da fare. Evidente che le valide elezioni politiche possono solo essere cartacee. Perché un voto informatizzato garantisce la vittoria… a chi ha accesso al sistema, guasto intrinseco per eccellenza di natura tale da distruggere l’effettività del rispetto dei valori democratici, la prosperità dei popoli e, di conseguenza, la pace. In tutto questo, vale il principio di precauzione, e non la favola che “intanto funziona” e che “nessun nemico oserà”, fino ad oggi l’atteggiamento che prevale in Occidente.

La digitalizzazione deve tornare ad essere uno strumento di conoscenza, cultura, contatti, come lo è stato fino ad un anno fa quando l’Unione Europea ha deciso di “cinizzarsi”, a scapito della sua identità. Ne paga oggi, e ne pagherà ancora domani, il prezzo.

Per quanto riguarda la prosperità

Da vent’anni, e sempre di più, l’analisi economica che si comunica è politica e non accurata all’effettiva dinamica economica2. Perché le ville sul mare del residente all’estero che ne detiene già tante altre di là possono agevolarsi dei vantaggi fiscali di prima casa in Italia, mentre il secondo appartamento di 50 m2 affittato dal cittadino per completare la sua pensione viene tassato come seconda casa? Non c’è neanche un solo valido motivo perché la differenza tra il salario minimo e i salari i più alti (vantaggi in natura compresi) sia passata da 1 a 20 di trent’anni fa a 1 ad oltre 300 di oggi. Serve ritornare alla scala di trent’anni fa. A rischio di fare la stessa sorte degli ex satelliti dell’URSS dopo la caduta del Muro di Berlino, dove i cittadini hanno consumato i loro risparmi prima di cadere sotto la soglia di povertà. In Europa, nel 2020, c’era già oltre il 20% della popolazione sotto la soglia di povertà3 e più del 10% a rischio. Quanto sono oggi, quelli passati sotto quella soglia con un’inflazione reale che supera, per il bilancio delle famiglie, il 10%? In Europa, il benessere si è sensibilmente ridotto negli ultimi dieci anni, e per una parte della popolazione dal 2000 si è quasi dimezzato.

Non si capisce neanche per quale motivo i deficit degli Stati devono essere colmati da tagli a servizi pubblici o tassazione dei comuni cittadini e piccole imprese, mentre i capitali evasi, oggi almeno in parte conosciuti ed accessibili, e quelli prodotti da abusi di rendita di posizioni (settori farmaceutico, energetico, per citare quelli più recentemente pertinenti), non vengono neanche considerati nel cuore delle politiche di bilancio degli Stati. Solo da alcune settimane si parla in Italia di qualche tassazione degli extra profitti, e ancora, solo sull’energia e non sul settore farmaceutico.

Non si capisce neanche perché in Belgio, l’aumento del gas l’ultimo anno è del 139% a carico di cittadini e imprese, mentre sullo stesso periodo, gli azionisti di un noto operatore nazionale nell’importazione del gas hanno guadagnato il 30%. Non si giustifica, né economicamente né politicamente né eticamente, per questa materia prima, uno scarto di ricchezza potenziale tra l’economia reale e i proprietari di capitali del 170% in un solo anno.

L’inflazione in Occidente non è nata dalla guerra contro l’Ucraina. Questa guerra ne è solo stata l’acceleratore, insieme alla maschera. L’inflazione è il prodotto di una finanza mondiale sfuggita ad ogni controllo, in seguito a speculazioni sulle materie prime (in accelerazione dal 2020), derivati e paradisi fiscali, adesso inoltre favoriti dall’integrazione nel sistema monetario mondiale delle sedicenti cripto-monete (il casino monetario), totalmente sganciate dall’economia legale, mentre direttamente legate all’economia illegale, il tutto adesso destabilizzato volontariamente da alcune potenze emergenti. Di conseguenza, le monete internazionali (dollaro, euro, etc.), da monete, sono divenute strumento relativo di valutazione, mentre le vere monete sono tornate ad essere le “materie prime”, materiali ed intellettuali.

Solo la Cina si salva dall’inflazione. Perché la sua moneta non è mai stata altro che uno strumento di politica, da sempre sganciata dall’economia reale, ma direttamente prodotta e gestita dalla volontà politica. Di conseguenza, nel 2021 la Cina non ha visto un’inflazione oltre l’1%. Perché così è stato deciso e governato.

Intanto, gli Stati occidentali si sono anche dimostrati incuranti della sicurezza dei loro cittadini, a cominciare da quella alimentare e industriale… sempre per mancanza di rispetto dei diritti fondamentali e di quelli sociali4.

Non sarebbe tempo che le democrazie abbiano il coraggio di prendere la misura della realtà?

Sono questi i motivi per i quali non è più la forza di un’economia rappresentata da una moneta, nel mondo, che conta. In realtà, è da tempo che non conta più. Conta invece l’accordo che le zone monetarie, tramite i sedicenti “leaders di mercato” rappresentati da governi sedicenti democratici (e non il contrario), si vogliono reciprocamente concedere (fino a vent’anni fa decidevano gli americani, quasi da soli). Conta in realtà l’ammontare di libertà, di sicurezza e di prosperità che lo Stato (nel caso l’Unione Europea, per averne il potere effettivo) ha la capacità di assicurare ai suoi cittadini, la sua forza d’attrazione. Il soft power di una nazione ha più potere del suo prodotto interno lordo. Spesso non si vede, perché il PIL riflette, per se stesso, la forza d’attrazione dello Stato che lo produce.

Ormai, è il potere d’attrazione per le persone di una zona economica che fa il valore di una moneta, riflesso della sua potenza economica. E dunque che determina anche la sua capacità di rimborsare il debito pubblico del passato. Perché oggi come prima, e in questo caso anche nel futuro, il rimborso del debito pubblico non è scienza esatta predeterminata. È frutto del potere di negoziazione nella misura del potere di attrazione.

Ripristinare democrazia e prosperità condivisa in Europa non è (solo) questione di valore. E anche dell’interesse di tutti.

Occorre che l’Unione Europea decida. Non c’è più tempo per raddrizzare la sbarra, se non è già troppo tardi.

Ripristinare il rispetto effettivo dei diritti fondamentali, fondamenti delle democrazie

Tra l’altro, visto le derive ancora in corso, ripudiare definitivamente ogni obbligatorietà e uso del ricatto (esclusioni dal lavoro, dall’insegnamento, dai servizi pubblici, nella specie, leggi scandalose e fondamentalmente distruttive di coesione sociale), che sia a scopo di imporre l’uso di trattamenti medici e cure (incide sull’identità5), di strumenti informatici in particolare volti al tracciamento dei liberi cittadini6 (incide sulla privacy).

Ri-bilanciare un accesso ed una distribuzione delle risorse ragionevolmente equa

Applicare l’articolo 53 della Costituzione italiana, come di seguito:

  • raddoppiare i rediti netti annuali sotto i 10.000 euro;
  • compensare trimestralmente il 100% dell’inflazione per i rediti annuali netti fino a 30.000 euro, ed in una maniera decrescente fino a 50.000 euro;
  • aumentare la tassazione oltre i 100.000 euro annuali netti;
  • prelevare (anche per equivalente), annualmente, per 5 anni, il 10% dei capitali parcheggiati nei paradisi fiscali, con lo scopo di recuperare quello che è stato tolto agli Stati, somme da versare al bilancio europeo7.

Tassare complessivamente i beni immobili sul territorio europeo come di seguito:

  • azzerare la tassazione immobiliare fino a 100 m2/persona, 150 m2/coppia per 20 m2/persona a carico, e finanziarne 100% dell’adeguamento energetico nei tempi compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi8;
  • tassazione progressiva, di tutti gli immobili abitativi di proprietà in Europa sommati, sia da persone fisiche che sotto forma societaria.

Così si difende la democrazia. Serve solo questo per giustificare l’adesione ad un’Unione Europea volta a difendere la pace e la prosperità.

Inoltre, libertà e crescita economica del cittadino devono essere assicurate, tra l’altro:

  • l’uso del contante non può mai essere abolito;
  • un conto bancario deve essere garantito a tutti;
  • una banca pubblica deve curare l’accesso di tutti a un minimo di credito, oltre che il finanziamento delle piccole imprese a condizioni agevolate.

La transizione ecologica non può succedere a scapito del paesaggio9, né della qualità della vita (urbanismo).

La pace si garantirà anche migliorando il rispetto dei diritti fondamentali e la prosperità dei cittadini dall’altra parte della cortina di ferro e d’acciaio che nel 2022 si è abbattuta sull’Europa. Dalle due parti della cortina, spetta agli Stati di neutralizzare lo strapotere degli oligarchi, minaccia per la pace e la democrazia, come l’Occidente comincia solo ora ad accorgersene.

Perché non è vero che se l’aggressore viene sconfitto, ritenterà necessariamente più tardi. Dipenderà della qualità della vittoria, e di quello che i vincitori ne vorranno fare, a casa loro e dall’altra parte della cortina smantellata. Le guerre, non si fanno con popoli informati e prosperi.

Verso una Confederazione e Federazione Europea

La proposta avanzata da Enrico Letta di costituire una Confederazione Europea allargata a vicini dell’Unione Europea non solo va nella direzione istituzionale giusta, ma è anche divenuta indispensabile, purché sia fondata nell’ordine seguente:

  • il rispetto effettivo dei valori democratici enunciati nella Convenzione Europea di Strasburgo e nella Carta Europea dei diritti fondamentali;
  • l’atto finale della Conferenza di Helsinki, di pari passo con la Dichiarazione di Bandung;
  • cementata in un Europa sociale.

Questo zoccolo duro costituisce la civiltà europea, al quale tutti gli Stati membri dovranno ugualmente ed effettivamente aderire per essere membri di una futura Confederazione Europea. Sorveglierà attentamente il Parlamento Europeo e la Corte Europea di Lussemburgo.

Alla formazione di una Confederazione corrisponderà la formazione di una Federazione degli Stati Europei che lo vogliano e ne abbiano la capacità. Alle competenze odierne dell’Unione Europea, la Federazione aggiungerà una difesa comune di questi principi. Includerà l’esclusione delle relazioni economiche per gli Stati che violano palesemente e volontariamente tali principi. Perché a trattare con il diavolo, si finisce per somigliargli.

Il presidente del Parlamento Europeo sarà eletto, con doppio turno, a suffragio europeo universale, tra candidati con qualifiche valoriali accertate, da Parlamento Europeo con pieni poteri per le tre materie sopra elencate, cuore della civiltà europea.

Se l’Occidente ha la lungimiranza ed il coraggio di tornare sui suoi passi degli ultimi due decenni per imboccare tale via ripristinando i valori che gli hanno assicurato cinquant’anni di pace e prosperità, manterrà il suo primato nel mondo, insieme con la pace, per la forza d’attrazione del suo modello di società.

Se invece l’Occidente continua, come nell’ultimo ventennio (e un po’ di più), ad inchinarsi davanti a oligarchi fuori legge e senza territori a colpo di ricatti, povertà e schiavitù lavorativa di cittadini ridotti a soggetti (alcuni già sognano di modificarli geneticamente a tale scopo), affonderà a colpi di guerre calde e fredde fino ad essere inghiottito da quelli che sapranno organizzarsi per approfittare delle sue debolezze frutto di una decadenza che sarà allora divenuta definitiva.

Per l’Europa, la scelta della via da seguire è per oggi, non per domani. Gli Stati Uniti sembrano averlo capito e avere cominciato a imboccare la strada. All’Unione Europea, serve adoperare lo zoccolo duro da oggi, e, per primo passo, restituire all’Ucraina la sua libertà di scelta.

Note

1 Non criteri ad personam, né a compiacenza di un qualsiasi potere, né ad evento, salvo evidentemente tempo di guerra, va da sé, non potenziale ma dichiarata.
2 Già al tempo della DC, il tasso di inflazione non corrispondeva all’inflazione reale, ma a quella concordata come base per l’adeguazione dei salari. Lo scarto si è abbassato con l’esclusione delle statistiche d’inflazione dei costi dell’energia, prodotto di primo consumo per eccellenza, situazione tale da affondare definitivamente la democrazia economica.
3 Fonte Banca Mondiale: Il PIB/abitante (USD) era per l’Italia nel 2008 pari a 40.500 USD, nel 2020, caduto a 31.700 USD, con una perdita di più del 20% in 10 anni. Non dovrebbe essere lontano della percentuale della perdita della qualità di vita percepita mediamente in Italia.
4 Dove è rimasta la “clause sociale”, tanto discussa prima dell’adesione della Cina all’OMC che non è stata mai applicata?
5 Evitare “un’Unione della salute”, per i rischi d’eugenismo che comporta, di manipolazioni dell’essere umano al servizio della finanza e di collusioni con il potere finanziario che anima questo settore.
6 Ogni forma di green pass deve essere definitivamente ripudiata, come ogni integrazione delle banche dati nazionali ed internazionali, salvo per quanto riguarda individui specificamente identificati come effettivamente pericolosi per gli altri.
7 Eviterà discussioni su a chi spetti il ricavato.
8 Alcuni Paesi dell’Unione Europea stanno emettendo leggi che i meno abbienti non potranno mai rispettare, costretti a vendere i loro immobili, ulteriore manovra con l’effetto scopo dell’accumulazione del capitale nelle mani di pochi.
9 Natura e bellezza fanno parte della qualità della vita.