Si dice che una volta la luna vedesse tutto. Perché sai, ha una faccia, che però ormai è girata verso l’ignoto. Per fortuna non ha orecchie così non può sentire il mondo, da cui ha voluto distogliere lo sguardo. Una volta notte e giorno si rincorrevano, senza sosta, a velocità corrette per far crescere l’ambrosia, il divario temporale doveva essere perfetto, per questo era necessario che qualcuno le sorvegliasse nella loro corso quotidiana, aggiustando il tiro ogni volta e la Luna asseriva diligentemente a questo compito. Chissà cosa avrà visto quella notte, in quel mondo divino, per decidere di girarsi e chiudere così l’epoca in cui l’uomo poteva ancora amare davvero, senza pesi evolutivi o spinte naturali. Ma la smetti di dire certe baggianate? Poi ci credono. L’età dell’oro, una moralità più alta, magari ci buttiamo in mezzo anche il fatto che se fai quello che ti piace non lavorerai un giorno, l’amore a prima vista e l’anima gemella. Poi questi crescono e continuano a spargere queste idee. Sto mondo mica ha bisogno di tutto questo circo. Guarda che non sei mica obbligato a starmi a sentire, che poi ognuno dice e fa quello che vuole, alla fine avranno anche loro una coscienza critica, no? Tu mica basi la tua identità su ogni cosa che leggi, ci sarà un processo critico, una serie di passaggi logici che ti fanno soppesare le informazioni. Snocciolare il senso dalla buccia della forma. Io non credo che tu ti senta. A parte l’irrealistica fiducia che poni nel giudizio degli altri, ma poi anche meno, mica dici scienza infusa. Perché mai qualcuno dovrebbe prenderti sul serio? Gentilissimo. Non fare quella faccia, sai che era per dire. Il punto è che non penso che parlare di cose coì poetiche e staccate dal reale abbia senso. Poi davvero uno passa la vita ad inseguire un qualcosa che non esiste o che esiste solo se visto da un punto di vista cinematografico, insomma esterno. Tralasciando la Luna con la faccia, che era solo un espediente narrativo (e va beh), tu pensi che cose come l’amore e il lavoro giusto non esistano? Guarda non vedo se hai le orecchie visto che al momento ti distinguo da me stesso solo dal fatto che hai un tono leggermente diverso. Però mi sembra che tu non mi stia ascoltando, non ho detto quello. Il punto è che a rappresentare le cose tutte in maniera così perfetta le fai quasi sembrare scontate, anzi, peggio ancora, dovute. Dovute? E perché mai? Senti, io qua non ci sto più capendo niente, il discorso si fa complicato e così non ci distinguiamo neanche. Facciamo che iniziamo a darci degli spazi.

Tipo così?

Esatto. Proprio così, vedi come già è tutto più ordinato? Benissimo, ora dire che è il momento di continuare il dibattito.

Dibattito? Io pensavo stessimo discutendo. Anzi se vogliamo dirla tutta, mi hai solamente interrotto. Potremmo quasi definirla un’invasione.

Invasione…adesso. Mica puoi esagerare così, poi davvero non sei più credibile. Io direi una conversazione tra due individui – di quasi pari intelligenza-

We pirletta! Guarda che ti sento benissimo anche se tenti di abbassare il tono. Che puoi sei davvero stancante per certi versi, e soprattutto disattento, ma poi lo sai che ci vogliono almeno due interlocutori per una conversazione. Anzi, ad essere proprio precisi due interlocutori pensanti per averne una di qualità, cosa che evidentemente non è possibile a questo giro.

Ha parlato Watzlawick. Comunque, puoi dire tutto quello che ti pare e fare lo splendido, ma intanto chi te lo assicura che siamo effettivamente due? Eeeeeh, ammettilo ti ho fregato.

Io:Ma lo sai che sei davvero patetico nei tuoi tentativi. Direi proprio che siamo in due e anche con diversa importanza”. Dopo questa mia dichiarazione, sentii che era visibilmente in panico, come se gli fossero piombati di colpo addosso quei vestiti goffi tenuti assieme da una cravatta a strisce e una cintura spaiate. “Non mi sento bene” si guardava attorno spaesato, quasi mi passasse attraverso, o forse si era solo reso conto di quanto fosse insolente e maleducata la sua scelta di entrare, ordinare un macchiato e, dopo aver maldestramente spiato il mio foglio, essersi permesso di prendere una sedia e fare tutta questa serie di disordinati interventi. Continuava a dondolare lo sguarda a destra e a sinistra, a farlo arrampicare su e giù per i muri del bar. Nei brevi momenti in cui incrociava il mio venivo pizzicato da una scossa confusa e irrequieta. Come un animale perso che una volta in gabbia prende lentamente e sconclusionatamente coscienza della sua nuova situazione. “Tutto bene?” chiesi cautamente, ma il moto browniano delle sue pupille non accennava a fermarsi e piano piano come a sostenerlo il respiro iniziò a diventare affannoso e copiose gocce di sudore iniziarono a scendere dalla fronte. Nel bar quello spettacolo tremolante stava iniziando ad attirare molta attenzione. Soprattutto quando alzatosi urlò “Eccolo!” e scattando di colpo dal tavolino sul bancone del bar si lancio sull’angolo sinistro della piccola intercapedine che s’intravedeva tra il muro ed il soffitto.

Io: “Come ti sei permesso?” urlai così forte che i polmoni mi fecero male e dovetti appoggiare una mano sul tavolo di ferro. Dopotutto mi stavo ancora riprendendo dalla nausea di prima. La celletta era mal illuminata, composta semplicemente dai muri grigi, colanti di lacrime torbide – dovute alle perdite delle tubature nere dei piani superiori-, e da una piccola grata da cui i raggi diafani entravano per fare a schiaffi con la ruvidezza della situazione. La sua testa era bassa fissava le mani strette dalle manette, che non gli permettevano di alzarsi. “Neanche ti rendi conto di cosa sei reo” mi sentivo pieno nella mia uniforme, potente. “Rubare l’io narrante, anzi imporlo agli altri è una profonda violazione della libertà letteraria. Imporre la propria visione, voler dominare lo spazio concesso. Atto violento e meschino. Inoltre, mi stava anche venendo da vomitare!” rise in modo sommesso, quasi per non farsi sentire “Invece qui si che non c’è violazione della libertà. Ammanettarmi ad un tavolo, che hai paura?”. Quanta insolenza, io paura, ma figuriamoci, che poi chi era quello per dirmi cose del genere. Io posso essere tutto quello che voglio e decido io di quale opzione privarmi! “Ti sembro impaurito? Al massimo scocciato” “Si certo scocciato” alzò la testa di scatto e mi trafisse con i suoi occhi chiari che a causa della luce lunare sembravano più profondi che mai “uno scocciato non prende tutte queste precauzioni per immobilizzare un’altra persona” “Ce l’hai con sta storia delle persone, ma chi te lo assicura?” sentii come una palpitazione seguita da una leggera spinta che non mi lasciava stare, un geyser che spingeva e più i secondi passavano più non voleva lasciarmi stare “Guarda che lo vedo”. Mi misi una mano sul petto, il dolore avanzava e il suo sguardo pareva andargli incontro. Due traiettorie destinate ad un punto che maledettamente doveva insistere dentro di me, quel me che mi stava così stretto, così …

Basta non lo reggo più.

Notavo che eri al limite. Mica è facile sostenere una situazione, le responsabilità di esistere, ma non devi avere paura. Comunque, potevi evitare la prigione.

Io non ho paura! Semplicemente ti pare il modo di fare le cose? Così prendi, non avvisi nessuno e via si esiste. Non dico di chiedere il permesso, ma almeno avvisare. Per quanto riguarda la prigione mi spiace, è stata una reazione un po’ improvvisa lo ammetto. Cosa avresti fatto al mio posto scusa?

Innanzitutto, non mi sarebbe mai venuta quella nausea e poi non saprei, avrei guardato che succede. Penso sia l’unico modo davvero di capire le situazioni. Certo, certo. Prendi controllo della situazione, solo per dimostrare un misero punto, e poi ciao. Ognuno per la sua strada.

Cosa ti aspettavi potesse mai succedere? Alla fine, quello rimaneva da fare. Dimostrarti che stiamo dibattendo, finire quel misero battibecco, che se ci fossimo spicciati sarebbe già trapassato remoto e nulla, continuare ognuno con le nostre vite.

Smettila di essere così sicuro, mi fai venire i nervi. Come fai a sapere che proprio quella è la tua vita? Non ti sembra una scelta affrettata? Con tutte le immense possibilità che avresti a disposizione hai scelto di essere un vecchio al bar.

Intanto non sono solo un vecchio al bar…

Sono cosa? Smettila di usare quel verbo, adesso non sei proprio nulla. Anzi, non siamo proprio nulla e non azzardarti a fare giochi strani.

Fammi finire, altrimenti cosa stiamo parlando a fare? Intanto non ho scelto di essere un vecchio al bar, ma “ero” un vecchio al bar – che poi mica così tanto vecchio – e poi hai idea di quanto fosse buono il caffè in quel posto? E le risate di mia moglie?

Ma moglie e caffè cosa, che puoi essere tutto. Guarda un po’ Io: La montagna era parecchio silenziosa a quell’ora della sera, ma gli ultimi sprazzi di tramonto rendevano tutto magico. Da quando mi avevano mandato lì per conto del Duca a finire gli intagli della magione estiva non perdevo mai quei momenti. Ogni giorno, quando la luce iniziava ad abbassarsi poggiavo la pialla e camminavo piano fuori dagli stanzoni, fino al giardino, che nella parte rialzata regalava quella magica vista. “È sempre bello vero?” a parlare era il mio garzone, gambe lunghe in pantaloni altrettanto lunghi e sguardo fisso su quello spettacolo naturale, come a cercarci qualcosa di incredibilmente fino. “Assolutamente si, mi incantano sempre. I tramonti sono una delle poche cose che non mi fanno paura. Tu invece come ti senti?” “Ma io sto bene, certo sono un po’ diverso, ma almeno non sono incatenato” “Come bene? E tua moglie e il caffè?” esclamai con una certa sorpresa. La sera avanzava e assieme a lei la sensazione che mi stesse prendendo in giro. Provai a guardarlo negli occhi per capirlo meglio, ma quasi non riuscivamo a vederci più le facce, c’era la luna nuova. “Mia moglie e il caffè cosa” “Non ti mancano?” “Non è come pensi. Io accetto quello che è, non me lo rovino cercando di desiderare quello che non ho. Un buon caffè migliorerebbe certo la situazione, ma hai visto che tramonto? Alla fine, la vita è il mio scultore ed io la sua statua”

Ma io non voglio essere la statua di nessuno. Non posso essere lasciato in pace, a crescere piano nel mio giardino? Che amarezza tutte queste scelte.

Non piangere però, che mi prendi sul tenero. Dai su guardami negli occhi.

“Esatto così. Non ti sembra esagerata come reazione?

Tu non capisci, cosa sto passando, non per tutti è così facile.

Si, ma non puoi nemmeno stare a pensare a tutto quello che potresti essere non credi?

Forse hai ragione tu, ma come si fa a non pensare, tutti i futuri possibili, che davvero mi paralizzano.

Non c’è un tempo di esistere e tantomeno uno di decidere come esistere.

Tu non capisci davvero quello che sta succedendo, noi non siamo proprio nulla, e basta fissarci.”

Ma cosa non siamo nulla? Non capisci tu che ormai una traccia è stata lasciata. Comunque sia la vita è iniziata.

Ma quale vita!? Non ti rendi conto che siamo costrutti teorici, personaggetti, poco più di due parole messe in fila da qualcuno in una stanza, che molto probabilmente ha i vestiti di due giorni per terra.

Seh certo. Tu sei tutto fuso, ma se sei venuto ad interrompermi.

Guarda Mr. “Non c’è tempo di esistere” andiamo a vedere allora. Vediamo cosa c’era prima di te e quel tuo maledetto bar.

Prima c’ero io in santa pace che scrivevo serenamente.

Muoviti che mica ti aspetto, sono già alla prigione

Aspettami, aspettami ti raggiungo!!

Addirittura, il fiatone? Mica ho corso così forte, su non fermiamoci che siamo quasi arrivati.

Si, va bene che non corri, ma ero girato. Non ti ho visto manco partire. Comunque, sento anche l’odorino di caffè, che meraviglia.

Smettila con sto caffè, mi fai saltare i nervi. Comunque, ora superiamo questo casino tutto attaccato ed eccoci alla tua fesseria sulla Luna.

Bada a come parli! Anche se ormai non stiamo più parlando di quello non te la faccio mica passare.

Si, va bene. Senti. Piuttosto guarda avanti. Cosa vedi?

Nulla

Esatto, nulla. Capisci cosa intendo? Semplicemente non siamo. Almeno, non ancora. Per questo mi preoccupo così tanto di cosa essere, per questo ho pau… ma cosa ridi!

Scusami, scusami davvero tanto. Fammi prendere un bel respiro. Ecco, ora mi sento meglio. Direi che va bene anche così, alla fine non è così importante. Già solo il fatto che tu sei qui a parlarmi mi è sufficiente, non mi interessa neanche sapere se e cosa siamo. Non trovi rasserenante tutto ciò?

Tu sei tutto fulminato. Cosa non importa. Le cose hanno una logica, un senso che va compreso, capito e seguito. Non puoi mica improvvisare una vita e poi vedi che…

Guarda sei tu che…

Non interrompermi! Stavo dicendo, poi ve…

Ma fidati, che non ha senso quello che…

Smettila! Stavo per…

Ma la Luna

La luna cosa?? Che ha sta maledetta luna!!!???

Non urlare pirla. Alza lo sguardo!

Io lo alzo, ma ti giuro che se è una cavolata ti tiro uno schia… ma … ma ha la faccia.

Già

Ma io, ma… ha anche le orecchie.

Vero! Mi sa che abbiamo sbagliato tutto entrambi.