Un venerdì di luglio, mi sveglio con una curiosità melanconica, sento l’urgente necessità di leggere poesia italiana e decido allora di navigare un po' in Internet alla ricerca di scrittrici della mia terra, il Veneto.

Scopro un brusio poetico contemporaneo che mi rende felice e mi imbatto nella poesia di Michela Zanarella, giornalista e poetessa veneta di Cittadella, una città che mi riporta alla memoria ricordi d’infanzia.

Michela è molto prolifica, ha scritto fino ad oggi 17 raccolte di poesia, collabora con varie riviste dove scrive articoli, recensioni e interviste e molte sue poesie sono state tradotte a varie lingue.

Mi colpisce una raccolta, Meditazioni al femminile, che leggo tutto d’un fiato in un lungo viaggio in metro. Le poesie sono brevi come corte meditazioni, delle riflessioni di donna che abbracciano vari temi come le origini, la terra, la famiglia, gli affetti per arrivare a una riflessione più ampia sull’esistenza, la vita, l’identità. È una voce femminile quella presente in queste poesie, che diventa voce di tutte le donne, di emozioni collettive. Troviamo immagini colorate e piene di luce, di elementi naturali come il sole, il cielo sempre costante, e poi l’amore, l’emozione, sì, la grande emozione che fa muovere tutto, l’universo, il cosmo e perdura nel tempo.

È il cuore
che salta in cielo
a pochi passi dall’eterno.

(Dalla poesia Antichi suoni d’amore)

Cosi t’amo
in un mutamento di cielo, in un modesto
respiro
fatto di pascoli e fiume.

(Così t’amo)

La voce pura, naturale e sensuale di Michela è piena di vita e di amore per le cose, è solare, sa ascoltare il silenzio del mondo e metterlo in versi creando un percorso sensoriale: mi trovo all’improvviso in una dimensione incantata, un giardino dell’Eden, mi sento leggera, danzo tra le parole e mi muovo in questo tutto creato da Michela.

Mi muovo
Come petalo di luce,
esclamando al cielo
morsi d’amore.

(Un rossore di favola e di fiato)

Sintesi di luci imprigionate nel lento
tintinnio d’ormeggi. Manovre costanti
di vento spingono le vele verso un podio
azzurro in fusione perfetta col mare.

(Calde piume)

È la visione di una donna che guarda al mondo con amore – ma non solo amore “romantico”, ovvero per la persona che si ha vicino, ma quell’amore che comprende tutto il cosmo e la natura e la vita – desiderio e bellezza ed è qualcosa di sublime e grandioso. Ne abbiamo bisogno di pensieri di donne, delle loro parole, della loro arte e creazione, ne abbiamo bisogno per continuare a lottare affinché la nostra voce venga ascoltata, ascoltata davvero perché anche noi donne facciamo parte di questo posto che ci piace, come direbbe Cesare Cremonini, che si chiama mondo.

Mi colpisce un fatto nella biografia di Michela. Lei dice: “Non sono io a scegliere di scrivere, è la poesia che mi sceglie quando vuole, senza chiedere. Nessuno mi ha insegnato a scrivere, un giorno dopo essere sfuggita alla morte, una forza incontrollabile ha preso possesso della mia mente e mi ha guidato nella scoperta di una nuova realtà, una realtà sensibile. Penso che il destino mi abbia affidato una luce particolare per sognare e per aiutare gli altri a sognare”. Scopro come sempre ritorna il tema della potenza della poesia, come da serenità e leggerezza, è salvezza per tutti noi esseri umani, non è per pochi, non è solo per accademici, letterati, ma la poesia è del popolo come ricordava sempre il poeta uruguaiano Mario Benedetti: la poesia non conosce generi né limiti e nemmeno categorie, e questo la rende universale e infinita.

Ad occhi pieni di mondo
intorno al sole
passo immobile ad esistere
e come Dafne,
eterna mi faccio bosco d’ulivi.

(M’incateno alle origini)

Si sono ammucchiati
secoli
come alberi
in questo mondo
che sa di risse
e di ossa spalancate.

(Come alberi)

Troppo breve il senso
E la natura di un respiro.
Siamo un piccolo brusio sotto le eternità.

(Troppo breve)