Quando un film, parlo di Mektoub. My love, riesce a tenerti avvinta per tre ore, dopo un tour de force festivaliero - più di 30 film visti in pochi giorni -, gli si debbono giocoforza dedicare un po’ più di poche parole, ricercando il perché del suo fascino e quali intenti lo animino.

Abdellatif Kechiche è il regista. Per la scelta degli attori e il modo con cui fa muovere le donne di questa storia piena di gioia di vivere, di sentimenti e di rapporti contrastanti, si capisce che ama le donne e il loro realizzarsi in amore. Alla conferenza stampa ci dà una chiave per capire come sia riuscito a coinvolgere degli attori non professionisti e per farli esprimere con tale bravura, in un film non facile, così pieno com’è di movimenti fisici e moti d’animo, dall’inizio alla fine, senza sosta.

Kechiche è un artista sicuro delle proprie idee, ma chiede scusa a una giornalista che lo accusa di machismo, poiché non era nei suoi intenti offendere le donne mostrando il corpo nudo di Ophélie, l’amica d’infanzia del protagonista Amin, e anche quello del compagno con cui ha appena fatto all’amore, Tony, che di Amin è il cugino. Si è scusato, malgrado il modo con cui la videocamera accarezzi il corpo bellissimo di lei, comunicandoci la calma con cui ha filmato il rapporto sessuale, vissuto con intensità e partecipazione. Il regista sa ascoltare le donne e ci si confronta, sapendo chiedere scusa anche quando ha ragione! Più avanti nel film, alla proposta di Amin a Ophélie di fotografarla nuda, risponde di no, perché ne trarrebbe piacere solo lui. Ecco un nuovo messaggio di comprensione del mondo femminile; ma anche i giovani uomini sono ben tratteggiati, nelle loro differenze.

Questo film rappresenta la prima parte di una trilogia. È ambientato in un villaggio di pescatori nel sud della Francia, negli anni '90 del secolo scorso, perché - afferma Kechiche - da ciò che è successo alla fine di un secolo si possono trarre indicazioni su quello che sta succedendo nel secolo successivo, quello che stiamo vivendo ora.

Amin, un aspirante sceneggiatore che vive a Parigi, ritorna per l’estate nella sua città natale, dove ritrova la famiglia e gli amici d’infanzia. Soprattutto è in rapporto con Ophélie, che lo mette a parte delle sue relazioni e dei suoi pensieri e sentimenti. Patito di fotografia, alterna spiaggia e discoteca all’esercizio della sua passione. Per buona parte del film si tiene lontano dall’azione, e pare solo voler guardare, da buon fotografo, senza partecipare. Ma poi si capisce che è un osservatore acuto e partecipe, in attesa del momento giusto per proporsi, a differenza del cugino Tony, freneticamente a caccia di belle ragazze in vacanza. Sono un'entità politica - afferma il regista, e così lo spiega: "Questo film è un'introduzione a una riflessione sul senso del destino (mektub). Siamo predestinati e governati da forze superiori a noi?..." Il film si prefigge l'obiettivo di comprendere se gli avvenimenti su scala individuale abbiano ripercussioni sulla famiglia o addirittura sulla nazione. E, all'opposto, se le decisioni prese a livello statale si ripercuotano sui gruppi o su singoli. Si può arruolare un popolo intero in una guerra?

Dopo alcuni decenni si dimenticano i motivi che hanno generato una guerra, ma questa condiziona il destino della gente per decenni. È questa la mia visione... Lascio allo spettatore il compito di elaborarla. Cercare la verità non è accusare nessuno. Nella società c'è come una faglia, è necessario comprenderne l'origine. Nel primo Canto il film accenna alla guerra solo perché questa tiene lontano il fidanzato da Ophélie, cosa di cui lei approfitta per coltivare un intenso rapporto non istituzionale. L'argomento sarà ripreso sicuramente nel Canto due. Questo primo Canto verte intorno agli amori fra giovani, indicativi di un'epoca più felice di quella attuale. La differenza maggiore con i comportamenti di oggi salta agli occhi: uomini e donne cercano il rapporto diretto, col coraggio di affrontarlo nelle sue complicazioni. Niente SMS o amori virtuali, per intenderci. E qui, ovviamente, la domanda sul destino si interroga su come nasca l'amore verso una persona e non un'altra, altrettanto e forse più “bella” della prima.