Il senso delle parole

Perché non diamo il nome giusto alle cose?

15 AGOSTO 2016,
Il peccato
Il peccato

Lontano nel tempo
Nella primavera del 1980 sono a Roma insieme ad altre amiche per una manifestazione femminista. Dopo cena camminiamo nel centro storico felici come accade quando tra donne circola un'aria di complicità e condivisione. A un certo punto si accosta un'auto sportiva con un ragazzo al volante che tira giù il finestrino e dice: "Dove andate tutte sole?" Noi lo guardiamo scoppiamo in una grande risata.

E ora qui nel presente
Questa mattina ascolto una trasmissione su Rai Radio Tre, e il conduttore esordisce dicendo che chiama "ministro" anche la "ministra" perché nel vocabolario il termine non esiste. Ma non si è chiesto perché non esiste? Ecco. Non ne posso più. Una vita, la mia, controcorrente perché vedo con uno sguardo ben disposto che al mondo ci sono donne e uomini. Quando sento (spesso) che una scrittrice dice "io sono uno scrittore" mi viene voglia di andare via. Via, vado via dal dottore Rosa Casadio, dall'avvocato Carla Rossi, dall'ingegnere Sara Guidi, dal sindaco Paola Cicognani, dall'assessore Valeria Zani, dal rettore Silvia Bianchi, dal critico Giulia Suprani, dall'avvocato Claudia Decaro. Vado via da chi si rivolge a bambine e bambini, a ragazze e ragazzi, a donne e a uomini, solo al maschile. Penso a una scuola materna dove ci sono bambine e bambini e la maestra dice: "Su bambini venite qui!". È stato ed è così dall'inizio delle nostre giornate e delle nostre vite. Il danno è immenso. Il discorso è più sbrigativo, più veloce, più scorrevole se con "bambini, ragazzi e uomini" comprendo il genere maschile e quello femminile. Ma io sono così puntigliosa! Sono così ostinata! Non mi andrebbe bene neanche l'opposto. È "l'uno" che elimina nel mondo "il due".

Le donne che si definiscono "scrittori" sono lì ferme al tempo della loro prima infanzia, all'educazione ricevuta che non le ha previste come scrittrici. Sono le donne della cultura maschile che potrebbero farsi portavoce e informare senza alterare o nascondere la propria autenticità. Magari sono scrittrici bravissime ma sono un po' ignoranti per ciò che riguarda la loro storia e loro stesse. Infatti credo che all'origine della questione non ci sia chiarezza anzi ci sia una gran confusione. A volte leggo o sento dire da donne: "Sono scrittore perché la scrittura e l'arte non hanno genere". Non condivido questo pensiero. A proposito ho scritto nel 1989 insieme a Donatella Franchi quanto segue: "Siamo convinte che l'arte non parla un linguaggio neutro, semplicemente perché non esiste un linguaggio neutro. Ciò che viene così definito non è la somma di due voci distinte, di due punti di vista sul mondo, ma l'espressione di un unico punto di vista, dato per assoluto". La parola scrittore è maschile e in questo termine ci si nasconde.

Il linguaggio è un indizio che qualcosa all'interno delle nostre vite non funziona. "Rispettare il senso delle parole è il primo, indispensabile passo per fare chiarezza e governare gli strumenti dell'arte, della cultura, della politica e soprattutto della nostra identità". Per citare Confucio "Se non volete che la società si deteriori, date il nome giusto alle cose". È tutto qui. Ci sono parole usurate e ci sono parole nuove. Ricordo in un quotidiano l'articolo di un intellettuale che pregava le sue amiche di cambiare il termine femminicidio perché brutto, difficile. Sì, difficile da sopportare per le migliaia di donne vittime di femminicidio. Ma guarda un po' che brutta parola! Vi è in tutto questo una visione esterna del mondo, una sottrazione di senso che conduce nei luoghi comuni degli avvenimenti esterni e un avvenimento puramente esterno è assenza di noi. Ecco. Vorrei sottrarmi al dire, al dichiarare, al twittare, al chattare, per riempire il vuoto che ci circonda. Vi è nell'approssimazione la caduta del senso della parola - in questo caso il genere femminile e per essere più chiara, le donne. Chi usa termini maschili parlando di donne ammette la possibilità di annientarle. Tutte quante. Crea la possibilità di non percepirle. E la parola diventa un'arma tagliente.

Troppo spesso ho la certezza che i tempi si siano straniti. C'è nelle nostre vite un'ombra lunga e invadente che ci impedisce di vedere le persone, le cose, gli esseri viventi. Si va a tentoni in reciproche cecità. E anche un linguaggio che non prevede il genere femminile è un sintomo, un segno di questo grande malessere. In realtà, ho notato che ultimamente persone sensibili e attente si rivolgono a donne e a uomini e usano termini appropriati. Siamo agli inizi quindi il discorso risulta complicato e meno scorrevole. Muta il ritmo e il suono della parola, scende in profondità e ne rivela il senso. È accogliente.

Oggi è il 7 luglio 2016 e come le altre estati dovrei essere nel mio ambiente naturale, nell'acqua marina, e lontana dalla riva, nel nuoto, scandire il tempo del respiro e della bracciata. Invece sono a Ravenna nel mio letto con la bronchite e sto prendendo gli antibiotici che mi tolgono la forza, il desiderio, la volontà di riconquistare la posizione verticale. Sono stesa e ricordo lo stato di grazia del mio corpo quando in mare, leggero come una piuma oscilla dolcemente, si allunga, accarezza e viene accarezzato dall'aria e dall'acqua.

Questa è un'estate iniziata male; la ragazza che ostinatamente continua a condividere un corpo solo, il mio, continua a combinare guai. Ha voluto fare i bagni d'inizio stagione in acque gelide, si è data alle correnti gelate che abitano il terrazzo dello studio e ora sono io che ne subisco le conseguenze. Va bene. Sono proprio bloccata ma reagisco. Con grande fatica mi alzo e dalla libreria prendo "lo Zanichelli - vocabolario della lingua italiana - 2004". Pesa una tonnellata. Forse la mia mente è ammalata. Ad esempio quando sento parlare dell'India come la più grande democrazia al mondo, penso immediatamente "Come stanno in questo momento le donne in India? Male, allora è una democrazia ammalata". In qualsiasi argomento o riflessione o conversazione o azione mi pongo sempre questo interrogativo "Come stavano o come stanno le donne in pace, in guerra, al lavoro, nel pubblico o nel privato, nei minimi dettagli come nei massimi sistemi?" Parto sempre da questa domanda e mi trovo anche disorientata perché a volte vedo dare più credito ai dialoghi interreligiosi e interculturali che alla repressione e alla violenza subita dalle donne in quelle società e altrove. Quando ho preso lo Zanichelli mi sono detta "vediamo se anche qui trovo sintomi e segni. Sì, li ho trovati. Ecco i termini che ho consultato, ho tralasciato l'origine delle parole e ne riporto solo le parti che rivelano alcuni "sintomi":

Bambino, s.m. -l'essere umano dalla nascita all'inizio della fanciullezza... Figlio, di sesso maschile o femminile: ho due bambini.
E ancora alla voce, Inesperto, semplice: mente bambina non del tutto sviluppata, civiltà, cultura bambina.
Bimbo, s.m. (f.a).
Non ci sono i termini bambina e bimba.
Uomo, s.m. ... Ogni essere appartenente alla specie vivente più evoluta del nostro pianeta. Seguono tre colonne fitte di significati tra cui al n.4, ciascun essere umano in quanto inserito in una particolare realtà sociale, culturale, politica e simbolica (la dichiarazione dei diritti dell'uomo).
Donna - femmina fisicamente adulta della specie umana...
Vestirsi, agire, comportarsi da d.
D. crisi/ D. cannone/ Andare a donne...
Sposa, moglie, donna amata.
Dottore s.m. (f. essa, scherzoso, -a -trice).
Avvocata, s.f. 1 - Patrona, titolo della Madonna, 2(raro), Donna che esercita l'avvocatura.
Scrittore, s.m. (f. trice).
Magistrato s.m. (f.a).
Ministro, s.m. (f.a).

E così via. I termini delle professioni svolte da donne si velano a volte d' ironia e a volte di fastidio perché sono relativamente nuove. E sono relativamente nuove perché a noi donne sino a pochissimo tempo fa, era proibito studiare e scegliere in libertà il lavoro che desideravamo fare. Non eravamo portate per lo studio in genere, per le scienze, per l'arte, per la medicina, per l'avvocatura, per la politica. Ricordo che l'insegnante di storia dell'arte diceva che le nostre erano braccia e menti tolte ai lavori casalinghi. E ora che possiamo scegliere, tra di noi ci sono scienziate, artiste, scrittrici, dottoresse, avvocate e ministre e tanto altro ancora.